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La Corte costituzionale mette a rischio i bilanci di tutte le Regioni, Calabria compresa?

La Corte costituzionale mette a rischio i bilanci di tutte le Regioni, Calabria compresa?

   corte-costituzionale   di RICCARDO TRIPEPI -

 La sentenza della Corte Costituzionale depositata lo scorso 24 luglio potrebbe segnare uno spartiacque nella storia del federalismo (?) italiano. Dopo un ricorso spinto dalle province di Alessandria e di Verbano Cusio Ossola contro le delibere della giunta regionale del Piemonte che stabilivano l’assegnazione delle risorse per l’esercizio delle funzioni assegnate, la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge di bilancio.

Intanto perchè, così come messo in grande risalto sulle colonne di Repubblica, il Piemonte ha usato somme destinate al ripiano dei debiti per il finanziamento della spesa corrente e non era possibile. Circostanza nella quale si troverebbero tutte le Regioni italiane, compresa la Calabria, che adesso rischiano di veder messi a rischio i propri bilanci.

Ma è la seconda parte dei motivi della Corte che potrebbe mettere a rischio l’intero impianto dell’organizzazione dello Stato. Nel mirino della Consulta le eccessive riduzioni agli enti intermedi e l’impossibilità di questi di gestire le spese.

“Appare evidente – si legge nei motivi - che una riduzione del 50% rispetto all’anno precedente e del 67% rispetto al biennio anteriore, ad invarianza di funzioni e senza un progetto di riorganizzazione, si pone in contrasto con i più elementari canoni della ragionevolezza. Le norme impugnate collidono anche con il principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., che, nel caso in esame, costituisce uno sviluppo del principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. Il principio di buon andamento implica, da un lato, che le risorse stanziate siano idonee ad assicurare la copertura della spesa, a cominciare da quella relativa al personale dell’amministrazione, e, dall’altro, che dette risorse siano spese proficuamente in relazione agli obiettivi correttamente delineati già in sede di approvazione del bilancio di previsione”.

“Una dotazione finanziaria – scrivono i giudici costituzionali - così radicalmente ridotta, non accompagnata da proposte di riorganizzazione dei servizi o da eventuale riallocazione delle funzioni a suo tempo trasferite, comporta dunque una lesione del principio in considerazione. Ciò proprio in ragione del fatto che a determinarla non è la riduzione delle risorse in sé, bensì la sua irragionevole percentuale, in assenza di correlate misure che ne possano giustificare il dimensionamento attraverso il recupero di efficienza o una riallocazione di parte delle funzioni a suo tempo conferite.

Nel caso in esame la apoditticità della riduzione è assoluta, essendosi manifestata attraverso un mero stanziamento di bilancio, ridotto delle percentuali evidenziate rispetto alla somma erogata negli esercizi anteriori. Risorse così drasticamente ridotte, se non garantiscono, nel caso della Provincia di Alessandria, neppure il pagamento delle retribuzioni del personale a suo tempo trasferito, sono comunque destinate ad una cattiva utilizzazione in ragione dell’insufficiente o del tutto mancante finalizzazione ad obiettivi predeterminati e credibili. Solo in presenza di un ragionevole progetto di impiego è possibile realizzare una corretta ripartizione delle risorse tra le Province e garantire il buon andamento dei servizi con esse finanziati”.

Cosa succederebbe, dunque, all’Italia se davvero il governo Renzi dovesse continuare nella politica dei tagli ed eliminare anche la tassa sulla prima casa, fonte principale di sostentamento per i Comuni?