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CALABRIA. Cultura, quel che si dovrebbe davvero fare

CALABRIA. Cultura, quel che si dovrebbe davvero fare

ces   di FILIPPO VELTRI

- Alcune Regioni italiane – con il sostegno lungimirante di privati, banche, Unioncamere etc etc – hanno promosso nei mesi scorsi uno dei rapporti più interessanti sulla cultura e sull’ industria culturale.

Il rapporto si chiama Symbola, quasi 300 pagine, giunto alla sesta edizione è stato presentato a Pordenone (in Friuli), e sarebbe il caso che dalla nostra Regione qualcuno se lo faccia mandare, gli dia un’occhiata, giusto per capire come organizzare davvero, in maniera seria e sistematica, questo comparto. Senza invece visioni sporadiche, velleitarie, provinciali e prive di costrutto.

Il rapporto mette, infatti, in luce come la richiesta crescente di made in Italy; il record di turisti extraeuropei che visitano il nostro Paese; l’attenzione alla sostenibilità ambientale, che cresce a livello globale e sta permeando il nostro sistema industriale; la voglia del cibo italiano (che spinge fino a 60 mld il fatturato del ramo), della creatività dei nostri produttori, della bellezza dei nostri prodotti, della cultura, sono un segno indicativo di come solo se si punta sui talenti che il mondo le riconosce, se rinnova le sue tradizioni col linguaggio dell’innovazione; se guarda all’estero tenendo ben saldi i piedi sui territori, nelle comunità e nei distretti; solo cioe’ scegliendo la bellezza e la cultura l’Italia avrà un futuro alla sua all’altezza. E la Calabria non ha altra strada.

Io sono cultura, arrivato alla quinta edizione e realizzato da Fondazione Symbola (il cui presidente e’ un deputato del Pd, Ermete Realacci) e da Unioncamere racconta un pezzo di questa Italia. Un’Italia che punta sulla cultura e la creatività per rafforzare le manifatture, come già fanno Germania, Gran Bretagna, Giappone e Corea e che dimostra, bilanci alla mano, che con la cultura si mangia, eccome. E si costruisce il futuro.

Alle imprese del sistema produttivo culturale italiano (industrie culturali, industrie creative, attività legate alla gestione del patrimonio storico artistico e produzioni di beni e servizi creativi) si devono, infatti, oggi 78,6 miliardi di euro (5,4% della ricchezza prodotta in Italia). Che arrivano a 84 circa (il 5,8% dell’economia nazionale) se includiamo istituzioni pubbliche e non profit.

Ma il valore trainante della cultura non si limita a questo. Contamina, invece, il resto dell’economia, con un effetto moltiplicatore pari a 1,7: per ogni euro prodotto dalla cultura, cioè, se ne attivano 1,7 in altri settori. Gli 84 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 143, per arrivare a 226,9 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.

Le sole imprese del sistema produttivo culturale (443.208, il 7,3% del totale delle imprese italiane) danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,3%, se includiamo pubblico e non profit).

Per non parlare delle ricadute occupazionali - difficilmente misurabili ma indiscutibili - su altri settori, come il turismo.

La cultura e la creatività, inoltre, mettono il turbo alle nostre imprese: infatti chi ha investito in creatività (impiegando professionalità creative o stimolando la creatività del personale aziendale) ha visto il proprio fatturato salire del 3,2% tra il 2013 e il 2014; mentre tra chi non lo ha fatto il fatturato è sceso dello 0,9%.

“Io sono cultura” e’ una sorta di annuario, per numeri e storie, realizzato anche grazie al contributo di circa 40 personalità di punta nei diversi settori analizzati e le tendenze mostrano una filiera che resiste ai morsi della crisi.

Esemplare in questo caso è stata la sfida lanciata dal percorso di candidatura che ha portato Matera ad essere nominata Capitale Europea della Cultura per il 2019.

In Calabria su questo si deve lavorare, mettendo una buona volta nel cestino le azioni dispersive, i mille rivoli, i provincialismi, le clientele, le cialtronate che portano solo all’assenza di una visione e di un’azione di sistema, per traghettare tutto il nostro territorio ad un’azione che trasversalmente tenga insieme i vari luoghi, le comunità, le imprese, il non profit, le istituzioni locali. Cioè: da iniziative a macchia di leopardo - a volte lodevoli, ma perlopiù individuali - a missione di tutta la politica regionale. Questo significa fare cultura.