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L’INTERVENTO. I due Matteo e la Calabria

L’INTERVENTO. I due Matteo e la Calabria

slvn      di MASSIMO ACQUARO -

Lega Italia. C'è da scommettere che Salvini prima o poi muterà pelle al terzo partito del paese e tenterà di renderlo meno indigesto da Roma in giù di quanto lo sia oggi.

Domenica a Roma con il tricolore in mano, ma rigorosamente piegato, ha ricordato che tra poche settimane si celebreranno i 100 anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale. La retorica del tempo la chiamava la quarta guerra d'Indipendenza, il completamento del disegno di unità nazionale di Cavour e Garibaldi. Che a ricordare l'evento sia un (ex?) secessionista desta una certa impressione.

È chiaro ormai a tutti, e a Berlusconi per primo, che Matteo 2 punta alla destra del paese, a quel ventre nazionalista, protezionista, conservatore e nostalgico che da sempre determina la vittoria per il governo del paese. È una sorta di operazione rovesciata rispetto all'annessione berlusconiana del 1994: questa volta è Lega Italia (mix ibrido dei residui di Alleanza nazionale e di quel che resta del leghismo bossiano) a volersi ingoiare in un boccone i brandelli ancora in vita di quella che fu la gioiosa macchia da guerra del Cavaliere.

C'è chi giura che Salvini farà la stessa fine del M5S, ossia che potrà raggiungere e anche superare la soglia del 20% senza poter mai ambire al governo del paese.

Dipende. Dipende innanzitutto da cosa accadrà nel Mezzogiorno.

D'Alema pochi giorni or sono ha speso parole di fuoco sul totale disinteresse di Matteo 1 per il Sud. A riprova della correttezza delle sue parole sta il comportamento di Renzi nelle primarie in Campania. Ad occhio e croce se ne è fregato, come ha già fatto qualche mese or sono in Calabria. Le "cose" meridionali spaventano il premier e, dopo l'allontanamento della Lanzetta, il peso del Mezzogiorno nel governo è davvero ai minimi storici.

Renzi premia il Sud solo nella retorica un po' stantia dell'antimafia, lo ha fatto non opponendosi, da leader di minoranza, alla scelta di Grasso a presidente del Senato e lo ha ripetuto con la scelta di Mattarella per il colle più alto. Lo aveva fatto con la scelta di Cantone a capo dell'Anticorruzione e lo aveva tentato con la scelta come Ministro della giustizia di Gratteri, ripiegando sulla Lanzetta all'ultimo minuto.

Se questo disinteresse verso i problemi reali del Sud dovesse proseguire (non solo mafie, ma infrastrutture, disoccupazione, potentati locali ect.) e se, come pare certo, il berlusconismo verrà archiviato anche tra i meridionali, allora la prospettiva demagogica e razzista di Salvini potrebbe trovare margini di consenso più ampi di quanto si creda. Come Marie Le pen rastrella milioni di voti nel sud della Francia, così Salvini potrebbe sfondare a destra nelle bidonville (v. Zoomsud su spazzatura) del Mezzogiorno. Una crisi senza sbocchi avvolge le regioni meridionali e, prima o poi, la disperazione si misurerà a spanne, soprattutto se (come spera Renzi) il Nord-est ripartirà tirandosi fuori dalla crisi.

Allora ogni pronostico potrebbe saltare.