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LA RIPRESA: Calabria, ultima chiamata

LA RIPRESA: Calabria, ultima chiamata

Demetrio-Battaglia      di DEMETRIO BATTAGLIA* -

(riceviamo e pubblichiamo) Gli ordinativi alle aziende manifatturiere e altri indicatori, fanno presumere che l’Italia si stia avviando verso un ciclo di ripresa economica. Nelle prossime settimane e mesi sapremo se è vero.

Ma la Calabria e il Mezzogiorno non possono aspettare. Siamo ad un bivio: o agganciano la ripresa in modo forte e deciso o saremo condannati a una povertà strutturale e ad una sempre più feroce marginalità.

E’ vero, in passato Calabria e Sud pur non agganciando la ripresa riuscirono a sopravvivere. Ma è anche vero che l’handicap fu (ri)cucito dall’intervento finanziario pubblico che ci consentì di restare aggrappati al resto del paese sia pure con un livello di vita di qualità inferiore alle possibilità medie del paese.

Oggi questo tipo di supporto non è più possibile perché è cambiato radicalmente il contesto in cui vive e si muove la finanza statale. Un solo esempio: una volta, legge finanziaria e leggi speciali redistribuivano soldi verso il Sud; oggi, le leggi di stabilità e gli altri strumenti di intervento drenano risorse dal Sud spostandole verso altri territori, definanziando le misure già decise ma non realizzate. Gli interventi e quindi i soldi, dalle nostre parti, restano quasi sempre nei documenti di programmazione. Soldi e risorse che non nascono sul nostro territorio o scontano il ritardo abissale tra l’idea e la sua realizzazione diventando obsoleti e inutili per la comunità.

Questo scenario impone una scelta alle classi dirigenti del meridione e soprattutto della Calabria, la terra più povera e meno attrezzata del Sud rispetto a quel che serve. O riusciamo a rilanciare un meridionalismo positivo e consapevole e quindi idee, efficienza, coscienza dei limiti e delle responsabilità gravi che abbiamo accumulato in passato, promuovendo una sfida alta al resto del paese o mancheremo un altro appuntamento storico che ridimensionerà e allontanerà ancor di più la Calabria dalla vita degli altri italiani. Ci resterebbe come unica alternativa una sfilza di richieste populiste che verrebbero bocciate con l’accusa che siamo terra di sprechi e parassitismo.

Lo abbiamo già detto in mille salse. Sud e Calabria non ce la possono fare senza il supporto del resto del paese. Abbiamo diritto a quel supporto. Ma possiamo chiederlo solo se mettiamo a posto le nostre cose, se il Paese ha la certezza che abbiamo distrutto le criticità e i meccanismi che continuano ancora oggi a provocare spreco, inefficienza, incompiute, ruberie, mercati illegali, spazi per la criminalità organizzata.

Ma proprio perché siamo il punto più critico del Sud e del Paese dobbiamo immaginare un progetto politico che parta dalla nostra terra.

La Calabria deve fare tre operazioni e tutte e tre, in qualche modo, oltre che l’insieme della politica e delle forze sociali della Calabria - sindacati, forze sociali, cultura, università, Chiesa e volontariato - coinvolgono più o meno direttamente il Presidente Oliverio.

Intanto, la Calabria deve avviare un’iniziativa strategica definendo una proposta capace di coinvolgere tutto il Mezzogiorno.

Ma non basta. Serve credibilità. Il presidente Oliverio e il Pd, centro del Governo di Roma e di una parte rilevante dei poteri istituzionali, devono avere il coraggio di una svolta che vada oltre, molto oltre, nell’attrezzare la Calabria, per quanto di sua competenza, a una vera e propria rivoluzione che faccia saltare tutti i grumi che stanno per tracimare in una tragedia inimmaginabile. Senza questa urgente scelta faremmo solo retorica.

Per riuscirci vanno abolite (anche dentro il Pd, e aiutando dal Pd un rinnovamento dell’intero sistema politico calabrese) le logiche negative che ci accompagnano e che fanno prosperare un sottobosco incapace e poco trasparente. Un insieme che usa nella quotidianità della gestione la Regione e il Pd - anzi, tutti i partiti - come luoghi di pratiche furbe e prevaricatrici per un esercizio di sfrenato potere. Un blocco di negatività che paralizza la discussione e il confronto democratici su problemi e strategie in cambio di uno scontro tra diffidenze, tatticismi e posizionamenti per obiettivi di potere.

La terza mossa è la costruzione di un rapporto positivo col resto del paese, dove abbiamo poco credito e pessima immagine, e col Governo al quale, con gesti e scelte reali, dobbiamo fare intendere che lo sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria non sono una concessione a quelli di laggiù, ma la condizione fondamentale per una crescita stabile e robusta dell’Italia e del suo ruolo in Europa.

*deputato Pd