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L’ANALISI. Riforma portualità: una botta alla Calabria e a Gioia Tauro

L’ANALISI. Riforma portualità: una botta alla Calabria e a Gioia Tauro

il porto   di ALDO VARANO

- La notizia è questa: Messina e Tremestieri faranno parte dell’Autorità portuale del "Mare Tirreno meridionale (Gioia Tauro, Crotone porto vecchio e nuovo, Corigliano Calabro, Taureana di Palmi, Villa San Giovanni, Messina, Tremestieri, Vibo Valentia e Reggio Calabria)”.

A parte lo stravagante insulto alla geografia che costringerà gli uffici portuali di Crotone e Corigliano a scrivere sulle proprie carte stampate che fanno parte del Tirreno, per giunta meridionale (per Reggio non c’è problema: sarà sufficiente una delibera comunale che stabilisca che la città è tirrenica e non ionica) il pasticcio con cui sembra tramontare Gioia Tauro racconta per intero la Calabria e dà conto delle sue difficoltà.

Era importante, molto importante, avere una struttura accorpata interamente calabrese. Si sapeva che Messina voleva Gioia Tauro e che il suo sindaco aveva chiesto a Roma l’accorpamento. La prima ipotesi di riforma aveva previsto Gioia con Messina sotto la dizione “Autorità calabra e dello Stretto”. Il Governo nella sua seconda bozza aveva rimediato all’errore accorpando tutti i porti calabresi. Un depistaggio per calmare le acque in Calabria in attesa del colpo di scena? Non sapremo mai cos’è successo. Fatto è che all’improvviso emerge il pasticcio del “Mare Tirreno meridionale” che non funziona a partire dalla geografia e dalle identità.

Avremo (se non interverrà una modifica) un’autorità con dentro un rappresentante della Regione Sicilia e uno della Calabria; uno della città Metropolitana di Reggio e uno di quella di Messina, un rappresentante di Gioia Tauro come sede di una (ex?) autorità portuale e uno di Messina per lo stesso motivo: tre siciliani e tre calabresi. Quale sarà la sede dell’Autorità portuale? Forse, Gioia Tauro. Ma tra due anni si può cambiare. Inutile dire, data l’odierna performance, come andrà a finire. Saremo l’unica regione italiana interessata a una logistica portuale che non ne controlla organicamente una. Hanno pesato incertezze, oscillazioni, subalternità e debolezze delle istituzioni e dei politici calabresi.

Ma bisogna farsene una ragione: hanno vinto i rapporti di forza reali che esistono nel paese: Messina conta più della Calabria e contano di più i gruppi di potere della Capitale dello Stretto rispetto a quelli che abitano dal Sud del Pollino al mare di Reggio (cioè lo Ionio).

Ovviamente bisognerà rifare anche qualche calcolo perché al di là delle pezze di giustificazione che verranno inventate nelle prossime ore, la decisione del ministro Delrio indebolisce gravemente il progetto di fare di Gioia Tauro la leva fondamentale per una trasformazione dell’intera Calabria. Svanisce un progetto, un tentativo (certo, niente di più) che avrebbe potuto finalmente rovesciare la storia della nostra terra.

Esageriamo? Basta rileggere quel che su Gioia Tauro e la sua importanza hanno detto o scritto recentemente da Renzi a Delrio, da Oliverio a sindaci calabresi autorevoli ed esperti e studiosi italiani di logistica su Gioia come potenziale traino per Calabria e Mezzogiorno. Purtroppo la geografia e le sue vocazioni (talvolta perfino le infrastrutture) non fanno la storia e in Calabria di gruppi dirigenti capaci di farla se ne vedono sempre meno. Anche Reggio viene gravemente indebolita: da oggi centri importanti della città metropolitana, come Gioia Tauro, si sentiranno meno garantiti e più fragili nella difesa dei loro interessi. Per carità, quasi mai tutto è perduto. Pensare negativo è un errore. Ma il progetto Gioia-Calabria è fortemente, molto fortemente compromesso. Nel migliore dei casi, ridimensionato. Di questo si tratta ed è inutile metterew la testa sotto la sabbia.

Gioia Tauro perde l’autonomia funzionale e soprattutto progettuale che avrebbe avuto se fosse stata messa alla testa della filiera calabrese. Un’intera regione viene sacrificata allo scontro tra i siciliani – soprattutto tra Catania e Messina, che per non far rete con la città Etnea ha preteso (e ottenuto) di accorparsi a Gioia Tauro diventandone, piaccia o no, la parte più autorevole non fosse altro perché è la più ampia area urbana e con un’antica un’esperienza portuale, sia pure diversa ed estranea rispetto alla vocazione calabro-gioiese.

Nessuna delle altre autorità portuali del paese mostra le anomalie e le incongruenze del “Mare tirreno meridionale”. Trieste non ne ha voluto sapere di accorparsi a Venezia: la Serracchiani, lei sì consapevole degli interessi del suo territorio, s’è impuntata ed ha vinto. Neanche Ravenna ha voluto saperne: l’Emilia e Romagna di Delrio non s’è certo fatta mettere sotto ed ha conservato l’autonomia. Ma Serracchiani e Delrio stanno a Nord. Più facile spostare Crotone e Corigliano nel Tirreno.