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Guglielmelli: La Lanzetta ministro? Un favore alla 'ndrangheta

Guglielmelli: La Lanzetta ministro? Un favore alla 'ndrangheta

Oliverio e Lanzetta     di ALDO VARANO -

Non conosco Luigi Guglielmelli, segretario Pd di Cosenza. Né la signora Lanzetta che ho sentito una volta al telefono, quand’era sindaco, ma non ho mai incontrato di persona.

Mi ha molto impressionato, però, il tweet che Guglielmelli le ha dedicato scrivendo: “Il vero regalo alla 'ndrangheta era avere @Maria_Lanzetta Ministro agli Affari regionali”. Poi ha aggiunto uno squillante e battagliero “‎vergognadiStato” per sottolineare che quello scempio è stato di fattura romana. Ho immaginato un falso. Ma il passare del tempo ha smentito.

Guglielmelli porta alle estreme conseguenza il vezzo degenerato della seconda repubblica (molto diffuso in Calabria) per cui anziché polemizzare con quello che gli altri dicono si attacca la loro credibilità, storia, moralità (vere o presunte, buone o cattive) aggredendole.

Non se ne abbia a male il dottor Guglielmelli, ma è il principio della barbarie che dilagando non risparmia nessuno e trasforma la polemica in intimidazione.

Ma passiamo al merito. La signora Lanzetta sostiene che l’assessore De Gaetano non dovrebbe far parte della giunta regionale della Calabria per motivi, dice lei, di opportunità politica. Come Lupi. Chi scrive ha già polemizzato con questa impostazione perché non condivide la negazione dei diritti politici per chi non è almeno indagato per gravissimi reati. Anche se chi scrive trova un po’ folle e incomprensibile un partito che impedisce la ricandidatura dopo due legislature (evidentemente per non prolungare una presenza che può diventare sistema di potere) e poi nomina assessore chi due candidature le ha già fatte (per esempio nel Pd: Adamo, Principe, Naccari, De Gaetano).

Ma una domanda va fatta al Pd e a Guglielmelli: la signora Lanzetta può fare una battaglia politica per sostenere le cose di cui è convinta e in nome delle quali ha rinunciato (secondo chi scrive sbagliando) a far parte della giunta regionale calabrese? Io credo abbia il diritto di farlo. Chi vuole deve poterla sostenere o dispiegare contro i suoi argomenti, argomenti più credibili. E’ invece inaccettabile, io credo, scatenarle addosso un attacco personale che nulla c’entra col merito della questione.

E arrivo al secondo aspetto di merito. Guglielmelli non è uno dei tanti iscritti del Pd ma un suo dirigente autorevole e quindi fin quando occuperà questa posizione deve dar conto al Pd ma anche, vorrei dire soprattutto, al resto dei calabresi di quel che dice e fa.

Ora si dà il caso che il suo twitter sostiene che il presidente del Consiglio del nostro paese, Renzi, con l’avallo di un grande presidente come Napolitano, ha favorito la mafia nominando ministra la Lanzetta. Guglielmelli non ci ha spiegato perché. Per carità, potrebbe perfino avere ragione. Non lo sapremo fin quando ci terrà all’oscuro dei suoi argomenti. Ma siccome Guglielmelli assieme ai suoi colleghi segretari poche ore fa ha elogiato Renzi e il renzismo, dobbiamo credere che Renzi abbia fatto un favore alla mafia senza rendersene conto, nominando la Lanzetta.

Insomma, Renzi, suggerisce Guglielmelli, è stato uno sprovveduto o, nel migliore dei casi, uno che si fa malconsigliare. Ma è così anche Magorno che alla notizia di Lanzetta ministro non ha fatto il diavolo a quattro e non l’ha avvertito? Non hanno capito nulla i segretari provinciali del Pd o si sono chiusi nel non vedo sento nè parlo per non irritare Renzi? E’ sprovveduto o omertoso anche Oliverio che, non contento dell’errore di Renzi (errare humanun est sed perseverare…) ha accettato di buon grado di nominare la Lanzetta assessore della sua giunta? Omertosi o incapaci di capire le decine di migliaia di iscritti al Pd della Calabria e le centinaia di migliaia di cittadini calabresi elettori Pd che non sono insorti per quella nomina? E più che omertosi complici sono stati tutti quelli che hanno difeso la Lanzetta (tutti Pd, caro Guglielmelli) dagli attacchi che l’hanno raggiunta in Calabria da parte degli avversari, del Cdx e altri ambienti?

La conclusione è inquietante. O Guglielmelli ha fatto un errore troppo più grande di lui o ha voluto avvertire che nessuno può impunemente sostenere tesi che possono contrastare o disturbare quello che lui individua come il potere della Calabria.

In ogni caso c’è di che essere preoccupati. Almeno fin quando non arriverà una chiarificazione precisa e circostanziata.