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L’EDITORIALE. Il lavoro e il coraggio che non c’è

L’EDITORIALE. Il lavoro e il coraggio che non c’è

lavoro    di FILIPPO VELTRI -

Se Renzi e il suo Governo fanno poco per il Sud e la Calabria - e il Mezzogiorno e’ praticamente sparito dall’agenda di tutti - non e’ che altri attori della scena sociale facciano molto! Anzi: pensiamo, ad esempio, agli imprenditori di casa nostra, della nostra bella e amata Calabria. Comunque la si possa, infatti, pensare nel merito alcune misure sul mercato del lavoro, tra Governo e Regione ne sono state pure adottate una mezza dozzina e mentre danno i primi frutti nel resto del paese qui da noi neanche l’ombra. Tutto tace.

Tornano a crescere, infatti, in Italia i contratti a tempo indeterminato. Lo ha rilevato Renzi, sottolineando che questo "è il segnale che l'Italia riparte’’. E il ministro del Lavoro Poletti ha specificato: "in due mesi +79mila contratti a tempo indeterminato rispetto ai primi due mesi del 2014". Entrando nel dettaglio, Poletti spiega che a febbraio 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati il 38,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. A gennaio 2015, si evince dai dati del ministero del Lavoro, c'è stato un aumento dei contratti a tempo indeterminato del 32,5% rispetto a gennaio 2014. In termini assoluti sono stati attivati 40.500 rapporti a tempo indeterminato in più rispetto a gennaio 2014. Per la fascia tra i 15 e i 29 anni la variazione tendenziale è stata positiva per il 43,1%. A febbraio 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati il 38,4% in più rispetto allo stesso periodo 2014 (+38.500 contratti a tempo indeterminato su febbraio 2014). Per i giovani tra i 15 e i 29 anni l'aumento tendenziale per i rapporti di lavoro stabili è stato del 41,4%. Il ministero del Lavoro ha sottolineato che i dati sono da leggere anche in relazione agli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato introdotti con la legge di Stabilità 2015 (sgravi contributivi per tre anni).

C’e’ un combinato, dunque, tra Legge di Stabilità e Jobs Act che inizia a dare i primi frutti, timidi e parziali, incompleti e frammentari. Non saranno posti di lavoro stabili, prevarrà certo l’incertezza, etc etc, ma nella situazione italiana rappresentano comunque delle valvole di sfogo, delle piccole fin che si voglia uscite di sicurezza, cui si aggiungono – sempre altrove – i primi effetti di Garanzia Giovani che nelle altre Regioni d’Italia e’ partito da tempo ma che qui l’assessore Guccione ha sbloccato solo da alcune settimane e che il 7 aprile partirà a pieno regime.

Ora e’ del tutto evidente che questi strumenti non vanno da nessuna parte se non intervengono quegli altri attori di cui s’e’ detto. Quello che qui non si coglie affatto e’ il coraggio da parte del mondo imprenditoriale locale, visto che non si vede alcun segno di inversione di tendenza ed i dati, ad esempio, che ha fornito il presidente dell’Inps Boeri sui contratti scaturiti a seguito delle facilitazioni previdenziali presenti nella Legge di Stabilità 2014 non toccano minimamente la nostra regione.

Il clima economico non sarà dei migliori, la sfiducia si taglia a fette, ma se non c’e’ un minimo di coraggio e di intraprendenza non si va molto lontani. La situazione calabrese – lo andiamo scrivendo da tempo – non cambierà se non c’e’ un combinato disposto in cui tutti gli attori del mondo politico, sociale e culturale non fanno la stessa strada, certamente ognuno per le proprie competenze, magari buttando anche il cuore oltre l’ostacolo. Il malessere giovanile in Calabria e’ assai elevato e quel drammatico 52% di inoccupati gia’ segnala tutto. Non si potrà cavalcare all’infinito la tigre della politica ‘che non fa niente’ o tirarsi fuori dalle responsabilità difronte a questo dramma della disoccupazione giovanile. Il rischio sempre più vicino è che le fratture sociali generino fratture via via più gravi e li’ allora ci sarà ben poco da tirarsi fuori! Ci pensino gli imprenditori nostrani e tirino fuori un po’ di coraggio vero.