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Caro Matteo, nella Locride il Pd non vuole che noi ragazzi facciamo politica

Caro Matteo, nella Locride il Pd non vuole che noi ragazzi facciamo politica

pltc   di SIMONA MUSCO

- «Siamo, nostro malgrado, un caso. L’unico in Italia in cui un Partito, senza un apparente motivo, è fermo al tesseramento del 2014. Appare evidente come questa negligenza (o cosa?) comporti, in un periodo già segnato da forte sfiducia verso la politica e verso i partiti, conseguenze drastiche per le sorti della nostra organizzazione. Non comprendiamo e non troviamo alcuna giustificazione a un simile ritardo, viene così a mancare la centralità dei territori, che rivestono un ruolo fondamentale per la concretizzazione del grande progetto del nostro Partito. Ogni giorno, noi iscritti ci scontriamo con le difficoltà di confermare i tesserati degli anni scorsi e di trovare nuove forze che possano dare energia al nostro progetto».

Questa volta i giovani democrat della provincia di Reggio Calabria ci provano col numero uno, Matteo Renzi. Dopo aver spedito decine di lettere al portavoce del Pd, Lorenzo Guerini, chiedendo di risolvere l’assurda situazione del partito a livello provinciale, una trentina di ragazzi hanno deciso di chiedere direttamente l’intervento del segretario nazionale, attraverso una lettera che descrive la situazione surreale in cui si trovano i circoli.

La segreteria provinciale, da due anni, non dà il via libera ai tesseramenti. Tutto è fermo al 2014 e molti tra dirigenti e segretari locali non risultano nemmeno iscritti. Basta fare un tentativo inserendo il proprio codice fiscale e i propri dati per verificare che molti dei “soldati” di Renzi sul territorio non esistono proprio. «Problemi a livello nazionale», si giustificano dalle parti di Reggio Calabria. Ma i giovani hanno deciso di dire basta. Il comitato dei cinque – tra i quali anche il segretario provinciale e capogruppo del Pd in Consiglio regionale Sebi Romeo – che dovrebbe guidare il partito fino al congresso, spiegano voci interne, «non ha dato alcuna informazione ai tesserati e ai circoli. Danno la colpa a Guerini, che non avrebbe concesso l’apertura del tesseramento. Ma nessuno si è degnato di avvisarci».

Il clima è teso e la misura sembra essere colma. I ragazzi si organizzano, pronti a sovvertire un ordine che, ormai, appare sempre più disordinato. «Ogni volta che chiediamo informazioni ci dicono: “tra una settimana apriamo il tesseramento”. Va avanti così da almeno tre mesi», sussurrano ancora al telefono. Così l’azione sul territorio è bloccata. Gli aspiranti piddini, dal canto loro, accusano i circoli di inefficienza. Fermi da due anni, come in letargo. «Ora ci dicono che la prossima iscrizione avrà validità per tre anni. Ma sono voci di corridoio. Intanto, 43 Comuni sono bloccati», aggiungono i ragazzi. Il segretario regionale Ernesto Magorno, dal canto suo, non ha proferito verbo.

«Siamo menomati – continuano i giovani -, dovremmo concentrarci sul referendum costituzionale, perché Renzi si gioca tanto, e invece siamo fermi per i giochi di potere dell’uno o dell’altro in vista del congresso». La lettera è pacata ma molto chiara: bisogna fare qualcosa. «Seguiamo con preoccupazione quanto sta accadendo nel Partito Democratico della provincia di Reggio Calabria. Chi ti scrive, si fa portavoce di un gruppo di giovani iscritti (forse) che sceglie di restare fuori dal “gioco delle correnti interne” del nostro Partito e che ha veramente a cuore le sorti della propria terra, la Locride, al punto da aver fatto la coraggiosa scelta di tornare, restare, di non condannarla all'inesorabile abbandono a cui sembra esser andare incontro. A differenza dei tanti, tantissimi giovani che abbandonano un contesto così difficile, noi scegliamo, sogniamo e crediamo di poter costruire qui il nostro futuro, di poter realizzare qui i nostri progetti.

La Locride – continua la lettera - è uno dei territori più disagiati della Calabria, se non dell'Italia intera. È da sempre afflitta dai mali peggiori della storia del nostro Paese, soggiogata, piegata, umiliata... ma al contempo è affascinante, carica di cultura, di storia, di bellezza, di risorse umane. Ed è proprio sulle risorse umane che riteniamo un partito come il nostro debba investire, valorizzando le competenze dei tanti giovani che pur non disponendo di grandi mezzi riescono ancora ad immaginare un futuro in questa terra». Non hanno paura di mettersi in gioco. Ma qui il cambiamento non può partire. Perché manca l’elemento fondamentale per muovere il primo passo: una semplicissima tessera.

«Non vogliamo più che la Calabria rimanga indietro anche in questo. Lo spirito da cui è mosso il nostro messaggio, pertanto, non è quello di attribuire colpe o individuare colpevoli bensì un altro, ben più profondo e urgente, ispirato da un forte senso di responsabilità e dall’esigenza, forte, che abbiamo di superare questa fase di stallo – conclude la lettera -. Il territorio deve potersi sentire ed essere protagonista delle proposte e delle azioni politiche e amministrative. E noi caro segretario, ti chiediamo di intervenire per riattivare quel processo democratico che solo con la discussione e il confronto con la base può trovare realizzazione».