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POLITICA e GIUSTIZIA. Il terremoto cosentino e la gatta da pelare per Gratteri

POLITICA e GIUSTIZIA. Il terremoto cosentino e la gatta da pelare per Gratteri

orlando e gratteri   di MASSIMO ACQUARO

- Sarà una bella “gatta da pelare” per il procuratore Gratteri l’operazione con cui la DDA di Catanzaro ha ammanettato un nugolo di politici di rilievo del cosentino: un ex consigliere regionale, Rosario Mirabelli e consigliere comunale di Rende, un ex sindaco di Rende ed ex consigliere provinciale; un ex consigliere provinciale di Cosenza ed ex assessore comunale di Rende, un ex assessore comunale di Rende e, soprattutto Sandro Principe. A costoro sono stati contestati, a vario titolo, i reati concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio, corruzione.

Sarà una bella “gatta da pelare” perché il dottor Gratteri (che ha appena superato il vaglio della competente commissione del CSM ed andrà alla conta contro il procuratore di Vibo con ottime chance di vittoria) poche volte nella sua ampia carriera ha avuto modo di occuparsi dei rapporti tra ndrangheta e politica e quella di Rende è un’indagine “rognosa” che tocca uno dei più importanti potentati politico-istituzionali della Calabria. Non si tratta, questa volta, di inseguire i clan per mezzo mondo alla ricerca delle partite milionarie di cocaina, né di affrontare gli odi feroci sottesi al massacro di Duisburg. Questa volta è in discussione, stando alle accuse, un punto cruciale per la Regione.

La provincia di Cosenza era stata sempre considerata la provincia “babba” della Calabria. Quella in cui i clan non avevano mai avuto un potenziale assimilabile a quello delle cosche reggine o vibonesi o crotonesi. Con l’eccezione di Paola, per il resto sembrava che il traffico di droga e le estorsioni fossero la parte più rilevante dei gruppi organizzati cosentini, famelici ma lontani dalla politica e dalla istituzioni. La Procura di Catanzaro ha, negli anni, mostrato sempre molta determinazione verso la politica locale (più cosentina che catanzarese in verità) e non sempre i risultati finali (ossia le condanne definitive) sono state all’altezza delle aspettative iniziali degli investigatori. Tuttavia non si può negare che, mentre Reggio Calabria è da un decennio - e con rarissime eccezioni (l’ex consigliere regionale Zappalà o qualche ex consigliere comunale) - concentrata sull’ala militare dei clan, Catanzaro ha sempre mostrato una particolare attenzione nell’approfondire le relazioni tra associazioni mafiose e apparati politici. Questa volta il “colpo” è di quelli che fanno rumore.

Se effettivamente le persone arrestate dovessero risultare colluse con una potente cosca locale molte valutazioni andrebbero aggiornate e lo scenario muterebbe radicalmente. La politica cosentina, con il presidente Oliverio, esce vittoriosa nella competizione politica regionale e non si può negare che nelle province di Cosenza e di Catanzaro sia concentrata, in questa fase, la parte più rilevante del potere politico ed istituzionale della Calabria. A Cosenza di sceglierà, in un clima di polemiche furibonde, il prossimo sindaco e la scadenza interessa tutta la Calabria se, come pare, su Cosenza si concentra la selezione della prossima classe dirigente regionale.

Per il dottor Gratteri - che molti sperano alla guida della Procura di Catanzaro – si prepara una sfida nuova. Le inchieste sulle relazioni tra politica e ndrangheta richiedono una sofisticata visione culturale, sociologica, storica e addirittura antropologica della Calabria, al fine di poter distinguere gli ammiccamenti, le effusioni, i piccoli intrallazzi dai reati che meritano la galera. Una sfida importante, quindi, in cui la politica calabrese non può mancare di offrire il proprio apporto, non nei termini della sterile solidarietà e vicinanza, ma con una lettura intelligente e sincera della situazione.