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LA NOTA. Per Oliverio é il momento della verità. Ma Scalzo (e Guccione) resistono

LA NOTA. Per Oliverio é il momento della verità. Ma Scalzo (e Guccione) resistono

 scalzo guccione  di RICCARDO TRIPEPI

- Oliverio continua a premere sull’acceleratore. Anche ieri ha annunciato, stavolta dall’assemblea annuale di Unindustria che ha avuto luogo a Gioia Tauro, che la nuova giunta sarà pronta per lunedì prossimo. Il che vuol dire che il governatore dà per scontato che il centrodestra non presenterà il referendum. Oliverio parla poi di discontinuità e di una giunta completamente rinnovata e di rottura. Il che vuol dire che ha anche le idee chiare sui futuri nomi (tutti esterni?) e sulle reali intenzioni di Carlo Guccione che, almeno fino ad oggi, sembra avere la ferma intenzione di rimanere al proprio posto.

La realtà, però, sembra parecchio più complicata e i tempi fino a lunedì sembrano assai ristretti. Il primo dato certo è che il destino di Carlo Guccione pare strettamente legato a quello del presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo. Entrambi sono finiti nell’inchiesta di rimborsopoli ed entrambi non sembrano avere intenzione di lasciare i rispettivi incarichi. Per completare il quadro va considerato che uno, Guccione, appartiene alla minoranza dem vicina ad Oliverio, mentre il secondo è un renziano. Anche le rispettive aree politiche, dunque, potrebbero mollare la presa soltanto se il rinnovamento sarà totale e sia Guccione che Scalzo facciano alla fine un passo indietro.

I prossimi giorni saranno determinanti. I big calabresi sono in attesa della convocazione da Roma per discutere con Guerini e la direzione nazionale della scottante situazione calabrese. La giornata giusta potrebbe essere quella di domani, ma ancora non c’è certezza. Di sicuro l’incontro capitolino avverrà prima di domenica, quando a Lamezia è stata convocata l’assemblea dei renziani calabresi.

Roma vuole una decisa azione di rinnovamento che deve coinvolgere sia il governo regionale che la gestione del partito. Oliverio, stavolta, dovrà garantire logiche diverse nelle scelte e un’adeguata rappresentanza dell’area renziana. Il problema, da questo punto di vista, è che anche i renziani calabresi sono divisi tra loro e solo per un deciso intervento romano hanno evitate di spaccarsi in questa settimana con la convocazione di due separati incontri che sono stati annullati all’ultimo momento. Anche sulla gestione del partito si vuole di più dal segretario Magorno che dovrà garantire un’inversione di tendenza e la composizione di una segreteria all’altezza della difficile situazione in atto. Altrimenti la pista che porta all’invio di un commissario in Calabria diventerà inevitabile. Ed in effetti, analizzando bene le parole di Oliverio ieri a Gioia Tauro, si capisce anche che il governatore abbia fatto anche una sorta di appello. «Ora che lo Statuto è stato modificato – ha detto Oliverio - c’è bisogno di una grande libertà d’azione. In tal senso mi rivolgo alla responsabilità di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale a non ostacolare questo processo.

La nostra azione dovrà essere libera da condizionamenti affinché si realizzino le rotture necessarie senza le quali la Calabria non sarai mai in grado di dispiegare le potenzialità e le energie di cui dispone e che sono necessarie per costruire il suo futuro. So – ha proseguito - che ci sono forze che si sentono minacciate da questo discorso e che, in modo carsico, si apprestano a costruire opposizioni solide, ma non ci fermeranno perché su questo terreno non ci saranno sconti per nessuno. So che il compito è difficile e complesso e che non basta un uomo solo al comando o una giunta che dovrà, lo vedremo da lunedì in poi, incarnare questo processo di rottura. E’ necessario che cresca e si affermi la consapevolezza di tutte le forze sociali di questa regione. In tal senso ho accolto con grande soddisfazione la notizia del Patto per la Calabria sottoscritto tra le forze sociali e le organizzazioni sindacali».