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L’ANALISI. Galli della Loggia e l’antimafia come teorema per affossare il Sud

L’ANALISI. Galli della Loggia e l’antimafia come teorema per affossare il Sud

della loggia   di ALDO VARANO

- UNO. A dieci giorni dalla fine del 2015 Ernesto Galli della Loggia (Egdl) ha scritto sul Corsera un editoriale sul Mezzogiorno ampiamente ripreso e molto citato da intellettuali e politici del Sud (dai giornali di provincia a Eugenio Scalfari). Purtroppo s’è risolto tutto in un gigantesco depistaggio che ha nascosto il cuore del ragionamento di della Loggia (che di mestiere fa lo storico). Il più importante giornale italiano, nato e radicato nel profondo nord, dice sul Mezzogiorno una cosa che oltre ad essere vera viene taciuta da tutti con cura e il Sud perde l’occasione per un dibattito chiarificatore: un vero peccato.

Egdl è stato ridotto a due punti: uno, apprezzatissimo ma falso, comunque infondato; l'altro, inessenziale. Il professore avrebbe denunciato con forza il dramma Sud, da qui gli applausi. Ma se si fosse trattato solo di questo si sarebbe soltanto esibito in una banalità in cui sono specializzati tutti i senzamestiere che rimasticano i dati che Istat, Svimez, uffici studi e via elencando pubblicano. Inoltre, c’è stato il ridicolo scatto d'orgoglio di chi ha respinto con cipiglio foscoliano la constatazione, di Egdl, della "sostanziale assenza di una reazione forte e continua da parte dell'opinione pubblica meridionale e di chi dovrebbe darle voce (i giornali, la politica? ndr)". Scatto d'orgoglio per negare che a Sud "mancano larghi dibattiti, autocritiche, progetti: mancano gruppi attivi, iniziative di mobilitazione duratura, leader moderni e capaci". Tutte cose che si possono negare solo mettendo la testa sotto la sabbia (un bel po' sotto).

DUE. La novità, invece, è che Egdl s’è comportato da storico e non da opinionista. Non ha denunciato come stanno le cose ma ha spiegato perché sono andate in un certo modo, illuminando i meccanismi politici, culturali, economici ed ideologici che, a suo parere, hanno determinato il presente storico del Mezzogiorno. Una semplificazione radicale: poiché si sono innescati questi meccanismi si è determinata questa situazione.

Rileggiamo: "L'addio al Mezzogiorno prima che culturale è stato ideologico e politico. E’ cominciato a partire dalla metà degli anni Ottanta, quando la centralità sempre maggiore del tema della legalità ha preso a fare del Sud, patria delle maggiori organizzazioni criminali europee, se non mondiali, il terreno del negativo e del male per antonomasia”.

Si può dissentire ma non far finta di non capire. Per Egdl è stata condotta una operazione “ideologica”, cioè mistificata e lontana dalla verità, per costruire il teorema del Mezzogiorno come impero del male assoluto. “Rapidamente – incalza Galli della Loggia – tutto ciò che riguardava il Sud, a cominciare dalla sua classe politica, ha acquistato un sapore di imbroglio, di corruzione, di raccomandazioni”. L’operazione ha avuto successo e conseguenze drammatiche: “Stanziare soldi per il Sud - è la conclusione - è diventato sempre più problematico politicamente, alla fine impossibile. Il Sud è uscito dall’agenda dei governi”.

TRE. Il racconto ideologico del Sud mafioso, quindi, non è prima di tutto servito per combattere e cancellare dall’orizzonte storico del Sud le mafie, che ancora oggi lo condizionano pesantemente, ma ha avuto l’obiettivo di indebolire e togliere forza e legittimità al Mezzogiorno nello scontro per una nuova suddivisione delle risorse del paese.

Egdl data il progetto da metà degli anni Ottanta. Ricordo che sono gli anni in cui mille indizi dimostrano che la vita del paese è sempre più intrecciata a una corruzione diffusa (da lì a poco irromperà Mani pulite). Nascono la questione settentrionale, le Leghe, le culture di “Forza Vesuvio e Forza Etna” che entrano trionfalmente al Governo e se ne impadroniscono fino a imporre ministri che teorizzano il Mezzogiorno come “palla al piede dell’Italia” (Tremonti) tra gli applausi, e soprattutto i voti, dei meridionali.

Bisognerà capire se non si debba rovesciare lo schema, elaborato da una parte dell’antimafia e della pubblicistica meridionali, secondo cui un cono d’ombra e di sottovalutazioni hanno allontanato (insieme al terrorismo) l’attenzione dalla lotta contro le mafie consentendone il radicamento. E bisognerà ragionare per capire se e in che misura le mafie non siano in realtà servite per nascondere e distogliere l’attenzione dai processi di diffusa corruzione, il vero problema del Belpaese. Un fenomeno in cui sono coinvolti strati massicci della popolazione italiana a partire dalla zone più ricche dove il sempre più inquietante emergere di mercati illegali o borderline provocano una richiesta diffusa di servizi mafiosi.

Lo stesso regionalismo, che Gallli della Loggia ritiene abbia contribuito a cancellare la questione meridionale, ha iniziato a farci indietreggiare dopo la costruzione ideologica del Sud come inferno (L’inferno è il titolo di un libro di Giorgio Bocca, uno straordinario successo editoriale pubblicato nel 1992 dalla Mondadori, che racconta un Mezzogiorno organicamente corrotto, criminale, irredimibile, irrecuperabile, con la lucida spregiudicatezza di un grande giornalista che sa di dover contribuire a un’operazione ideologica).

QUATTRO. Il problema del Mezzogiorno (purtroppo) non è una questione d’immagine, né come molti sostengono, una questione di battaglia culturale. Si tratta d’innescare processi materiali di trasformazione smontando arretratezze e vincoli parassitari e di lottare contro interessi corposi di classi dirigenti e pezzi di società che, nell’ostilità alla modernizzazione, hanno radicato vantaggi, rendite, privilegi. Servono idee, finanziamenti, progettualità, disponibilità a scommettersi e rischiare. Serve, quindi, rientrare nell’agenda del Governo non per chiedere in più ma per chiedere cose diverse.

CINQUE. La Calabria ha portato un contributo decisivo (con la concretezza tragica dei sequestri di persona e delle guerre di ‘ndrangheta con centinaia di morti ammazzati, ma soprattutto con l’elaborazione e l’esportazione di culture ascare), al paradigma ricordato da Galli della Loggia che ha fatto uscire il Sud “dalla agende dei governi” (plurale). E’ per questo che proprio in Calabria il Governatore Oliverio, il Consiglio regionale, i sindaci delle grandi città, tutti i partiti di maggioranza e opposizione (nessuno escluso) dovrebbero interrogarsi: se Ernesto Galli della Loggia ha ragione, è possibile rilanciare una concreta politica meridionalista in Calabria senza contemporaneamente affrontare il problema di un racconto normale e non drogato, né enfaticamente malato, della Calabria e del Mezzogiorno?

Il 2016 ci trova dentro una contraddizione drammatica: la lotta per una diversa immagine del Sud e della Calabria, da sola, non serve. Ma se proposte e progettualità non comprendono anche la strategia per rovesciare il paradigma che ci hanno costruito addosso, nessun Governo, neanche Renzi, riuscirà a farci tornare nell’agenda del Governo, che è condizione sine qua non del riscatto del Sud

E’ questa la difficoltà strategica contro cui s’infrangono e rischiano di frantumarsi tutti gli sforzi e le spinte positive (le opportunità) che pure esistono nel Sud e anche in Calabria.