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L’ANALISI. Il rimpasto di Renzi e la debolezza di Oliverio

L’ANALISI. Il rimpasto di Renzi e la debolezza di Oliverio

linvito di renzi    di ALDO VARANO

UNO. In politica quando le cose si complicano conviene affidarsi ad Agatha Christie: un indizio, non significa nulla; due, sono una prova; tre (aggiungo) una certezza. In Calabria gli indizi sono tre: D’Ascola, Dorina Bianchi, Gentile. Tutti e tre hanno in comune due elementi (prova di un unico quadro indiziario): sono (attualmente) del Ncd e sono (da sempre) della Calabria dove il Cdx ha vinto al Senato conquistando la maggioranza dei seggi calabresi e dove i senatori del Pdl - si input di Scopelliti - si sono rifugiati quasi in blocco nel Ncd. Se tutti e tre, in un unico rimpasto-rimaneggiamento, vengono promossi mentre gran parte del resto d’Italia resta all’asciutto (escluso il Piemonte che, altro indizio, s’impadronisce della poltrona calabro-Pidina della Lanzetta per affidarla a Costa del Ncd), ci sono pochi dubbi: c’è una manovra nazionale sul Ncd con ruolo rilevante piantato in Calabria.

Gli altri partiti, Pd compreso, non c’entrano nulla. E non c’entra la Calabria se non per una contingenza fortuita. Nessuno ha preso a schiaffi nessuno, e tantomeno Oliverio, come immaginano analisti che questa volta (prima o poi ci capita a tutti) si sbagliano e/o esponenti del Cdx (radicalizzati nella disperazione dall’isolamento). Perfino Magorno (fatto inedito) questa volta, è innocente.

DUE. Il Pd calabrese quindi può continuare a star tranquillo perché non lo stanno bastonando? Questa conclusione, io credo, sarebbe errata. Ma il rischio è che l’onda di provincialismo e l’autoreferenzialità (degli avversari Pd e/o della sua componente sinistra) convincano il Pd (calabro) che le analisi che circolano (una botta di Renzi a Oliverio) siano fondate. Sarebbe un disastro e forse la perdita di un’occasione importante e succulenta per la Calabria.

TRE. Procediamo con ordine. Renzi per realizzare il suo progetto ha bisogno di una doppia certezza: Ncd e maggioranza in Senato. Entrambi i punti portano in Calabria. Il gruppetto degli alfaniani calabresi in Senato (ancora purtroppo c’è) può essere determinante e quindi ha peso nel Ncd italiano. Quindi, per tenere Alfano bisogna accontentare i calabresi del Ncd. Renzi non promuove in Calabria tre del Ncd per trattar male i calabresi del Pd e il Lupo della Sila, ma perché serve a lui. Se Scopelliti, che in passato le aveva indovinate tutte, dall’uscita da Fi all’accordo con Alfano per fondare il Ncd, non avesse fatto la sciocchezza (con cui ha forse concluso la sua carriera politica) di candidarsi alle europee senza avere la certezza di un trionfo, forse ora sarebbe stato anche lui promosso da qualche parte, magari non appariscente. Invece, vele spiegate per D’Ascola la Bianchi e Gentile (e Costa, nato e cresciuto più di Scopelliti nel Cdx di B).

QUATTRO. Si potrebbe pensare che se le cose stanno così lo spazio per il Pd calabrese sia tanto ridotto da risultare inutile. Vero, se per spazio s’intende quello della crescita del potere della nomenclatura calabrese Pd. La tendenza è netta: privilegiare il personale politico alleato di Renzi rispetto a chi del Pd fa già parte. Se invece lo spazio a cui si pensa è quello a vantaggio della Calabria, il quadro può cambiare.

CINQUE. Facciamo un altro passo. Il potere è nelle mani di Renzi (che, ripeto, non ha niente contro i Pd calabresi, non li vuole malmenare, umiliare, offendere: se ne facciano tutti una ragione. Non l’ha mai fatto se non per la Lanzetta. In tutti gli altri casi ha aiutato Oliverio o ha consumato atti in qualche modo obbligati, sanità e Gioffrè compresi) e a Renzi servono quelli che in Calabria non sono già Pd.

Però è anche vero che il Pd calabrese, e il controllo da parte del Pd calabrese della Regione Calabria possono complicare oppure spianare i rapporti con le forze che interessano Renzi. Non quelle alla sua sinistra, che il renzismo considera perdute e inutili (a tratti pericolose perché possono impaurire i moderati adocchiati dal leader) ma quelli alla destra del Pd, come il Ncd e altre frange (astenuti che hanno mollato B ed elettorato di destra destinato a mollare il M5s). Il Pd calabrese, insomma, può agevolare il progetto renziano o complicarlo. E per questa via può costringere il Governo di Roma a tener conto in altro modo della Calabria.

SEI. Certo, c’è una parte difficile e rischiosa: valutare il bilancio tra quel che Renzi vuole dalla Calabria e quel che la Calabria può dare a Renzi per avere la certezza di chiudere l’operazione in attivo. In ogni caso Oliverio è avvantaggiato rispetto ai predecessori. Il quadro è cambiato a favore della Calabria perché circostanze fortuite e frantumazione tripolare (Csx, Cdx e M5s) del paese ne hanno accresciuto il peso specifico

SETTE. L’anomalia, quindi, non è Renzi ma la Calabria. I passati Governatori vantavano come valore aggiunto le loro identità di vedute con Roma perché dello stesso partito o area politica. Il paradosso attuale è che Renzi e Oliverio fanno parte dello stesso partito ma è come se si trovassero in aree politiche diverse essendo la minoranza dem, alla quale Oliverio è formalmente legato, uno dei punti più robusti dell’antirenzismo italiano. E’ questo il nodo da sciogliere.

E’ vero: sarebbe falso tacciare quel che sta facendo Oliverio di antirenzismo. Anzi, si direbbe tutt’altro, e questo giornale lo ha già osservato. Ma la divergenza formale, piaccia o no e lo dimostra l’argomento ritornante delle botte del Governo alla Calabria di Oliverio, apre uno spazio di manovra ad altre forze (Ncd compreso) che infragiliscono il governo regionale e non gli consentono di approfittare della necessità renziana di Calabria a favore della nostra regione.

Siamo ancora lì: Hic Rhodus hic salta.