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Mattarella ai calabresi. Il discorso del Presidente

Mattarella ai calabresi. Il discorso del Presidente

mattarella di SERGIO MATTARELLA -

Signor Presidente della Regione Calabria,

signor Presidente del Consiglio regionale,

signor Sindaco di Catanzaro,

sono lieto di essere con voi all’inaugurazione della Cittadella regionale, che rappresenta per la Calabria un traguardo e, al tempo stesso, un punto di partenza. Questo complesso, ampio e moderno, è il compimento di un progetto a lungo coltivato da giunte di diverso orientamento politico, per il quale sono stati necessari investimenti cospicui e tanto lavoro. 

Mi auguro ora che il risultato raggiunto diventi un elemento di coesione, e che ci sia una ricaduta di fiducia anche nel confronto politico, stimolando l’azione legislativa e di governo regionale, rafforzando il legame tra istituzioni e cittadini, consentendo ai protagonisti di riconoscere sempre, anche nella competizione tra idee e proposte diverse, ciò che attiene al bene comune e agli interessi primari della società. La piena operatività di questa struttura, oltre a dare vantaggi alla città di Catanzaro, consentirà maggiore vicinanza, e dunque un più agevole coordinamento, tra i vari settori dell’amministrazione regionale, nella previsione che ciò produca una migliore efficienza degli uffici e dei servizi. La cerimonia odierna – ripeto – non è un punto conclusivo. Il nuovo inizio rimanda a una responsabilità collettiva, a un impegno di rinnovamento della macchina pubblica, a un’ambizione più alta negli stessi contenuti della sua azione. Il regionalismo ha rappresentato una tappa importante nella storia italiana: a 46 anni dall’avvio dell’attuazione della norma costituzionale, in presenza di significative riscritture in corso della Carta, è giusto riflettere su ruolo e responsabilità di questa esperienza. Dobbiamo saper cogliere l’occasione perché un cambiamento positivo raggiunga i cittadini, le imprese, le comunità locali, e perché, dopo questi duri anni di crisi economica e finanziaria, si avvii finalmente, con successo, una stagione di sviluppo. Uno sviluppo durevole, sostenibile e promotore di coesione sociale. Una sfida tanto più da raccogliere in questa Terra di Calabria, segnata da fenomeni endemici che ne hanno rallentato la capacità di competere. La sfera pubblica viene indicata spesso, da opinioni presenti fra i nostri concittadini, come elemento frenante. Su di essa sembra gravare un pregiudizio negativo. Eppure l’efficacia della sua azione è premessa ineludibile ad ogni progresso. L’azione pubblica va migliorata, resa più moderna e più veloce.

Chi assume una responsabilità pubblica deve svolgere il proprio compito con onore e dedizione, a servizio della società. La stessa politica, spesso, non riesce a sottrarsi alla logica degli interessi particolari, quando si appiattisce su una mera e conservatrice riproduzione del consenso – toccando talvolta quella zona grigia che non distingue legalità da illegalità – nell’illusione di preservare se stessa mentre la comunità circostante non riesce a trarre concreti benefici. La Calabria, il Meridione, e l’Italia, meritano che la giornata di oggi segni la volontà di una ripartenza. La piena dignità della cosa pubblica è la premessa per il risanamento delle piaghe e per la ripresa. Conferire dignità alla cosa pubblica, e alla politica, è oggi essenziale per mettere in moto uno sviluppo innovativo. Le forze del mercato, da sole, non potranno colmare il gap accumulato, né creare vantaggi in ambiti strategici oggi privi di risorse e di premesse basilari. Le forze del mercato vanno sostenute, stimolate, orientate verso una crescita economica ed occupazionale che l’azione pubblica deve promuovere; con scelte lungimiranti, con investimenti coraggiosi, con una condotta sobria e trasparente, con regole essenziali.  Governare bene è possibile ed è una attività decisiva per dare futuro a una comunità, a un territorio, alle forze migliori che la società esprime. Esigenza tanto più forte nel Mezzogiorno della nostra Italia.  Il nostro destino non può essere quello di un Paese diviso e sempre più diseguale.  Non è accettabile che crescano le distanze in termini di lavoro, di opportunità, di risorse disponibili, di concreto esercizio dei diritti, di investimenti. L’Italia ha bisogno dello sviluppo del Sud. Non ci sarà crescita piena, neppure nelle Regioni più forti, senza una crescita del Meridione. L’unità del Paese è indispensabile per superare le nostre fragilità, per la nostra uscita dalla crisi, per il rilancio dell’economia, per consentirci di giocare un ruolo in Europa. Perché si innesti la dinamica di uno sviluppo innovativo tutti devono fare la loro parte. Devono farlo anche le regioni del Sud. Non basta attendere interventi dall’alto o dall’esterno. Non basta reclamare inadempienze storiche, anche se queste non vanno, certo, dimenticate. La rimonta della Calabria dipende anzitutto dai calabresi, così come per ciascuna delle Regioni meridionali. E’ una responsabilità che la politica regionale deve saper assumere e trasmettere. Il linguaggio della verità è la premessa di una riscossa, che può avvenire soltanto attraverso una partecipazione attiva dei cittadini, delle forze sociali, della società civile. Creare nel Paese il lavoro che manca è la prima delle priorità. Dare un futuro ai giovani, in Calabria come in Italia, è condizione della tenuta stessa della nostra nazione. Ogni discorso sulla ripresa deve necessariamente affrontare questo nodo.  Il contesto è particolarmente difficile, ma lo scoramento va combattuto con la serietà dei propositi e con la coerenza dei comportamenti, perché riuscirvi è possibile. La realtà del Mezzogiorno offre numerose leve ed energie civiche, che possono generare percorsi virtuosi. Pur in presenza di dati economici non incoraggianti relativi ai livelli occupazionali, alla scarsa presenza di donne e di giovani nel mondo del lavoro e all’andamento generale del Pil, nel Meridione si registra una crescita del numero delle imprese, una presenza significativa di aziende guidate da giovani, un risultato promettente del turismo e opportunità positive sulla nuova frontiera della green economy.

La società contiene energie positive rilevanti: occorre dar loro modo e occasioni per esprimersi.  La buona politica, insomma, ha molto da fare. E guai a nascondersi dietro vecchi alibi, funzionali al permanere dello status quo. Del resto, voi stessi alla Regione Calabria, in collaborazione con il governo nazionale e con l’Agenzia per la Coesione territoriale, siete riusciti in questi mesi ad adottare una serie di misure per accelerare l’utilizzo dei fondi europei destinati alle infrastrutture, alla ricerca, all’ambiente, all’inclusione sociale. E’ segno che si possono ottenere risultati e che si può invertire la rotta. L’Europa è un’opportunità di sviluppo, malgrado le difficoltà e le incertezze del momento che attraversa. Il contrasto alla criminalità organizzata e la battaglia per l’affermazione della legalità restano pietre angolari di ogni progettualità politica. La presenza della n’drangheta in questo territorio e la sua minacciosa pressione sulla vita pubblica sono evidenziate dalla cronaca – non ultime le intimidazioni rivolte contro rappresentanti delle istituzioni a vari livelli, le minacce agli esponenti della stampa libera – e prima ancora sono percepite nelle comunità a cui viene impedita la libera e piena crescita economica e sociale. Al tempo stesso però vediamo sane reazioni al peso della malavita e del malaffare. Registriamo coraggiose ribellioni. Che a loro volta alimentano il coraggio e la fiducia dei giovani. E’ stata positivamente contagiosa, per tutto il Paese, la voglia di giocare delle ragazze della squadra di calcio di Locri, nonostante oscuri condizionamenti. Questo moto di solidarietà, che da ogni parte ha raggiunto la Calabria, va inteso come una scelta spontanea di condivisione nazionale. Del resto, la n’drangheta è una minaccia per l’intero Paese, come dimostrano inchieste e processi in diverse Regioni italiane, e la sua sconfitta costituisce una esigenza e un obiettivo nazionali.  La Calabria non è sola. Lo Stato non è lontano. La Calabria è parte integrante e inseparabile della vita dell’Italia e la coinvolge. La questione, quindi, interpella e richiama la coscienza civile di tutte le istituzioni.  Lo Stato è a fianco di chi lotta per estirpare la pianta malavitosa. Lo Stato ha i volti e l’animo dei magistrati e degli uomini delle forze dell’ordine, che ogni giorno combattono le infiltrazioni criminali, gli affari delle cosche, i traffici di stupefacenti, da loro gestiti, ormai, su scala internazionale, le estorsioni che contribuiscono invece a irrobustire la loro rete territoriale. I successi che forze di polizia e magistratura ottengono sono ossigeno per la società calabrese, che deve aver fiducia e saper reagire. Lo Stato ha il volto della vita di ogni giorno. Lo Stato siamo tutti noi.  Ogni iniziativa volta a far crescere la cultura della legalità, a ridurre gli spazi dell’ambiguità e del losco compromesso, è uno spazio pubblico recuperato al bene comune. Un nuovo sviluppo può nascere soltanto dal riconoscimento che l’impegno per la legalità è un bene da condividere, è un patrimonio comune, che viene prima del legittimo contrasto tra opinioni diverse. Sconfiggere la n’drangheta è possibile. E’ un dovere, che va posto in cima ad ogni programma di governo. E’ anche condizione per attrarre investimenti, per pensare programmi di medio e lungo termine, per allargare gli scambi, le relazioni, le potenzialità del proprio ambiente, per evitare che i giovani siano costretti a portare lontano dalla loro terra quel bagaglio di conoscenze, di cultura, di speranza, che invece è tanto prezioso per il futuro della Calabria. La cultura è una leva importante di sviluppo, è componente essenziale della qualità italiana, tanto apprezzata e richiesta nel mondo.  La Calabria ha tradizioni culturali forti e antiche, e ha dato un contributo importante al pensiero, alla letteratura, alla scienza, come testimoniano tanti suoi figli illustri – senza tornare troppo indietro nel tempo – da Mattia Preti a Umberto Boccioni,  da Corrado Alvaro a Leonida Repaci, da Francesco Cilea a Renato Dulbecco. La cultura rappresenta elemento propulsore della crescita sociale: unisce la bellezza con la conoscenza, la storia con la progettualità. La cultura è condizione affinché i giovani possano raccogliere il testimone delle generazioni che li hanno preceduti e possano sentirsi protagonisti. La scuola e la formazione vanno seguite, con cura particolare, da chi governa la cosa pubblica. Occorre combattere la dispersione scolastica, dare prospettive alle eccellenze che si formano in Calabria e, al tempo stesso, aprire le scuole al mondo del lavoro: la risalita parte anche da qui.

Come riparte dall’ambiente, dal vostro meraviglioso territorio, che purtroppo ha sofferto speculazioni e incurie, oltre che, talvolta, il perverso connubio tra malaffare e cattiva amministrazione. Il dissesto idrogeologico è causa di un impoverimento di risorse e di rischi per le popolazioni. Intervenire per ridurlo è opera di grande valore sociale. Da questo impegno può nascere lavoro e i benefici ricadranno su ogni comparto della vita sociale. La Calabria ha grandi ricchezze naturali che vanno dal mare alle montagne: i calabresi devono riconquistarle appieno per offrirle a tuti coloro che vogliono ammirarle. D’altra parte, i tempi nuovi attribuiscono giustamente all’ambiente un valore sempre maggiore. Senza compatibilità ambientali non ci sarà vero sviluppo sostenibile e duraturo, mentre dalla bellezza e dalle energie proprie di un territorio possono scaturire molteplici vantaggi economici prima non considerati adeguatamente. Il mio, in definitiva, vuole essere un augurio sincero. E un incoraggiamento. Vi sono problemi impegnativi da affrontare. Ma, se riusciremo a far esprimere e valorizzare le risorse morali e le energie civiche che qui sono presenti, possiamo vincere la sfida più importante: dare un futuro, un futuro brillante, ai giovani della Calabria”.