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REGGIO. Bilanci, Buchi e gli imbecilli di Umberto Eco

REGGIO. Bilanci, Buchi e gli imbecilli di Umberto Eco

buco-bilancio   di DOMENICO MARINO*

- Le polemiche seguite all’approvazione del bilancio Consuntivo 2014 del Comune di Reggio Calabria sono state roventi. Per capire come stanno effettivamente le cose dobbiamo spiegare quali sono le variabili di cui parliamo e ricostruire la storia contabile dei bilanci comunali.

Il termine buco di bilancio è molto evocativo, ma abbastanza indefinito dal punto di vista economico. La contabilità pubblica considera due variabili importanti: l’indebitamento e il disavanzo. Il valore di 679 milioni dato 2010 e di 740 milioni dato 2014 rappresenta i residui passivi. I residui passivi altro non sono che uscite liquidate e non ancora pagate (cioè debiti certi nell’importo non ancora pagati). E’ un indicatore importante perché fornisce una dimensione dell’esposizione debitoria che, se confrontata con l’ammontare complessivo delle entrate, può portare ad una valutazione del grado di solvibilità dell’ente. Nel caso di Reggio Calabria 679 milioni del 2010 e 740 milioni del 2014 di residui passivi sono una cifra rilevante.

Il saldo di competenza, che si chiama anche disavanzo di competenza quando è negativo, è dato dalla differenza fra Entrate Accertate e Uscite Impegnate. Se è negativo significa che le Entrate accertate non sono state sufficienti a coprire i debiti certi. I 118 milioni del bilancio consuntivo 2010 e gli 87 milioni del consuntivo 2014 si riferiscono a questo indicatore. Il saldo di competenza è una grandezza contabile. In caso di disavanzo ci dice che le entrate accertate non bastano a coprire le spese impegnate e, quindi, bisogna trovare delle ulteriori fonti di copertura. Questo fabbisogno deve diminuire negli anni come effetto del piano di riequilibrio e l’aumento delle imposte è necessario per garantire la riduzione del disavanzo.

Accedendo al piano di riequilibrio nel 2012 il comune di Reggio Calabria ha accettato lo status di comune sin disavanzo strutturale ed ha dovuto per questo accettare le dure condizioni imposte dalla legge per gli enti strutturalmente deficitari.

Una prima considerazione va fatta sulle cifre in gioco che sono rilevanti.

A chi afferma che 118 milioni o 87 milioni disavanzo sono pochi faccio notare che questo significa che in aggiunta alle tasse che già paghiamo e che costituiscono le entrate ogni cittadino di Reggio Calabria, neonati inclusi, ha un ulteriore debito procapite dato dal disavanzo di 500 euro. C’è quindi poco da festeggiare! Ma anche i residui passivi, che sono il debito certo del Comune, si avvicinano pericolosamente al miliardo di euro e non è possibile coprirli con le sole entrate che ormai non è più possibile aumentare.

Chi parla di riduzione delle imposte fa solo demagogia per coprire i responsabili dello sfascio.

Ma per individuare i veri responsabili del disastro finanziario bisogna andare indietro nel tempo. Scopriamo allora che dal 2006 al 2009 i bilanci consuntivi del comune di Reggio Calabria presentavano un avanzo di bilancio. Più nel dettaglio 11,67 milioni nel 2006, 9,55 milioni nel 2007, 10,01 milioni nel 2008 e 1,25 milioni nel 2009.

Nel consuntivo 2010, dopo le verifiche degli ispettori, compare improvvisamente il fatidico disavanzo di 118 milioni.

Per cui è vera una sola di due ipotesi. O i bilanci 2006-2009 erano non veritieri o il disavanzo si è prodotto interamente nel 2010.

Le responsabilità penali di queste vicende sono in fase di accertamento nelle aule giudiziarie. Ma la responsabilità politica del disastro delle finanze del Comune di Reggio Calabria in tutte e due i casi è chiaramente ed inequivocabilmente attribuibile alla maggioranza che lo ha retto dal 2002 al 2010.

Umberto Eco ha affermato nei giorni scorsi che: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

A parte il termine “imbecilli” che non condivido, come dargli torto?

*Prof di Politica Economica, UniMediterranea