Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Reggio e la famiglia. Tra la primavera e l’inverno

L’INTERVENTO. Reggio e la famiglia. Tra la primavera e l’inverno

cmn      di ANTONIO CALABRÒ -

Il consiglio comunale ha approvato una mozione che oltre al contenuto, una fiera dell’ovvietà, una bugia tremebonda spacciata per disperata difesa culturale, una scivolata all’indietro verso l’anno mille, una strizzata d’occhio a fondamentalismi e ideologie misticheggianti, è anche una vera e propria delusione per chi questo consiglio lo ha votato e sostenuto.

La “difesa della famiglia” è lo zucchero della pillola: in realtà si tratta soltanto di un attacco, ipocritamente mascherato, all’istituzione del registro delle unioni civili. Dietro questa ottusa propaganda si cela la malafede di chi, per motivi sub-culturali, per indole intellettuale, per abuso e incomprensione di dottrine metafisiche, in pratica odia i gay.

Inutile farsi illusioni o trincerarsi dietro pretese di accoglimenti democratici di istanze minoritarie: è un inciucio che dimostra come la vocazione di una parte della città sia vissuta come quella che offre garanzie di stabilità, certezze di continuità, magari anche appoggi rispetto ad altre, e ben più gravi, difficoltà che si andranno ad affrontare, e si compie, probabilmente, in questo senso.

La svolta “a sinistra”, la “Primavera”, il cambiamento, tutto rischia di apparire nebuloso nell’accoglimento di richieste che non avevano alcun bisogno di essere istituzionalizzate. Il messaggio è chiaro: persino agli analfabeti. Nella volontà di allargamento dei diritti nessuno intende levare pezzi a chi questi diritti li possiede già: un Comune non ha bisogno di ribadire, con mozioni di questo tipo, la propria vicinanza all’istituto della famiglia, semmai deve farlo con opere autentiche che vadano dal sostegno economico al rafforzamento dell’istruzione, dagli sgravi fiscali alla creazione di posti di lavoro: non di certo con “La Festa” della famiglia, ennesima occasione di bacchettoneria e banalità, ennesima prova di inferiorità culturale della nostra città rispetto al corso del mondo civile e democratico.

Pensare che chi abbia a cuore i diritti di tutti voglia smantellare quelli di alcuni è la base di una idiozia culturale che s’innesta nell’odio contro i gay. In tal senso l’accoglimento della mozione da parte del consiglio sembra non lasciare scampo: o una superficialità di fondo dell’intero Consiglio comunale con il solitario (e timido) tentativo di distinguo del Consigliere Delfino, che il Consiglio lo presiede, oppure una scelta pensata e consapevole che ripropone una nuvola di oscurantismo sulla città.

La delusione è forte; occorre al più presto chiarire il punto di vista del consiglio comunale su questioni che non sono affatto marginali rispetto a come vive la comunità. Ciascuno, naturalmente, è libero di interpretare come meglio gli pare l’argomento: ma è importante, per chi svolge compiti pubblici, farlo sapere. Dichiararsi, rendere noto, manifestare il proprio pensiero: e non adattarlo alle esigenze politiche, alle questioni di potere, alle beghe di palazzo.

Non crediamo affatto che politici di spessore come Falcomatà, Delfino o Castorina siano in sintonia con quanto proposto da Ripepi, naturalmente rispettabilissimo dal suo punto di vista. Ci sorprende piuttosto, e non poco, che la mozione non sia stata rigettata a larghissima maggioranza, e che la tanto agognata primavera reggina si sia (speriamo solo per un istante) trasformata in un inverno del libero pensiero.