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RIFORME. La Regione secondo Viscomi

RIFORME. La Regione secondo Viscomi

viscomi   di RICCARDO TRIPEPI

- Si vedrà nei prossimi giorni, certo con colpevole ritardo, l’impronta del governo regionale sulla legislatura in corso. Mario Oliverio, il governatore diesel, ha deciso di prendersi un anno intero per mettere a punto la macchina amministrativa. E’ partito dalla riforma dello Statuto e, adesso, con la sua giunta di tecnici sta mettendo mano alla spina dorsale della burocrazia regionale. Durante la prossima seduta di Consiglio regionale dovrebbe essere approvata la legge che disciplina nuovamente le procedure di liquidazione degli enti regionali commissariati per arrivare finalmente ad un complessivo riordino.

Durante l’ultima riunione di giunta, che ha dato il via libera anche alla manovra di previsione per l’anno 2016, è stata varata anche la riforma della burocrazia regionale targata Antonio Viscomi, alla quale il vicepresidente dell’esecutivo sta lavorando da lungo tempo e con idee ben precise. Da ora in avanti i Dipartimenti saranno articolati soltanto in settori, ad ognuno dei quali sarà preposto un dirigente che avrà la cura e la responsabilità su specifiche materie e procedimenti.

"Scompare - ha dichiarato il vicepresidente - la tradizione distinzione tra dirigente di settore e di servizio e ogni dirigente avrà pari dignità, autonomia, potere di spesa e dunque responsabilità”. I singoli settori saranno pesati ed ognuno di essi sarà collocato in una delle fasce già concordate con le organizzazioni sindacali alle quali corrispondono livelli differenziati per quanto riguarda la retribuzione di posizione e parametri differenti per quanto riguarda la retribuzione di risultato. “I cittadini sapranno – si legge ancora nella nota diffusa dal vicepresidente - per converso, esattamente chi ha in carico le loro pratiche e non dovranno più perdersi in un labirinto alla ricerca del dirigente competente. I prossimi passi per implementare la riforma sono delineati nella deliberazione di giunta: ogni direttore generale dovrà formalmente definire i settori, gli addetti, le risorse e i procedimenti, tenendo conto del lavoro istruttorio già svolto nei mesi passati; la mappa dei procedimenti dovrà essere pubblicata on line, in modo che tutti possono immediatamente identificare l'ufficio di loro interesse. Successivamente i settori saranno pesati secondo la metodologia già concordata con i sindacati unanimi e quindi la Giunta assegnerà i dirigenti a tutti i nuovi settori sulla base di una procedura trasparente che valorizzerà le competenze e l'arricchimento professionale. A quel punto, la nuova struttura entrerà formalmente in vigore, accompagnata dalla formulazione del nuovo piano della performance che sarà elaborato ed approvato tenendo conto del nuovo modello organizzativo”.

In buona sostanza si tratta del primo passo della riforma che dovrebbe rivoluzionare la macchina burocratica con una rivisitazione dei singoli settori di attività. “E’ stato istituito un settore dedicato alle iniziative in materia di legalità e sicurezza, è stata rafforzata l'area dedicata ai tributi, è stato introdotta una struttura di coordinamento strategico delle politiche sulla difesa del suolo, è stato valorizzato il tema delle politiche attive e passive del lavoro all'interno di una struttura di governo del mercato del lavoro, è stata riconfigurata l'area sanitaria prestando particolare attenzione al controllo dei costi, è stato riportato ad unità il controllo e il monitoraggio delle società, degli enti strumentali e delle fondazioni in house, è stata prevista una specifica struttura dedicata al "Sistema Gioia Tauro".

Per coordinare e monitorare le varie fasi in cui si articolerà la riforma è stata prevista l'istituzione di un gruppo di lavoro che sarà presieduto dallo stesso Viscomi. "L'approvazione della delibera di riorganizzazione - ha dichiarato il vicepresidente - da parte della giunta, preceduta da una intensa e feconda attività istruttoria di tutti i dirigenti generali nonché dall'unanime atteggiamento positivo delle Organizzazioni Sindacali costituisce la prova più evidente che per cambiare le cose non servono le rivoluzioni ma bisogna prima di tutto cambiare atteggiamento e cultura, abbandonando logiche individualistiche e proprietarie, ed introducendo viceversa pratiche cooperative e di condivisione degli obiettivi”.