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L'Anello del Potere e la politica in Calabria

L'Anello del Potere e la politica in Calabria
 

gollum   ANTONIO CALABRÒ -

La piattaforma satellitare Sky sta passando in questi giorni l’intera serie dei film ispirati dai romanzi di Tolkien, capolavori del cinema che rispondono molto bene all’opera dell’autore, vera apoteosi della fantasia, del divertimento, dell’invenzione letteraria, dello studio filologico, e della riflessione suscitata dalla metafora sottile che contengono. I 6 film ruotano attorno ad un simbolico talismano, di potenza quasi divina : l’Anello del Potere. Garantirsene il possesso significa il dominio assoluto sugli altri; significa elevarsi al rango di padrone assoluto, e, follia tra le follie, diventare simile a Dio in terra.

 Una fiaba per adulti, una semplificazione estrema , un modo per raccontare l’avidità, la malignità, la pulsione aggressiva di potenza; ma anche una ricetta per scongiurare il male, debellato alla fine dai più semplici tra gli esseri viventi: gli Hobbit, che non sono né eroi, né maghi, né dotti, né guerrieri, bensì creature capaci di gioire per il semplice fatto di esistere.  Ma ciò che a noi Calabresi deve far riflettere di più è il rapporto che si crea tra L’Anello del Potere e colui che lo possiede, o meglio che si illude di possederlo. In realtà è l’Anello a comandare, a guidare gesti, sensazioni ed emozioni; la sua forza immane s’impadronisce di chiunque lo faccia proprio e lo corrode, lo rende cinico, totalmente privo di empatia, lo trasforma in un essere consunto, primitivo, interessato soltanto al possesso del talismano. Il povero essere che più a lungo detiene l’Anello diventa così Gollum, una mostruosità obbrobriosa che rifugge la luce, incapace di emozioni e di slanci se non verso quello che chiama “Il suo tesoro”. Per averlo è pronto a tutto: la vita degli altri non conta, il mondo intero non ha significato, ed esiste nella sua mente, deformata appunto dal potere, soltanto l’ossessione per l’Anello.  Così in Calabria intere generazioni di politici (e dirigenti vari) vivono il rapporto con il comando. Da bravi e ottimi cittadini, non appena vengono a contatto con il metaforico Anello, si trasformano. Nulla più è importante per loro, se non il Potere stesso. Si consumano dietro la loro vanità, si perdono nella solitudine tronfia del comando, smarriscono ogni appartenenza. Ingannano, sapendo d’ingannare. Cedono alla trappola drogata del dominio sugli altri, perdono di vista completamente i loro compiti e, inebetiti dal sortilegio, ripetono all’infinito frasi fatte e slogan, così come Gollum ripeteva il suo nome gorgogliante. E forniscono l’esempio perfetto per intere legioni di allucinati pretendenti al dominio. Basta poco per trasformarsi in eroi e puntare direttamente al possesso dell’Anello. Dichiararsi strenuamente politici antimafia. Avviare politiche sociali senza portarle a compimento. Intervenire nei dibattiti con poche parole, con l’aria grave di chi porta il mondo sulle spalle, non avendo in realtà nulla da dire. Tagliare nastri, presenziare feste, soprattutto fare di ogni cacata di mosca un avvenimento di portata cosmica. Gollum. L’Anello del Potere, caro Tolkien, non è svanito nelle profondità del monte Fato. Si trova in Calabria, ed è nelle mani della classe dirigente locale, i cui esponenti se lo contendono con battaglie feroci nelle quali coinvolgono stuoli di ruffiani, di lestofanti travestiti da saggi (Saruman insegna), di fumetti reincarnati che non vanno oltre le due dimensioni del loro essere.  E a rimetterci siamo noi, gli Hobbit calabresi, i fessi, i lavoratori, i deboli, quelli che dei salotti profumati non sanno niente; la morale che vale per noi, non vale per loro e per i loro sodali. Loro possiedono l’Anello, e sono esentati dalle regole. La storia canta chiaramente, ed è impossibile smentirla. I fatti sono fatti, l’apparenza è un fatto, ma non conta, conta la sostanza. E la sostanza è che siamo nelle mani di tanti Gollum di periferia, pronti ad allearsi con gli Orchi o con chiunque, pur di mantenere saldo nelle loro mani l’Anello del Potere. Che li corrode, li svuota, li disumanizza, rendendoli vuoti e grigi, capaci solo di pensare al “Tesoro”, lontani dalla realtà e disinteressati al bene comune. 

Ed è inutile pensare al cambiamento, fin quando questa intera generazione di chiacchieroni non cederà il passo. Ultima tra gli ultimi, la Calabria è una contea marginale senza speranza, senza progetti, e senza altro amore se non quello per il famigerato Anello.

 “Un Anello per ghermirli e nel Buio incatenarli.” Detto, fatto. 

Le risposte ? Semplice : Gollum, Gollum, Gollum.