Direttore: Aldo Varano    

L'ANALISI. Renzi convince sul Sud e ricompatta il Pd

L'ANALISI. Renzi convince sul Sud e ricompatta il Pd

sud   di RICCARDO TRIPEPI -

Matteo Renzi esce fuori indenne dalle forche caudine della direzione nazionale del Pd convocata per il Sud. Chi si aspettava un attacco frontale da parte dei governatori delle Regioni meridionali, è rimasto deluso. Anche Emiliano e Crocetta hanno dimostrato aperture nei confronti del premier e Renzi non ha fatto l’errore di sciorinare provvedimenti raffazzonati e dettati esclusivamente per dare una risposta qualsiasi dopo la diffusione dei dati della Svimez.

Il presidente del Consiglio ha parlato chiaro già in apertura dei lavori: «Il problema oggi non è la mancanza dei soldi, ma quella della politica». E soprattutto: «Non serve a nessuno usare le difficoltà del Sud per fare guerre interne al partito. Non si può piegare il tema a fini correntizi. Non c’è bisogno di trovare un colpevole al Sud, ma un responsabile. E quel responsabile oggi è il Pd. Perché nel giro di un anno alle regionali abbiamo fatto filotto e il governo è guidato dal segretario Pd. Adesso dobbiamo solo prendere per mano il Sud».

Renzi ha poi tracciato un percorso, complesso, per arrivare a stilare un masterplan per il Meridione entro la metà di settembre per poter poi agire in sede di legge di stabilità.

«Oggi si inizia una discussione – ha detto Renzi - Vi propongo un secondo momento di riflessione durante la Festa nazionale dell'Unità, o il 5 o 6 settembre. E poi il 15 o il 16 settembre mi piacerebbe che il Pd uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud. Oggi quindi non concluderemo con un documento finale e risolutivo. Non ci sono bombe giornalistiche. Non ci sono notizie ad effetto perché affrontare il problema del Sud semplicemente con notizie ad effetto significherebbe tradire un problema che è molto più complesso».

Anche se qualche promessa al premier è scappata. Una è relativa alla Calabria per l’alta velocità, l’altra è per la Campania che verrà ripulita dalla terra dei fuochi, mentre per tutti si mirerà ad un diverso utilizzo dei fondi europei.

Davanti a questo quadro, inevitabile che i governatori meridionali abbiano rinfoderato l’ascia di guerra, anche perché la minoranza dem sta guerreggiando sulla riforma del Senato al momento.

Ed anche Mario Oliverio (a parte pubblichiamo il suo intervento integrale, ndr) ha scelto la linea soft, pur non rinunciando a fare delle precise richieste. «Mi convince molto il percorso indicato da Renzi per approfondire un’iniziativa che assuma il Mezzogiorno, come qui è stato detto, come risorsa. Nel percorso che Renzi ha indicato c’è una risposta chiara a quanti pensavano che la riunione di oggi fosse solo un fatto meramente mediatico o un fuoco di paglia. Credo, invece, che il percorso che è stato indicato e che ci farà approdare a settembre, prima dell’approvazione della Legge di Stabilità, ad una assunzione di proposte, di misure che contribuiranno a rendere concreta questa discussione».

E poi i colpi. «Nella legge di stabilità noi dovremo assumere la Tav fino a Reggio Calabria per la Sicilia. Dobbiamo assumerla come l’infrastruttura che dovrà consentire la ricomposizione del Paese e anche la sua proiezione verso il Mediterraneo». Poi l’A3 e Gioia Tauro «che è la infrastruttura portuale di transhipment più importante della riva europea del Mediterraneo. Per fare questo è necessario assumere iniziative che possano anche valorizzare l’entroterra. Penso, per esempio, alla Zes. E ancora: bisogna por mano ad un grande progetto per la sistemazione idrogeologica. La mia è la regione più sofferente da questo punto di vista».

Riccardo Tripepi