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SPROFONDO SUD. La rottura del carico (e dell'Italia)

SPROFONDO SUD. La rottura del carico (e dell'Italia)

trnspALDO VARANO -

Il termine è misterioso, bello e incomprensibile: Rottura di carico. Difficile capire cosa significhi per chi non è uno specialista. E forse proprio per non far capire alla gente cosa significhi per non venire travolti dall’indignazione, è stata inventata un’espressione criptata.

Ma cosa voglia dire “Rottura del carico” gli specialisti e i ferrovieri lo sanno benissimo. Il carico (dei passeggeri) che deve essere portato da un punto all’altro del paese, a un certo punto si rompe. Cioè, il passeggero non viene più portato dal punto di partenza a quello d’arrivo. Lungo il tragitto il carico umano salito sul treno si ferma perché scatta la rottura del carico. Fate finta di andare da Roma a Milano. Salite sul treno, ma a Firenze o a Bologna il carico viene rotto. Spezzato o interrotto si capirebbe meglio. Ma il problema è proprio quello di impedire che si capisca. Quindi, rottura del carico va benissimo.

Voi dite: ma è assurdo che il viaggio da Roma a Milano venga interrotto a Firenze o Bologna. E avete ragione. Ma se invece di andare verso Nord il treno sprofonda a Sud, può accadere. Anzi, accade. Diciamolo meglio: non è un incidente, la rottura (del carico) è prevista e programmata.

Se da Roma volete andare a Palermo, Catania, Siracusa o Messina (o viceversa) il carico si rompe a Villa San Giovanni per chi scende da Nord; a Messina per chi sale dai Sud. A Villa o Messina vi prendete i bagnagli (un consiglio? Portatevene pochi. Meglio: nessuno) scendete dal treno vi informate come fare (se c’è in giro qualche povero cristo), prendere, quando c’è, un traghetto, andate alla stazione di Messina, chiedete notizie su quando c’è un treno per Palermo e/o Catania e Siracusa e, se ci riuscite, proseguite il viaggio (imprecando).

Uno si consola perché pensa: i soliti allarmismi dei giornalisti che campano sul mercato della paura. Facciamo, invece, parlare il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro che, nella severa Aula della Camera, risponde alle interrogazioni dei deputati.

Spiega De Caro: «Circa la paventata soppressione dei treni che collegano Siracusa e Palermo a Roma e Milano tengo ad evidenziare che nessuna sospensione dei servizi Intercity in contratto di servizio media e lunga percorrenza è stata autorizzata da parte del Ministero». Uno tira un sospiro di sollievo anche perché il 2 febbraio Trenitalia aveva fatto un comunicato ufficiale scrivendo: «la soluzione è stata autorizzata dal Ministero in data 23 dicembre 2014». Ma di quale soluzione si tratta? La famosa rottura di carico. Cioè, il passeggero scende dal treno, attraversa da pedone lo Stretto e raggiunta l’altra sponda riprende il treno: un altro treno. Il giochino servirebbe a Trenitalia per passare da 10 Intercity e Intercity Notte a 4 Intercity Notte, da 20 treni merci a 14, da due navi sullo Stretto con 30 corse a 1 con 18.

Uno pensa, quindi il sottosegretario smentisce? Quando mai, anzi lui, il De Caro, scandisce: «È attualmente allo studio l’ipotesi di una rottura di carico tramite l’utilizzo dei nuovi e più moderni collegamenti veloci. L’ipotesi di progetto dovrà prevedere anche interventi infrastrutturali (tapis roulant, scale mobili, ecc.) tali da agevolare al massimo i viaggiatori senza tuttavia impattare in alcun modo sugli attuali livelli occupazionali». Insomma, invece del treno la scala mobile e il tapis roulant che, secondo tradizione, un po’ funzioneranno e un po’ meno e devi fottertela tu (compresi vecchiette e bambini).