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CALABRIA. La legge urbanistica c’è, ma non è la Bibbia

CALABRIA. La legge urbanistica c’è, ma non è la Bibbia

 oliverio2   di FILIPPO VELTRI

- Una legge che coniuga semplificazione, sostenibilità, messa in sicurezza e nuova qualità della vita. Una legge d’equità sociale i cui principi fondanti sono la riduzione del consumo di suolo che la contemporaneità oggi c’impone, la necessità di sperimentare rigenerazione urbana ed energetica del territorio rispondendo così all’emergenza dei cambiamenti climatici, restituendo al territorio il suo vero valore di bene comune da curare”. (Franco Rossi, assessore regionale all’Urbanistica).

“La legge urbanistica approvata dal Consiglio regionale certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, da un lato la assoluta incapacità del governo Oliverio di programmare lo sviluppo della nostra regione e dall’altro un disegno - spero inconsapevole -  che punta a indirizzare le scelte politiche in favore di soggetti imprenditoriali che, grazie alla nuova normativa, potranno godere di una sorta di monopolio nel settore dell’edilizia’’. (Wanda Ferro, vice coordinatrice regionale di Forza Italia).

E’ un po’ complicato, come i lettori intuiranno da queste due ampie citazioni, capire bene dove sta la verità su questa benedetta nuova legge urbanistica regionale. Il presidente Mario Oliverio ha provato alcuni giorni fa, all’assemblea dei sindaci, a metterci una pezza dicendo che questa legge non è la Bibbia e che è aperto a suggerimenti e correzioni. Ma intanto non c’è solo la Ferro a sparare ad alzo zero contro la legge: ci sono i geologi e poi gli architetti, ora i costruttori edili, Confindustria e poi anche alcuni sindaci dell’area di centrosinistra.

Un dato c’è: dal 2002, cioè da 14 anni, si attendevano nuove norme in tema di urbanistica. Ora c’è un testo su cui discutere e, magari, dissentire ma la materia è talmente importante per la nostra terra (gestione del territorio, paesaggio, piani, spiaggia, contratti di fiume, sicurezza) che si è scongiurato il rischio che al 31 dicembre 2015, scadenza prevista dalla legge del 2002, la quasi totalità dei comuni calabresi restasse priva di strumenti urbanistici, con conseguenze che è facile immaginare. Il processo di pianificazione potrà contare sulla definizione di un quadro informativo di base reso omogeneo ed accessibile e vedrà accelerati numerosi passaggi. I comuni più piccoli che intenderanno procedere in direzione di un consumo “zero” di territorio indirizzandosi alla riqualificazione ed al riuso del patrimonio edilizio esistente, potranno dotarsi di strumenti urbanistici ulteriormente semplificati, meno complessi e meno costosi.

Sull’altro versante, però, la Ferro (ma anche geologi e architetti) insistono: un normale cittadino che vuole farsi la prima casa non ha altra possibilità che acquistarne una da chi è proprietario di aree lottizzate (in genere molto vaste) e sulle quali si appresta a costruire metri cubi e metri cubi di edifici in regime di monopolio o, al più, in concorrenza con pochissimi altri che “godono” della stessa fortuna. “Altro che politica di sinistra! Altro che – dice la Ferro - riduzione di consumo del territorio! La riduzione di consumo del territorio, che ritengo un obiettivo da perseguire concretamente affinché siano evitati gli scempi del passato, non si consegue con dichiarazioni e proclami, ma con norme effettivamente cogenti che, sia pur per un periodo transitorio molto breve, vietano ogni forma di speculazione edilizia senza alcuna eccezione in favore di questi o di quelli”.

Insomma, una gran confusione: è pur vero che non vogliamo la Bibbia ma un po’ di chiarezza e soprattutto di comunicazione in più non guasterebbe certo.