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CALABRIA. Cervelli in fuga? Basta retorica: sono una risorsa!

CALABRIA. Cervelli in fuga? Basta retorica: sono una risorsa!

cervello in fuga  DOMENICO ROSITANO* e FRANCESCO MOLICA*

- L’esodo dei giovani dal Mezzogiorno non cessa di fare notizia. Ancora la scorsa settimana i media nazionali si sono precipitati in blocco a diffondere le dichiarazioni del vicepresidente nazionale dei consulenti del lavoro Vincenzo Silvestri, secondo cui sarebbero ormai 100mila i giovani che lasciano il Sud per cercare fortuna all’estero. Sono numeri che ormai non scandalizzano più. Da almeno quindici anni le cifre di questa nuova emigrazione continuano gonfiarsi; e il contraccolpo della crisi su un Mezzogiorno, di per sé già afflitto da un gran numero di handicap strutturali, ha impresso un’ulteriore e drammatica accelerazione al fenomeno.

In aggiunta, sulla base di uno studio realizzato lo scorso dall’Istituto Toniolo e dall’Università Cattolica, l’84% dei ragazzi del Sud si dichiara pronto a trasferirsi. Non occorre dilungarsi oltre su questo cancro che ha ormai assunto proporzioni allarmanti e sulle sue possibili ricadute. E’ quasi ovvio ricordare che la desertificazione di talenti colpendo in maniera crescente il Mezzogiorno ne potrebbe limitare le sue prospettive di sviluppo.

Eppure, a ben vedere, c’è un evidente malinteso al cuore della retorica accorata e disfattista con cui si tende a leggere il fenomeno. In altre parole, è necessario rovesciare la prospettiva cominciando a considerare l’emigrazione di cervelli non come una perdita irrimediabile per il territorio, bensì come una possibile “risorsa”.

Un’ampia mole di studi dimostra che la fuga di cervelli se è vero che produce effetti negativi nel breve termine, può tuttavia generare benefici sul medio-lungo periodo, a patto che si mettano in campo politiche pubbliche mirate ad attrarre risorse qualificate dall’estero, a incentivare il rimpatrio degli emigrati, nonché a rafforzare i canali di scambio tra la diaspora e il territorio.

La mobilità dei giovani cervelli è oltretutto un tratto naturale dell’odierna globalizzazione, specialmente in un’Europa senza confini, che ha fatto della libera circolazione dei lavoratori uno dei pilastri principali del proprio cammino sulla via di una maggiore integrazione. Inoltre la proporzione d’italiani che parte all’estero per ragioni di studio o di lavoro è molto inferiore a quella di francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi che lasciano i rispettivi paesi. Ecco quindi che lo stereotipo della fuga dei cervelli come danno per il Sud inizia a scricchiolare. Smettiamola di batterci il petto e cominciamo a guardare al fenomeno come ad una formidabile possibilità di crescita. La partenza dei giovani del Mezzogiorno non solo non deve essere frenata ma addirittura incoraggiata: poiché le esperienze di studio e professionali accumulate in contesti diversi, sovente più virtuosi, vanno a costruire un capitale di conoscenze che, se intercettato, può costituire un’importante risorsa per le nostre regioni.

In altre parole è necessario sviluppare il “capitale relazionale” dei cervelli nel mondo e promuovere rapporti di collaborazione fra i “cervelli” in fuga e quelli rimasti al Sud, nonché tra i primi e le stesse istituzioni locali con l’obiettivo che di convogliare il know-how acquisito all’estero verso il territorio mettendolo al servizio del suo sviluppo.

In tal senso, è necessario rafforzare anche a livello regionale programmi pubblici che stimolino i “cervelli in fuga” a rientrare, creando contemporaneamente le condizioni necessarie per attrarre più capitale umano nel nostro Sud, dal mondo delle università a quello delle imprese, dandogli l’opportunità di lavorare al meglio e contribuire effettivamente alla crescita del nostro sistema economico e produttivo. E’ un esercizio con cui altri territori europei si cimentano da molti anni con enormi successi. Nulla impedisce a regioni quali la Calabria di percorrere questa strada. Che, ad esempio, uno strumento come il POR Calabria 2014-2020 mostra di volere perseguire.  

*calabresi creativi