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IL DETTAGLIO. Lo strano caso dei consiglieri che votano uno Statuto senza leggerlo

IL DETTAGLIO. Lo strano caso dei consiglieri che votano uno Statuto senza leggerlo

lo statuto della discordia   rictrip

- Politica commissariata e Consiglio regionale svilito nella sua funzione istituzionale. Sono questi i commenti più in voga tra i consiglieri dissidenti del centrosinistra che non hanno apprezzato la svolta “esterna” imposta da Mario Oliverio, così come richiesto dalla segreteria nazionale del partito. E fa specie che tra i più imbufaliti per la nuova situazione venutasi a creare ci siano proprio alcuni esponenti della “Oliverio presidente” la lista che porta il nome del governatore e che può essere considerata come una sua diretta propagazione. Gli strali che hanno lanciato Pasqua e Greco sono assai duri e potrebbe imporre anche una verifica delle posizioni. Ma gli scontenti delle nuove decisioni si trovano trasversalmente ai gruppi di centrosinistra e, ovviamente, si annidano anche all’interno del Pd.

Il paradosso è che si tratta proprio degli stessi soggetti che per ben due volte hanno votato in maniera compatta la riforma dello Statuto regionale voluta ostinatamente da Oliverio. La legge che, in buona sostanza, ha portato da sei a sette il numero degli assessori regionali, ha spazzato via la figura del consigliere supplente e eliminato il limite del 50% al numero di assessori esterni. Con il passato Statuto la giunta era formata da sei assessori e gli esterni potevano essere al massimo tre. L’idea era quella di contemperare l’autonomia del governatore di pescare anche fuori dal Consiglio con quella di garantire una rappresentanza dello stesso nell’esecutivo. Qualcuno la giudica una soluzione più bilanciata, mentre altre vedono profili di incostituzionalità nelle riforma di Oliverio che non darebbe spazio ai consiglieri eletti dal popolo.

Ma, a prescindere dalle opinioni sul punto, com’è possibile che i consiglieri si riscoprano critici soltanto adesso? Prima hanno diligentemente alzato la mano e difeso il governatore contro i detrattori che lo accusavano di perdere tempo con una riforma inutile e dannosa, adesso la criticano nel merito. Eppure il governatore, fin dal principio, aveva spiegato le ragioni che lo avevano spinto a ritenere la riforma necessaria e imprescindibile, tanto da farla diventare il primo atto della sua legislatura. Non solo. Per raggiungere l’obiettivo Oliverio ha accettato anche di governare per i lunghi mesi necessari per l’iter legislativo con una mini giunta di soli tre assessori. E Mario non si era certo nascosto dietro il dito: voleva mani libere nella scelta degli assessori per liberarsi da lacci e lacciuoli di partito e di Consiglio ed evitare le trappole di varia natura di cui sono state disseminate le strade percorse dai suoi predecessori. Fin da subito, dunque, è stato chiaro che l’obiettivo di Oliverio era quello di arrivare alla possibilità di formare una giunta anche formata integralmente da esterni, così come è adesso capitato.

Il coro delle lamentele odierne, dunque, fa scaturire un dubbio atroce: ma i consiglieri del centrosinistra l’avevano letto il testo della riforma prima di votarlo, in prima e seconda lettura, dagli scranni del Consiglio?