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L’intervista. Nicolò: Fi vuol discutere sul ruolo del presidente del Consiglio

L’intervista. Nicolò: Fi vuol discutere sul ruolo del presidente del Consiglio

alessandro-Nicolò fi    di RICCARDO TRIPEPI

- Continua la bagarre politica in vista del prossimo Consiglio regionale che dovrà eleggere il nuovo presidente. In casa Pd la situazione è assai problematica, nonostante Antonio Scalzo abbia già formalizzato le dimissioni che dovranno essere messe all’ordine del giorno della prossima seduta. Non c’è l’accordo sul nome del sostituto e lo si capisce anche dal ritardo con il quale si sta operando. La Conferenza dei capigruppo ha deciso di convocare il Consiglio decisivo per la fine del mese, subito dopo che la nuova giunta entrerà nel pieno delle sue funzioni. Non solo. L’assemblea regionale del partito di lunedì prossimo è stata spostata a giovedì 23 luglio, come da convocazione diramata da Magorno. La spiegazione ufficiale è che Lorenzo Guerini è impegnato a Roma a causa della delicata fase che sta attraversando il governo, ma la verità è che la riunione, allo stato attuale, potrebbe trasformarsi in rodeo. I renziani calabresi, quelli reggini in particolare, sono assai scocciati con Mario Oliverio e con le sue nuove scelte che considerano in perfetta continuazione con le prime. Vogliono la carica più alta di palazzo Campanella, ma riescono a essere divisi anche al loro interno con un vero e proprio derby che si è scatenato tra Catanzaro e Reggio.

In mezzo a questo frastuono si inserisce l’opposizione che con il capogruppo Alessandro Nicolò ha provato a sparigliare le carte chiedendo ufficialmente che le dimissioni del presidente Scalzo non siano semplicemente ratificate dal Consiglio, ma che su di esse si apra un vero e proprio dibattito.

Perché ha fatto questa richiesta consigliere Nicolò?

“Abbiamo appreso delle dimissioni del presidente Scalzo e ci siamo dichiarati rispettosi della sua determinazione. Il garantismo è una questione culturale che risponde ad una logica di civiltà giuridica e pertanto noi non alzammo le barricate quando Scalzo fu eletto presidente del Consiglio, nonostante fosse coinvolto ed indagato per altra inchiesta. Scalzo è il presidente del consiglio, benché appartenga al Pd, una volta eletto divenne il rappresentante di tutta l’assemblea, tant’è che non esiste un presidente di minoranza vista la strutturazione dell’ufficio di presidenza che prevede la figura del vicepresidente di minoranza e del segretario questore di minoranza. Per una questione di metodo, abbiamo quindi richiesto che la sua proposta di dimissioni, non venga ratificata sic et simpliciter, ma che, per il ruolo che riveste di presidente dell’assemblea, si apra una discussione in aula”.

Insomma volete mettere in difficoltà il Pd…

“In occasione della Conferenza dei Capigruppo si è entrati nel merito dell’argomento ed il sottoscritto ha espresso le proprie riflessioni sulla questione trattata nei suoi principi dal Pd in modo differenziato, tant’è che De Luca è stato candidato consapevolmente, con la benedizione di Renzi, con una condanna in primo grado. Scalzo, lo ricordiamo, è stato eletto presidente mentre nei suoi confronti erano stati già notificati atti di indagine per una inchiesta diversa. Vorremmo tanto capire perché il problema non esisteva prima per il Pd e neppure lo stesso Scalzo se lo è posto. Nelle logiche ragionieristiche di assegnazione degli incarichi probabilmente la nomina di Scalzo serviva per una concertazione utile a trovare la quadra rispetto a equilibri politici interni alla maggioranza. È una questione a tempo il garantismo del Pd? Vale il principio del territorio? Vale il principio della persona? In tempi uguali riscontriamo posizioni diverse da parte di Renzi e del suo entourage. Rispettiamo la determinazione di Scalzo, che risponde ad una logica di coerenza rispetto ad una situazione che certo non è demonizzante considerato che l’avviso di garanzia è uno strumento a tutela dell’indagato, ma è pur comprensibile dal punto di vista psicologico la posizione assunta da Scalzo che per le stesse ragioni avrebbe dovuto fare delle valutazioni prima della sua stessa elezione a presidente. Scalzo non è l’assessore, ovvero fiduciario del presidente Oliverio, egli è il presidente eletto dalla maggioranza in consiglio, e dunque con valenza politica prima ed istituzionale dopo. Tant’è che una volta eletto la figura del presidente è garante istituzionale di tutta l’assemblea regionale”.