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L’ANALISI. Classifiche, Sud e chiacchiere

L’ANALISI. Classifiche, Sud e chiacchiere

sud   di FILIPPO VELTRI

- Le classifiche impietose del Sole 24 ore hanno consegnato, dunque, ancora una volta un’immagine impietosa di quella che è la situazione vera nel Sud e in Calabria. Sono mesi e mesi che su queste colonne disperatamente stiamo cercando di far ragionare chi comanda oggi in Italia, a vedere la realtà con sincerità e senza fumi propagandistici. Si va invece avanti a colpi di tweet e di propaganda spicciola, di cui si è accorto il più autorevole quotidiano italiano, il Corriere della Sera, che ha clamorosamente sbugiardato con un fondo di prima pagina di Ernesto Galli della Loggia l’inazione di Renzi sul Sud.

Le tradizionali classifiche annuali del Sole ci dicono ora che nella parte bassa della pagella finale si trova una concentrazione di centri del Mezzogiorno, con Reggio Calabria sull`ultimo gradino, Vibo Valentia al penultimo e statisticamente poco distante dalla provincia al di là dello Stretto, Messina (104esima).

Anche quest`anno l`indagine delSole 24 Oresi snoda attraverso sei aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero) per un totale di 36 indicatori con relative classifiche parziali, di tappa e finali, mette Bolzano al primato per la quinta volta in 26 anni di ricerca del Sole 24 Ore, mentre all`estremità opposta, Reggio Calabria ha i piazzamenti peggiori nelle tre macroaree Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi Ambiente e Salute. Male anche le altre province calabresi: Cosenza 98/esima, Crotone 89/esima e Catanzaro 100/esima.

Le classifiche giungono dopo un diluvio di mesi di statistiche da parte di tutti i più autorevoli istituti di ricerca italiani, economici e no, con Renzi e il Governo che da altrettanti mesi stanno divulgando viceversa una cosa di cui nessuno si e’ finora accorto, che cioè il Mezzogorno sta cambiando e cambierà ancora con questo tanto atteso Masterplan, mentre la legge di Stabilità ci ha consegnato poche briciole, come era da attendersi.

La verità vera è che non sembra sia mutata la percezione che del Sud e della Calabria si ha in campo nazionale e continuano a persistere sacche di resistenza ed un grumo di problemi si addensa su vecchie e nuove questioni che rendono ancora dolente la situazione di questa parte d’Italia.

Le classi dirigenti meridionali devono sapere che il cambiamento lo innescano e lo determinano loro e che le stagioni del rinnovamento vero, del mutamento radicale di un cambio di passo e dell’immagine che si proietta all’esterno sono l’effetto di politiche in senso largo che abbandonino per sempre la strada di un passato condito di errori e forzature da cui non ci si riesce ancora a liberare. La situazione economica, sociale, istituzionale di tutto il Sud non lascia ben sperare in mutamenti repentini o, più o meno, rapidi ma quel che più lascia preoccupati (se non sgomenti) e’ il restringimento progressivo di quell’agire collettivo, di quel pensare collettivo e in grande da parte di tutta la Nazione, come fase imprescindibile dell’allargamento della democrazia e della partecipazione. Così si genera solo confusione e disfattismo, preoccupazione mista a qualunquismo, rassegnazione e ribellismo vociante.

Il Sud per questa via morirà ma l’Italia intera sarà travolta da questo abbandono politico, culturale, sociale, istituzionale di una parte decisiva del suo territorio.