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L’ANALISI. Calabria oltre il 10% dell’intera opposizione Dem a Renzi. La strettoia di Oliverio

L’ANALISI. Calabria oltre il 10% dell’intera opposizione Dem a Renzi. La strettoia di Oliverio

deputati Pd   di RICCARDO TRIPEPI -

Proseguono le votazioni sull’Italicum, ma non cambia lo schema interno al Pd, né l’atteggiamento critico delle opposizioni al governo Renzi che ipotizzano di utilizzare il referendum contro la legge elettorale.

Soprattutto non cambia l’atteggiamento dello zoccolo duro dell’opposizione dem che ha continuato a non votare la fiducia, così come da indicazione dei leader Bersani e Speranza.

Anche all’interno del drappello dei deputati calabresi non è cambiato di una virgola lo schieramento rispetto alla prima giornata di votazioni. I renziani Demetrio Battaglia, Nicodemo Oliverio, Stefania Covello e il segretario regionale del partito Ernesto Magorno hanno votato la fiducia all’esecutivo e voteranno anche la legge elettorale nel suo complesso. Al drappello dei renziani si è unito, e anche questa non è più una novità, il deputato vibonese Bruno Censore che pure apparterrebbe all’area bersaniana. Il condizionale, a questo punto, è d’obbligo, anche perché al mutato atteggiamento del parlamentare si aggiungono tam-tam di corridoio che lo danno in trattative con i big renziani del Pd.

Fedeli alla linea del no sono rimasti i due oriundi Rosy Bindi e Alfredo D’Attorre, insieme a Nico Stumpo e Enza Bruno Bossio.

Fa comunque specie che sui 37 oppositori alla linea Renzi, ben 4 siano stati eletti in Calabria. Una conferma dell’anomalia calabrese, dove l’area bersaniana ha sempre avuto una roccaforte privilegiata. Non a caso i bersaniani durante l’ultima e Caliente estate seppero prima imporre le primarie ai renziani di Ernesto Magorno e poi fecero trionfare Mario Oliverio sul candidato renziano Gianluca Callipo, offerto loro quasi come agnello sacrificale. Il partito e Oliverio stravinsero poi le elezioni regionali, mandando sul più alto scranno di palazzo Alemanni Mario il comunista, legatissimo a Massimo D’Alema e allo stesso Bersani.

Un’anomalia che ha creato anche qualche difficoltà allo stesso Oliverio nell’avvio della legislatura. Sono noti i rimbrotti arrivati da Roma sulle scelte fatte con la giunta e lo schiaffo assestato al governatore della Calabria con l’invio di Massimo Scura nel ruolo di commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario. Ruolo che Oliverio avrebbe voluto per sé e che da Roma, con la sponda di Magorno, gli era anche stato assicurato per un certo periodo.

Esasperare la contrapposizione in questo momento non serve di certo ad Oliverio che avrà da fare con Graziano Delrio per la gestione dei fondi comunitari, unica speranza di rilancio per la nostra Regione.

Ma non sfugge al governatore come la sua Regione e i parlamentari a lui vicini (D’Attorre è sempre più punto di riferimento d’area) possano diventare l’avanguardia dell’opposizione al governo Renzi e dei movimenti, nazionali e periferici, che ne potranno seguire.

Per il momento tutti, renziani e non con l’eccezione di Civati, si affannano a dire che il confronto interno è normale e che non ci sarà nessuna scissione. Anche i calabresi si allineano e predicano unità per il bene della Calabria, riprendendo gli esiti dell’ultima assemblea regionale di Falerna. La sensazione, però, è che tutti siano in attesa di capire come verrà a delinearsi lo scenario nazionale prima di assumere decisioni finali. E non è ipotesi peregrina pensare che la Calabria possa essere il laboratorio in cui misurare i rapporti di forza, proprio in virtù della sua guida affidata a Mario il comunista.