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CALABRIA. E la politica appassionatamente unita: ridateci il cranio del brigante Villella

CALABRIA. E la politica appassionatamente unita: ridateci il cranio del brigante Villella

Cranio villella     di RICCARDO TRIPEPI

- Finalmente una decisione bipartisan nell’interesse della Calabria. I capigruppo di maggioranza e opposizione hanno licenziato un documento unitario per difendere i diritti del Meridione.

Un miracolo? Non proprio. Se qualcuno pensa che un accordo del genere sia stato concluso in materia di trasporti, sanità, finanziamenti europei, occupazione o sviluppo si sbaglia di grosso.

A mettere tutti dalla stessa parte ci è riuscito il crani del brigante Villella che la politica regionale vuol far ritornare nella nostra Regione. Battaglia simbolica e anche rispettabile che, però, non ha certo il carattere delle priorità per una politica che, in considerazione dei suoi guai attuali, avrebbe altro a cui pensare. Ma tant’è. E ci si accontenta.

«Il cranio del brigante Giuseppe Villella va restituito alla Calabria e segnatamente al suo comune d’origine, Motta Santa Lucia, per darne dignitosa sepoltura - recita la nota diffusa nella torrida giornata di ieri da palazzo Campanella - Si tratta di un cranio simbolo dell’ancora attualissima questione meridionale e del non ancora rimosso pregiudizio antimeridionale».

La mozione, che verosimilmente sarà discussa al primo Consiglio regionale utile, «impegna il Presidente e la Giunta regionale a promuovere ogni utile iniziativa, affinché si giunga alla restituzione, ai discendenti o alle Amministrazioni Comunali di origine che ne avessero fatto richiesta, delle spoglie trattenute nel Museo di Antropologia Criminale 'Cesare Lombroso' di Torino. Polo museale, è spiegato nella mozione, riaperto dopo oltre 60 anni di oblio, dove sono esposti ben 904 crani, oltre a scheletri, cervelli e macabri oggetti della collezione privata di Cesare Lombroso, medico veronese capostipite del razzismo scientifico, autore delle teorie che accostano le caratteristiche fisiche degli individui ai difetti mentali e ai comportamenti criminali su cui si è fondata la piattaforma ideologica del razzismo di matrice nazista. Una raccolta che Lombroso allestì procedendo, per anni, a scorticare cadaveri, mozzare e sezionare teste, effettuare i più orripilanti interventi su individui ritenuti criminali, malati di mente, omosessuali e prostitute unicamente per le misure di parti del cranio e del corpo».

«Le aberranti teorie del Lombroso e dei suoi seguaci, nel periodo post-unitario - ricorda Orlandino Greco - contribuirono a pregiudicare la matrice unitaria, la coesione nazionale e l'equilibrato sviluppo del Paese, applicando malevolmente all'interno della Nazione i teoremi sulla presunta inferiorità razziale delle popolazioni del Mezzogiorno. Per i resti incogniti, che nessuno può reclamare» la mozione «propone la possibilità di accogliere la disponibilità - manifestata da don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità di Napoli - di inumarli nel Cimitero delle Fontanelle della città partenopea, luogo di asilo dei perduti per eccellenza. E, ove si ritenga necessario, di rivolgersi all’Avvocatura regionale per il sostegno legale presso il Mibact e presso tutte le sedi Istituzionali del Paese con immediata attuazione della presente mozione».

«Tutto questo al fine di restituire la giusta tutela alla pietas verso i defunti - spiegano i Capigruppo di maggioranza e di opposizione - nonché dignità a resti mortali che per il nostro patrimonio etico, culturale e giuridico sono sacri e inviolabili, in quanto ovunque si nasca e si cresca, si rimane sempre parte della famiglia umana. A farsi carico di questa avvertita istanza, un crescente movimento d'opinione testimoniato da intere amministrazioni comunali tra le quali Lecco, numerosi altri Comuni d’Italia e svariati rappresentanti del mondo della cultura, condensato nel Comitato Tecnico Scientifico 'No Lombroso'». Va da sè che adesso si spera che lo stesso impegno politico venga profuso anche su questioni maggiormente attinenti con il mondo dei vivi.