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L’ANALISI. La vera posta in gioco che tiene in tensione il Pd

L’ANALISI. La vera posta in gioco che tiene in tensione il Pd

magorno e oliverio    di RICCARDO TRIPEPI -

Si fa sempre più complessa la sfida interna ad un Pd spaccato come non mai e a rischio commissariamento. La presunta, e anche risicata, maggioranza sbandierata dall’area dem del partito disegna comunque un partito lacerato e spaccato a metà. E chiama al conto delle responsabilità sia il segretario regionale Ernesto Magorno che lo stato maggiore del partito, compreso il governatore Mario Oliverio. Non solo.

La raccolta firme, arrivata a quota 174 delegati sulla platea di 300 che compone il parlamentino democrat, è una manifestazione di forza e allo stesso tempo di debolezza. La maggioranza si è raccolta sulla questione della convocazione d’urgenza, ai sensi dell’articolo 5 dello statuto del Pd, di una riunione dell’assemblea per discutere di sanità, del fallimento dei commissari e di Scura e delle strategie per far venir fuori la Calabria dalla situazione di stallo in cui si trova. Il segretario Magorno, che pure ha convocato una “Leopolda” sulla sanità calabrese e indetto una riunione dell’assemblea regionale per il 28 novembre, è stato preso di mira dalla maggioranza dei delegati che vogliono l’incontro entro e non oltre il 15 novembre.

E’ evidente a tutti che non è questo l’oggetto del contendere fra le opposte fazioni. Una discussione sullo stato dell’arte nella sanità calabrese potrà pur aspettare 13 giorni dopo aver aspettato 20 anni.

Il terreno di gioco vero, al momento, sono le comunali di Cosenza e l’accelerazione che Ernesto Magorno ha dato alle procedure di scelta delle candidature con l’invio nel capoluogo bruzio di un commissario (il deputato renziano Ferdinando Aiello) che l’area dem ha visto come una provocazione e un’autentica invasione di campo. Tanto che il segretario provinciale del partito cosentino Lugi Guglielmelli, all’indomani della scelta di Magorno, aveva assunto una posizione assai dura bollando come “illegittima” la nomina e chiedendo la convocazione di una riunione della direzione per procedere in tempi rapidi al ritiro del provvedimento.

Dopo quell’esternazione il tiro è stato spostato sulla sanità. Perché? Evidentemente la dimostrazione di forza e l’avviso a Magorno voleva essere dato su un terreno più neutro per non arrivare subito allo sfascio. E poi perché, verosimilmente, sulla nomina di Aiello i rapporti di forza non sono quelli che si registrano sulla discussione in ordine di sanità. Quasi tutti i big del partito (e i loro delegati) sono convinti della scelta del segretario e del nome di Aiello e la ratifica in direzione sembra assai probabile.

Ed allora la partita in gioco sembra in qualche modo fittizia e lo scontro più artefatto che reale. Arrivare alla sfiducia per Magorno vorrebbe dire fare arrivare un nuovo commissario o arrivare all’indicazione di un nuovo segretario regionale. E con lo strapotere renziano su scala nazionale pare difficile che possa arrivare un uomo vicino alle posizioni di Mario Oliverio e dei suoi. Pertanto non sembra così evidente che alla componente dem possa convenire far fuori Ernesto Magorno. Una valutazione che più volte è stata fatta nel recente periodo regalando longevità alla sua leadership.

Stavolta, però, i doppi e tripli confronti avviati appaiono più intricati e scivolosi del solito e potrebbero sfuggire al controllo di chi pensa di gestire con la massima precisione delegati e votazioni. Un countdown finale che potrebbe far esplodere il partito, proprio alla vigilia della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge elettorale calabrese che, secono alcuni, potrebbe anche inficiare le elezioni dello scorso novembre.