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L’INTERVENTO. Il chiaro e lo scuro nel progetto di Oliverio

L’INTERVENTO. Il chiaro e lo scuro nel progetto di Oliverio

georges seurat   di MASSIMO ACQUARO

- Ci sono cose chiare e cose meno chiare nella condizione politica ed istituzionale della Calabria. Ad esempio è chiaro che la classe dirigente della Regione si è fatta trovare impreparata all'irrompere del ciclone Rimborsopoli. Era una tempesta largamente annunciata e pubblicizzata e c'è da scommettere che non sia finita qui. Se è vero che la Procura, per smascherare i furbetti dello scontrino, ha adoperato intercettazioni e non si è limitata a controllare le carte, nulla è più prevedibile ed i Pm potrebbero essere arrivati dappertutto seguendo la miriade di contatti degli inquisiti eccellenti.

Quando ha assemblato la sua prima giunta il governatore ha mostrato di ragionare secondo uno schema inadeguato, immaginando che la Calabria fosse Cosenza ove i rapporti di forza tra la politica e le altre istituzioni sono sempre stati un'eccezione nel panorama regionale. Uomini come Misasi, Mancini, Principe, e più di recente Adamo o i fratelli Gentile o la Santelli avevano un peso reale negli equilibri istituzionali cosentini, sono stati ministri, sottosegretari, assessori di prima fila. Una situazione diversa da Catanzaro e, soprattutto, da Reggio ove la politica soffre di un cedimento antico sul piano dell'egemonia istituzionale a tutto vantaggio di toghe e prefetti, non a caso quasi sempre proiettati da Reggio in ambiziose carriere nazionali (Pignatone e De Sena, per tutti).

Nella Calabria delle procure Mario Oliverio ha commesso un eccesso di confidenza, immaginando che il voto popolare potesse indurre a mitezza gli inquirenti, come spesso accade in Italia. Ma Reggio non è fatta così. A Reggio spira un'aria diversa da Cosenza e Catanzaro. La politica è da tempo considerata quasi per pregiudizio un male contagioso. Lo scioglimento per mafia del Comune ha sancito rapporti di forza del tutto inediti nel resto del paese, tant'è che a Roma fatti certo più gravi di quelli reggini hanno visto arretrare le medesime strutture investigative che a Reggio aveva dominato e condizionato la scena.

E qui entriamo nelle cose meno chiare.

Filippo Veltri, in un'analisi acuta su questo giornale, mostra cautela verso il governo dei professori. Lui non lo dice, ma non è che le università calabresi abbiano brillato in questi anni per qualità del prodotto didattico e per trasparenza gestionale. Il clientelismo e le opacità allignano anche lì e questo non mette in discussione, per ora, le capacità dei neoassessori di estrazione universitaria. Ma l'ambiente di provenienza non è certo il regno del buon governo. Alcuni sono persone eccellenti, ma la cultura dell'agire politico si nutre di buone prassi e in Calabria queste scarseggiano.

Siamo chiari: non è detto che l’operazione di Oliverio vada bene per la Calabria, almeno che Mario Oliverio, come Mario Monti, non si prefigga una cura da lacrime e sangue per evitare il default sociale della regione. Pare un'ipotesi remota, ma paradossalmente il neo governatore potrebbe profittare di un paio d'anni per mettere in ordine almeno la sanità calabrese e la gestione dei fondi comunitari scaricando sui professori il peso sociale e di consenso di queste scelte. Resta da vedere a chi toccherà il ruolo della Fornero e chi saranno gli esodati, ma questo non sembra esserci nei progetti di Oliverio che forse auspica solo di governare semplicemente aiutato dai tecnici. Si vedrà se il passo indietro della politica calabrese sarà servito e se le toghe riservino nuove sorprese.