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L’INTERVENTO. Oliverio e il fuoco amico

L’INTERVENTO. Oliverio e il fuoco amico

zes    di FILIPPO VELTRI -

Comunque la si voglia vedere sul caso Lanzetta un fatto appare certo in Calabria : da 4 mesi e mezzo, cioè da quando ha trionfalmente vinto le elezioni regionali, é in atto un poderoso fuoco amico contro Mario Oliverio.

Paradossale, inquietante, privo di ragioni apparenti ma di fuoco amico trattasi, di palle incatenate sparate al quartier generale come si usava dire nell’accezione leninista che nel Pd molti conoscono assai bene. Continuare a negarlo, come si sta facendo nelle sempre più stanche litanie liturgiche del Pd calabrese (compresa l’ultima assemblea di Falerna, paragonata alle migliori riunioni del Pcus sovietico), è inutile ed anzi e’ dannoso ai fini di un chiarimento che dovrà avvenire in tempi rapidi. Ne va di mezzo non solo, infatti, il Pd e il Governo regionale ma la Calabria tutta.

Il fuoco amico di cui trattasi e’ raccontato dai fatti, che sono tanti e che ormai cominciano a mettersi in fila indiana, e non riguardano solo lo sgarbo compiuto con il commissario della sanità. Lì c’è stato come l’inizio di un racconto a tinte fosche, che e’ poi proseguito con l’ancor più grave vicenda della Zes di Gioia Tauro e poi con il caso Lanzetta, tutti orditi e gestiti da pezzi del quartier generale romano, tra Governo e segreteria nazionale Pd, che non solo non hanno davvero mai digerito la vittoria di Oliverio alle primarie ma nemmeno i primi atti del Presidente.

Da Catanzaro e dintorni questo fuoco amico viene, infatti, spiegato in un solo modo: la volontà ferrea di Mario Oliverio di rendersi autonomo da ogni vassallaggio, la pervicace lotta per fare della Calabria una terra in grado di governarsi senza piegare la testa ai diktat romani e, soprattutto, agli interessi politici ed economici delle grandi lobby che si annidano nei palazzi del grande potere romano. Andrebbe così letta, ad esempio, la scelta di un commissario alla sanità voluto dal Pd nazionale (il nome di Scura e’ stato dettato alla Lorenzin dal responsabile nazionale dei problemi della sanità del Pd, tal Gelli), ma andrebbe letta così anche la non indicazione a Bruxelles di Gioia Tauro come Zes da parte del Governo.

Qui entra in campo il neoministro Delrio per la prima volta (vi entrerà più platealmente dopo, con la vicenda Lanzetta): perché’, infatti, una delle promesse in campagna elettorale di Oliverio e ribadita più volte dal Governo non ha ancora trovato attuazione? La Zes a Gioia Tauro e’ uno snodo di vitale importanza non solo per quel porto ma per tutta la Calabria e le resistenze qualcuno se le spiega con il fatto che nell’area forte dell’Italia del nord (i porti di Genova, Ravenna, Livorno etc) se la scelta dell’Ue ricade su Gioia non ne avrebbe sicuramente un vantaggio. Anzi.

Sulla sanità, invece, è inutile girarci attorno: da uno scadimento ulteriore della sanità in Calabria ci guadagnano solo i grandi centri di potere del Lazio o della Lombardia dove chi può va a farsi curare, ma più recentemente la situazione è diventata così precaria che anche regioni come la Basilicata hanno aumentato i posti letto di strutture pubbliche e private per accogliere le domande di assistenza provenienti dalla vicina Calabria. Insomma, una vergogna comunque la si veda.

Ma il fuoco amico negli ultimi giorni ha subito un’impressionante accelerata, prima con l’incredibile visita di Delrio (che non ha incontrato nessuno del governo regionale nei suoi tre appuntamenti di Reggio, Gioia e Cosenza) e poi – giusto a cavallo tra Pasqua e Pasquetta – con il riesplodere fragoroso del caso Lanzetta, che si sviluppa sul terreno più scivoloso tra mafia e antimafia.

Ora i casi sono due: o Roma non gradisce Oliverio ed allora è il caso di fare venire allo scoperto motivi e ragioni e spiegarlo bene, però, anche ai calabresi; o Oliverio sta commettendo tante e tali di quelle nefandezze che a Roma hanno deciso di imporre un alt, prima che ci si faccia più male ancora (tutti quanti). Anche in questo caso occorre però spiegare ragioni e motivi. Una sola cosa non e’ possibile in questo pantano: stare fermi, o pensare di stare in mezzo, come pare piaccia al segretario del Pd calabrese. Urge chiarezza vera e fino in fondo, costi quel che costi.