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L'ANALISI. Il Sud e le responsabilità della sinistra PD

L'ANALISI. Il Sud e le responsabilità della sinistra PD

carlo levi   di ISAIA SALES* -

Non si verificava da anni un’attenzione politica così forte sul Sud. Che superasse, cioè, lo spazio di una settimana. Frutto indubbiamente delle tenacia della Svimez nel raccontare con cifre inconfutabili l’andamento economico e sociale dei territori meridionali, senza lasciarsi condizionare dagli ottimismi governativi sia quando a ostentarli c’era il centrodestra sia ora con il centrosinistra. Ma altre volte i dati della Svimez facevano opinione per un giorno solo e tutto restava come prima, compreso il sostanziale disinteresse della stampa italiana, dei partiti politici e delle organizzazioni sociali.

Il Pd ha interrotto questa prassi con la decisione di dedicare al tema un’intera riunione della Direzione, e ne va dato atto al suo gruppo dirigente. Perla prima volta Renzi è stato costretto a una discussione su di un tema a lui non troppo congeniale, e lo ha fatto senza i toni arroganti con cui solitamente affronta i temi a lui non graditi.

Mi hanno colpito nel suo discorso iniziale alcune considerazioni che sono state invece trascurate nei commenti della stampa. Renzi ha affermato che per troppo tempo il Pd e il suo gruppo dirigente sono stati «affascinati dalla questione settentrionale al punto da inseguire la Lega sui suoi argomenti sperando di vincere al Nord», e invece accumulando in quell’area sconfitte una dietro l’altra.

Che la causa del disinteresse per il Sud non fosse altro che l’altra faccia dell’egemonia di alcuni temi leghisti nelle scelte del Pd non era stato mai affermato in maniera così netta da nessun segretario nazionale del Pd.

Ora è nota la battaglia che alcune componenti interne al Pd stanno facendo a Renzi, e diversi loro argomenti non mi trovano affatto indifferente. Ma sul Sud i contestatori di Renzi non possono sentirsi esenti da critiche, perché il filo-leghismo è stato un tratto non secondario del ventennio in cui alla guida del partito ci sono stati D’Alema e gli altri dirigenti di provenienza Pci.

In effetti in quegli anni si era consolidata nella sinistra italiana una generazione di dirigenti che Marco Damilano ha definito in un suo libro «demoleghisti». La cultura e la politica della Lega hanno avuto in quell’epoca un’incidenza e un’influenza che nessuna tematica di origine meridionale riuscirà ad avere nell’agenda del partito. L’ossessione per la competizione con i leghisti nei territori settentrionali ne ispirerà sempre più la linea. Di ciò ne era stata già testimonianza la battaglia per fare approvare in Parlamento, prima delle elezioni politiche del 2001, la riforma costituzionale sul federalismo nell’illusione di staccare Bossi da Berlusconi e recuperare voti al Nord.

Un disastro culminato con la sconfitta elettorale proprio al Nord, con una riforma passata a maggioranza, con una concessione ai temi del federalismo in chiave di forte compressione degli interessi meridionali. La soppressione della parola Mezzogiorno dalla Costituzione italiana ne fu la massima espressione. Nel gennaio dl 2009 in un manifesto del Pd Veneto si poteva leggere «il Governo regala a Roma i soldi del Nord». Il deputato Pd di Varese Daniele Marantelli, intervistato a proposito della sconfitta elettorale del 2008, così si espresse: «Secondo lei avere un capogruppo che parla siciliano e l’altro che parla sardo ha aiutato?» Si riferiva ad Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd, e ad Antonello Soro, capogruppo alla Camera.

E FilippoPenati, per non essere da meno, da Presidente della provincia di Milano stanziò 250.000 euro per i Comuni che volevano istituire le ronde proposte dalla Lega. Anche Chiamparino, allora sindaco di Torino, ci mise del suo quando entrò a far parte del governo-ombra messo su da Veltroni con affermazioni incredibili: costituire un partito del Nord alleato della Lega nelle elezioni regionali, provinciali e comunali.

C’è di più. In un’intervista di Pierluigi Bersani alla «Padania» il giornale della Lega, il segretario del Pd propone al partito di Bossi e Maroni «un patto per il federalismo vero», con frasi di grande rispetto per le posizioni della Lega. Il culmine Bersani lo raggiunge con queste parole: «Io ricordo Bossi che girava il Nord nei primi anni Ottanta, lo andavo ad osservare. Vidi fin da allora che lì c’era qualcosa di interessante, una radice autonomista, antiburocratica e moralizzatrice dal punto di vista della serietà dell’azione amministrativa. Così fino ai primi anni Novanta: non direi costola della sinistra, ma certo tanta gente di sinistra divenne leghista, e io non ritenevo che fosse andata del tutto”fuori casa”». E conclude l’intervista con queste parole: «Non ho bisogno che qualcuno mi spieghi che la Lega non è razzista. Lo so».

Era stato D’Alema ad aprire la strada a questa legittimazione della Lega: l’aveva definita addirittura «una costola della sinistra» e nella Commissione bicamerale per le riforme, che aveva presieduto, era arrivato a formulare posizioni sul federalismo di grande concessioni alle posizioni di Bossi. A D’Alema e a Bersani non interessa la domanda semplice di un elettore meridionale: ma se la Lega è una costola della sinistra, ciò vuol dire che è di sinistra ogni insulto ai meridionali?

Queste posizioni influenzarono molto gli intellettuali della sinistra settentrionale egemoni nelle università e sulla stampa. Luca Ricolfi arrivò a scrivere un libro «Il sacco del Nord» provando a fornire le giustificazioni teoriche ed economiche alle posizioni dei «demoleghisti». È stata quella una stagione politica negativa per la sinistra italiana, che non si può mettere sulle spalle di Renzi.

Vedremo a settembre cosa succederà, se alle parole seguiranno i fatti. E se Renzi riuscirà a cancellare quel quasi zero che finora ha contraddistinto i primi tempi del suo governo sul Sud. Ma se negli ultimi 20 anni il Mezzogiorno d’Italia è stato ai margini della cultura politica della sinistra italiana, bisogna guardare anche ad altri nella catena delle responsabilità.

*Questo articolo, già apparso sul Mattino di Napoli, viene proposto ai lettori di zoomsud con l’autorizzazione del suo autore.