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LA NOTA - Calabria dolceamara: la Lorenzin apre, Delrio chiude

LA NOTA - Calabria dolceamara: la Lorenzin apre, Delrio chiude

oliverio1   di RICCARDO TRIPEPI

- E’ stata una giornata dal sapore agrodolce per Mario Oliverio quella trascorsa mercoledì a Roma. Se da un lato ha incassato un assai positivo via libera dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla rimodulazione del piano di rientro dal debito sanitario, dall’altro è arrivata una pesante tegola sul futuro di Gioia Tauro.

La riforma della Pubblica amministrazione, targata Delrio, avrebbe accorpato l’Autorità portuale di Gioia a quella di Messina con una norma infilata nelle pieghe di uno dei decreti di attuazione. La paventata ipotesi di fusione che sembrava essere stata accantonata, ritorna in auge se si deve credere alle bozze circolare ieri in Parlamento. La riforma dei porti è messa nero su bianco in uno dei decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, attesa in Consiglio dei ministri tra il 15 e il 22 gennaio.

Con la legge Madia le Autorità non corrisponderanno più ai singoli porti, ma ne conteranno al proprio interno più di uno. Una sorta di “hub”, distretti, per i trasporti marittimi.

Il che sarebbe un autentico schiaffo nei confronti del Pd e dello stesso governatore Mario Oliverio che più volte avevano aspramente criticato un’ipotesi di questo genere. Per il momento, però, prevale la linea prudente e cioè quella di non commentare e di aspettare l’ufficialità di un provvedimento del genere prima di imbarcarsi in un’altra pericolosa guerriglia interna.

Il governatore ha preferito concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno e quindi ha espresso soddisfazione per il faccia a faccia avuto con il ministro Lorenzin. Un lungo incontro durante il quale il governatore è tornato a scagliarsi contro le gestione commissariali e fornito le prime ipotesi sulla rimodulazione del piano di rientro. Il via libera del ministro al tavolo per Oliverio equivale ad un avvio della fase che dovrebbe portare alla conclusione della fase commissariale. «Il presidente della Regione Calabria Oliverio ha ottenuto dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, l’attivazione di un tavolo specifico per la rimodulazione del piano di rientro dal debito sanitario in Calabria – si legge nella nota diffusa dalla giunta alla conclusione del vertice – E’ questo il dato principale dell’incontro tenutosi presso il Ministero della Salute tra Mario Oliverio, accompagnato dal Delegato alla Salute Franco Pacenza, dal Direttore Generale del Dipartimento Riccardo Fatarella e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, assistita dal Direttore Generale della Programmazione Botta.

Trova corso, quindi, la richiesta avanzata nei giorni scorsi dal presidente Oliverio che ha formalmente posto al ministro la necessità di rimodulare il piano di rientro, sottoscritto tra il Governo e la Regione Calabria nel lontano 2009. Oliverio ha anche rappresentato al ministro, in sede di riunione plenaria, come a distanza di sette anni dal piano di rientro gli indicatori di valutazione presentino ancora condizioni drammatiche. A partire dalla fruibilità dei Lea, la Calabria ha ancora il triste primato di essere tra le regioni del Paese non in linea con gli standard previsti».

Il ministro Lorenzin ha accolto la richiesta di Oliverio e si è impegnata, già nei prossimi giorni, a costruire un tavolo di verifica bilaterale. Lo stesso ministro ha poi annunciato che, oramai, si impone una riflessione per definire un percorso per il superamento, in tempi certi, della stagione dei piani di rientro.

Non solo equilibro finanziario, per come è avvenuto in questi anni, ma la priorità va data alla domanda di salute che vede oramai nel panorama italiano una divaricazione sempre più netta tra le regioni in piano di rientro e le Regioni in regime ordinario.

La giornata romana in chiaroscuro, però, conferma come le acque in casa Pd si mantengano piuttosto agitate e che le correnti continuino sotto traccia una lenta e sfinente guerra di posizione. Contrapposizioni che, fino ad oggi, non hanno certo aiutato il governatore nella sua azione politica al timone della Regione.