Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. La posta in gioco dietro il massacro del Cdx

L’ANALISI. La posta in gioco dietro il massacro del Cdx

Fi in Calabria   di ALDO VARANO -

Il Cdx continua a occupare la scena della politica calabrese. Su una parte del palco, un filmino di famiglia che mostra come si riduce una grande aggregazione scalzata dal potere quando capisce che la speranza di riacciuffarlo in tempi brevi (cioè utili per la propria generazione) è irrilevante. Dall’altro lato il Csx che guarda il filmino capisce che poiché la grande armata non c’è più, non ha problemi di responsabilità unitaria e questo lo spinge a giocare basso: tanto quelli lì non vanno da nessuna parte.

Sullo sfondo, una Calabria che rischia ancora una volta di restare al palo immobile. Ma procediamo con ordine.

E’ impossibile capire cosa sta accadendo nel Cdx se ci si limita a mettere insieme o a inseguire i dissensi, gli insulti, l’odio che affiora tra i centrodestri che occupano le pagine del giornali locali e che fino poco tempo fa si sono amati senza riserve. In questi casi (scartata una botta di follia generalizzata: sono tutti lucidi e si volevano bene sul serio come mostra la foto di questo articolo) serve un principio unitario di spiegazione che, come quasi sempre, è radicalmente esterno ed estraneo a fatti e dichiarazioni che vengono esibite solo in funzione dello scontro mediatico (forse con una piccola involontaria eccezione).

Il fatto è che nel Cdx sanno tutti (ubriacatura Lepenista a parte che durerà al massimo qualche settimana) che uomini e donne dell’attuale ceto politico dovranno alzarsi e uscire di scena lasciando la tavola: il peggio e più difficile per chi ha occupato caselle nella mappa del potere. Non è un caso che l’epicentro della crisi sia tra i consiglieri regionali. Quando il Cdx tirava si passava da lì – dalla Giunta e/o Palazzo Campanella - per andare in Parlamento. Ora i Regionali sanno benissimo che le prossime politiche (e l’incertezza sulla data contribuisce alla crisi) saranno per loro l’ultima possibilità che è anche la sola speranza dei parlamentari uscenti, dei non rieletti, di quelli che non hanno fatto in tempo a balzare in una nuova postazione (Ncd). Si sentono tutti fuori, magari la notte hanno l’incubo di Scopelliti che li guarda invitante perché lo raggiungano. Inevitabile uno scontro terribile: la lotta per la sopravvivenza in ogni luogo e ad ogni latitudine è sempre stata furiosa.

Più o meno involontariamente solo Tallini, spontaneamente uscito al naturale, c’ha azzeccato: “Ho l’impressione che i 4 colleghi (consiglieri regionali, ndr) sognino un partito alla Renzo Arbore, all’insegna del motto ‘men siamo meglio stiam’, chiudendo la porta a tutte le novità”. Analisi politica ineccepibile se si aggiunge che il sogno non è dei 4 (Salerno, Nicolò, Morrone, Graziano) ma di tutti e viene perseguito con determinazione irriducibile perché se non si riuscirà a mandar via gli altri si possa almeno giustificare la strada dell’abbandono per nuove collocazioni.

Meno si è meglio è, è il sogno di tutti i big del Cdx perché l’obiettivo non è vincere sul Csx ma il posto per un altro giro dato che tutti sanno che la storia non taglia mai con la forbice: è vischiosa e quindi anche se questo Cdx non ha futuro non è detto che qualcuno non possa arrivare felicemente alla pensione da lì dentro. L’intervento di Berlusconi appianerà le cose in Calabria? Ovviamente, neanche a parlarne. B è stato l’asso di danari quando danari era briscola, ma ora è il due di coppe con la briscola mazze.

Insomma, il reciproco logoramento continuerà tra alti e bassi per conquistare la casella di segretario regionale (se si riuscirà a scalzare la Santelli), in modo da aver voce in capitolo nella scelta dei (cinque) capilista delle prossime politiche, gli unici che avranno un posto (e uno stipendio) al sole nei prossimi anni. Sono quelle 5 caselle la posta in gioco dello sconquasso. Se le sognano tutti i consiglieri regionali (4 ma anche Tallini, la Ferro e gli altri) con l’incubo che possa accadere qualcosa al Consiglio (dalla Consulta per la legge elettorale in giù). Se le sognano gli uscenti (Santelli, Occhiuto, Caridi; Galati s’è accasato), gli usciti (Nino Foti) e quelli che stanno per uscire (Raffa).

Proprio il crescere di queste tensioni rischiano d’indebolire il Csx calabrese e il Pd che ormai, piaccia o meno, lo rappresenta e lo determina per intero. Il Governo della Regione è senza opposizione perché non si può certo sostenere che a quel ruolo possano assolvere Carlo Guccione e la consigliera Flora Sculco e questa condizione provocherà disagio crescente a Oliverio, bloccando i necessari processi di rinnovamento al suo interno.

Sì, non è un bel guardare, oggi come oggi, la politica calabrese.