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REGGIO. Buone notizie, i giapponesi comprano le Omeca

REGGIO. Buone notizie, i giapponesi comprano le Omeca

OMECA       di DOMENICO MARINO* -

E’ di pochi giorni fa la notizia che Finmeccanica ha deciso di vendere Ansaldo Breda ad Hitachi per soli 36 milioni di euro. Questa vendita ha destato molte reazioni, qualche volta scomposte, della politica locale. Proviamo ad analizzare correttamente, e soprattutto con dati di fatto, la situazione. La scelta di Finmeccanica di dismettere il 40% di Ansaldo Sts e l’intera Ansaldo Breda è già stata decisa da molto tempo e per motivi ben noti. Ansaldo Breda costituiva un continuo salasso per il gruppo Finmeccanica che era arrivata nel 2013 a valutare zero il valore della partecipazione. Ansaldo Breda aveva realizzato nel 2013 solo un milione di ricavi e le sue perdite avevano danneggiato i conti consolidati di Finmeccanica che tra le altre cose, a causa di questo, aveva avuto un giudizio negativo di Standard e Poor’s che aveva valutato come junk (spazzatura) il debito del gruppo. Abbandonare il settore era una scelta obbligata per Finmeccanica.

Nello stesso tempo Hitachi aveva bisogno di espandersi in Europa con investimenti in situ e il settore dei trasporti ferroviari era un settore con buone prospettive di crescita. Quella che si è verificata è una delle prime operazioni di globalizzazione di imprese calabresi, cosa che dimostra che le eccellenze produttive, indipendentemente dall’incapacità del management di farle rendere, sono un asset appetibile e un plauso in questo senso va fatto alla professionalità di tanti lavoratori delle EX OMECA che sono stati in grado di attirare l’attenzione di un colosso come Hitachi. La loro professionalità sarà l’unica arma che potrà garantire il loro futuro.

L’acquisizione da parte di Hitachi di Ansaldo Breda dimostra due fatti importanti. Il primo è che la Calabria ha la capacità di attrarre IDE (Investimenti Diretti Esteri) e il secondo è che l’eccellenza alla fine paga. Da ciò dovrebbe nascer una ricetta per la futura politica industriale calabrese. Futura perché fino ad oggi è stata drammaticamente assente in Calabria! Investire nell’eccellenza e attrarre IDE. Ma la reazione di questi giorni all’entrata di Hitachi sul mercato calabrese la dice lunga sul grado di conoscenza dei problemi di molti nostri politici e sindacalisti.

In un paese con una politica industriale vera (ma in Calabria abbiamo mai avuto una politica industriale?!) avremmo steso tappeti ai giapponesi, avremmo fatto conoscere loro le nostre eccellenze, avremmo sollecitato altre acquisizioni, ma purtroppo come si direbbe con un detto reggino “Chisti Simu”.

Le ex OMECA potranno diventare la punta di diamante di Hitachi Rail Europe che è la società attraverso cui l’Hitachi vuole penetrare il mercato dei trasporti ferroviari in Europa. Siamo quindi al centro di un settore in grande espansione e con ottime possibilità di crescita, gestito per la prima volta da manager capaci. Questa operazione dovrebbe essere l’archetipo cella politica industriale calabrese. Di questo ne beneficeranno soprattutto i lavoratori perché l’Ansaldo Breda sarà gestita in maniera efficiente e manageriale e darà risultati anche in termini di bilancio valorizzando il capitale umano e l’eccellenza produttiva costituita dai lavoratori delle ex OMECA.

Qualcuno potrebbe a questo punto chiedersi qual è il ruolo della politica in questo frangente.

La politica dovrebbe semplicemente fare un passo indietro e per due motivi. Il primo è che quando ha deciso di intervenire in questioni di questo tipo, generalmente ha creato maggiori problemi (vedi su tutti il caso Alitalia e Sogas pe rimanere più vicini a noi) e sprecato risorse pubbliche. Il secondo è che l’intervento sarebbe del tutto inutile ed inefficace. L’Hitachi è un colosso mondiale che fattura 90 miliardi di euro e ha più di 320 mila occupati e persino il premier giapponese avrebbe seri problemi a interferire sulle sue decisioni aziendali. Le imprese serie, e l’Hitachi è una di queste, investono per fare utili, selezionano la forza lavoro con criteri meritocratici e hanno tutto l’interesse a far crescere il loro business. Credo che l’affidabilità dell’acquirente sia la migliore garanzia per il futuro delle ex OMECA. Per una volta in Calabria è attivato un partner forte e affidabile, non un furbetto del quartierino, e, anziché gioire e sottolineare l’importanza dell’evento, qualcuno arriva persino a lamentarsi.

L’idea che la politica debba intervenire per far mantenere i livelli occupazionali è una pia illusione che solo una vecchia concezione della politica può ancora propugnare e immaginare. Il caso Finmeccanica dimostra, qualora qualcuno lo avesse dimenticato, che nel sistema capitalistico il Mercato con la M maiuscola è un ottimo regolatore, soprattutto se lo si fa funzionare bene. Il ruolo della politica è quello di garantire la regolazione dei mercati e non il mantenimento dei livelli occupazionali. Ansaldo Breda era un’azienda di eccellenza gestita molto male da un management scelto in gran parte dalla politica e incapace di far rendere la società. Ansaldo Breda era ed è un gioiello da punto di vista industriale, ma talmente mal gestito da farlo diventare un problema. Va anche detto che il settore trasporti era lontano dal core business di Finmeccanica e bisognerebbe anche capire quanta mala politica ci sia stata dietro la scelta, fatta qualche anno fa, di far acquisire a Finmeccanica l’Ansaldo-Breda. L’italianità dell’acquirente non è un ottimo viatico in un mercato globale. Le imprese con partecipazioni importanti da parte dello stato non possono e non devono essere ammortizzatori sociali, perché la perdita di bilancio di Finmeccanica danneggia l’economia italiana e in ultima analisi è un modo per consumare soldi pubblici.

Certamente se la redditività di Ansaldo Breda non dovesse essere buona o il mercato dovesse attraversare una fase di forte crisi, i giapponesi faranno interventi che potranno anche portare a riduzioni di personale, ma questo non è il loro obiettivo attuale. Anzi, la valorizzazione di alcuni progetti di Ansaldo-Breda, come quello della metropolitana senza conduttore dovrebbero essere molto redditivi nei prossimi anni. Il grande capitale umano delle Ex OMECA è uno dei motivi che mi porta a pensare in termini moderatamente ottimistici sul futuro di questo storico stabilimento industriale di Reggio Calabria e sul mantenimento dei livelli occupazionali.

*Professore di Politica Economica - Un. Mediterranea di Reggio Calabria