Direttore: Aldo Varano    

LA NOTA. Il rimpasto premia il Ncd o Renzi e il Partito della nazione?

LA NOTA. Il rimpasto premia il Ncd o Renzi e il Partito della nazione?

pdn   di RICCARDO TRIPEPI

- La visita in Calabria del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha messo inevitabilmente il silenziatore alle polemiche politiche e al dibattito interno ai partiti. Anche le reazioni al rimpasto del governo Renzi, avvenuto proprio alla vigilia della visita del Capo dello Stato nella nostra Regione sono state molto contenute e scarne. Scontata la soddisfazione espressa dai big calabresi del Nuovo Centrodestra per le nomine di Gentile e Bianchi, entrati nel governo come sottosegretari con il primo in odore di scalare ancora posizioni verso lo scranno di viceministro, che proiettano gli alfaniani verso un ruolo di primo piano a livello nazionale e anche in Calabria.

L’annessione al Pd di Angelino Alfano e dei suoi sembra ormai inevitabile all’interno di quel costruendo Partito della Nazione in cui potrebbe trovare spazio anche il movimento di Denis Verdini. In Calabria gli alfaniani che fino ad oggi non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno al governatore Mario Oliverio, continueranno nel percorso intrapreso aspettandosi maggiori riconoscimenti anche in Regione, magari a partire dall’affidamento della Commissione Riforme alla quale il Consiglio sta ancora lavorando.

I Gentile, poi, si accingono ad avere un ruolo di primo piano anche nell’elezione di Cosenza con il duplice obiettivo di mettere nell’angolo i fratelli Occhiuto e Jole Santelli. Magari appoggiando quel Lucio Presta, ben visto da Renzi, che ha ancora qualche residua chance di essere candidato unico del Pd alla carica di sindaco. Oppure contribuire con il loro bacino di voti a sostenerlo in eventuali primarie.

Nel Pd, invece, tutto tace. Renzi che ha tenuto in grande considerazione la Calabria con due soggetti coinvolti nel rimpasto, non ha preso in considerazione gli uomini democrat. Neanche per sostituire Maria Carmela Lanzetta che pure aveva abbandonato il Ministero per i Rapporti con le Regioni, andato ad un altro Ncd, Enrico Costa. Abbastanza per essere delusi dall’ennesima mancanza di rispetto del premier. A meno che dietro gli equilibrismi di Renzi, molto attento ai vari equilibri, non ci siano adeguate contropartite sia in vista degli accordi per le prossime amministrative (il Pd vorrebbe riprendere la storica roccaforte di Cosenza), dell’imminente stesura del Patto per la Calabria (l’articolazione regionale del cosiddetto masterplan) e e della gestione della sanità, alla vigilia della ridiscussione del piano di rientro. Ne sapremo di più nei prossimi giorni. Di certo la minoranza dem (anche se in Calabria si tratta di un’area che ha perso connotati specifici) non ha gradito l’espandersi verso il centro delle strategie renziane che potrebbe snaturare l’identità democrat.

Chi rischia grosso, infine, è Forza Italia. Un partito in crollo verticale di consenso, con problemi su tutti i territori compresi quelli dove si svolgeranno le amministrative e che, adesso, rischia di rimanere sempre più isolata. Alleanze con Ncd non sono più all’ordine del giorno e il crescere del movimento di Verdini potrebbe iniziare a creare ulteriori difficoltà.