Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. Rende e la Calabria senza più Modelli

L’ANALISI. Rende e la Calabria senza più Modelli

rende3   di ALDO VARANO

- C'è un risvolto drammatico per la Calabria e i calabresi nel “Caso Rende”. Si compendia nel passaggio repentino dal "modello Rende" al “sistema Rende”, locuzione negativa che sottintende l’esistenza di un grumo compatto di complicità tra politici, uomini potenti e malaffare di stampo mafioso. Tutti insieme, con l’obiettivo di produrre e conquistare voti e consenso attravereso l'illegalità.

rende2Riassumo i precedenti. La città di Rende da molti anni viene valutata come il più bel fiore all'occhiello della Calabria moderna. Un briciolo di territorio (certo, soltanto un briciolo) la cui materialità urbana è adeguata ai bisogni più evoluti delle società contemporanee. Un briciolo di valore strategico perché dimostra che anche la Calabria può trasformarsi diventando Europa. Mai nessuno fino ad oggi aveva avuto da ridire, in modo significativo, sul “miracolo riformista di Rende” (immagine ancora usata nei titoli dei giornali che hanno raccontato il malaffare di cui sopra nei giorni scorsi). Un processo guidato e diretto per almeno 40 anni dai Principe che si sono divisa la faticosa mission dal padre (Francesco) al figlio (Sandro) protagonisti e leader del gruppo politico-culturale che ha (avrebbe) realizzato il “miracolo”.

Ho letto che un loro ammiratore (o cliente?) ha argomentato di non credere a una parola delle accuse perché la creazione della bellezza è incompatibile col malaffare. Retorica, ma anche tracce di verità. Qui però non verrà analizzato questo assunto che sarà invece usato come strumento per riflettere su una questione che non riguarda Sandro Principe e il suo gruppo ma la Calabria i cittadini e la comunità calabresi, ancor prima e più della politica (tutta).

rende1Principe col suo gruppo è accusato di avere avuto e/o cercato e/o accettato aiuto dalla mafia di Rende a cui ha fatto favori in cambio di voti e consenso elettorale. Se decidiamo che sia vero (fermo restando che non lo deciderà l’accusa o la difesa, ma un regolare processo) si apre una questione che col processo non ha punti di contatto. Sintetizzo: se Principe ha fatto bene costruendo (a quanto si dice) un “miracolo” perché per avere consenso ha (ha dovuto?) cercato accordi con la mafia?

L'unica risposta possibile è drammatica e terribile: per la Calabria, per i cittadini calabresi amministrare bene non è sufficiente per dare voti e consenso.

Più esplicitamente: il rapporto tra la buona politica e il consenso in Calabria è fragile; anzi, nella nostra regione è privo di un qualsiasi rapporto di necessità.

Ma se così fosse sotto accusa non ci sarebbero più il sistema politico o quello della correttezza dei politici perché ci troveremmo in una situazione in cui la ricerca del consenso e la concessione del consenso da parte dei cittadini - asse strategico della democrazia voluta e conosciuta nella seconda metà del Novecento - qui in Calabria spinge e in qualche modo “costringe” verso il malaffare. Esplicito nuovamente: la buona politica non produce (non produrrebbe) consenso. Quindi chi vuole averlo e conservarlo, in Calabria, deve trovare altre strade.

Il Modello Rende (stiamo continuando a ragionare sul presupposto della fondatezza delle accuse) si rivela come sistema Rende, affoga nel fango e lascia l'intera Calabria priva di qualsiasi modello. Nessuno dei 400 e più comuni della Calabria può diventare l'esempio da imitare per migliorare la nostra situazione.

Un’ipotesi (se verificata) che getterebbe una luce oscura su sindaci, parlamentari, dirigenti di strutture e istituzioni sociali della società calabrese. Torna in mente un’inquietante valutazione di Prodi che nell’intervista a Marco Damilano (Missione incompiuta, Laterza, 2015) sostiene che “non è difficile sapere come si guariscono i problemi” ma capire come si possano “risolvere quei problemi e, allo stesso tempo, vincere le elezioni”. Un ragionamento, quello prodiano che si conclude in un disperato: “Per rincorrere il voto di oggi (cioè il consenso, ndr), si distrugge il nostro domani” (pagg 143/145).

rendeSe chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui si aspetta una soluzione resterà deluso. Non ho soluzioni. Ho solo domande. Una più inquieta e inquietante dell’altra e la speranza che i magistrati che si occupano del caso rende abbiano preso un abbaglio.

Ma i calabresi farebbero male a non affrontare il toro per le corna per tentate di capire come stanno veramente le cose. E’ questione dirimente per la nostra terra e forse anche per capire perché molti, quando possono, ci lasciano per cercare altre terre dove trovare ragioni più accettabili per la propria esistenza.