Direttore: Aldo Varano    

IL RACCONTO. La rivolta di Platì: non siamo come i terroristi

IL RACCONTO. La rivolta di Platì: non siamo come i terroristi

platì   di SIMONA MUSCO

- Ore 16,30, piazza Duomo, Platì. Nell’aria, da mezz’ora, rimbomba l’inno di Mameli, come promemoria per chi dimentica che quel pezzo d’Aspromonte sta in Italia. Rosario Sergi, ex aspirante sindaco, in attesa dell’arrivo del senatore Domenico Scilipoti, passeggia per la piazza con il suo volantino, quello che sta affisso ai muri del paese e che pubblicizza l’evento: una protesta contro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Marco Minniti, reo di aver pronunciato una frase con la quale associava il terrorismo islamico alla ‘ndrangheta e Molembeek a Platì. Un accostamento «fuori luogo» che «offende una cittadina come Platì e la Calabria intera», recita il volantino.

Platì è un paese incastonato nei monti, di una bellezza inspiegabile. Sta lì, silenzioso, e ascolta le guerre che gli nascono nella pancia. Guerre di ideologie e scontri verbali, parallelismi scomodi, perché appongono etichette ma anche e soprattutto perché invitano a riflettere.

«Il livello di radicamento del terrorismo jihadista a Molenbeeck – ha dichiarato Minniti durante la riunione organizzata da Matteo Renzi con i capigruppo di tutti i partiti dopo gli attentati a Bruxelles - è come quello della ‘ndrangheta a Platì in Calabria».

È chiaro che l’intento di Minniti era quello di analizzare un fenomeno e semplificarlo. Perché nell’immaginario comune Platì equivale a ‘ndrangheta. E la sua uscita, sicuramente infelice per chi quella onta deve portarsela addosso, è frutto di una semplificazione socio-culturale lunga decenni.

Sponsor della manifestazione in difesa «della dignità», il forzista Scilipoti, siciliano ma eletto in Calabria. La platea si aspettava di certo un accorato appello contro Minniti e il Pd, una richiesta di tornare a casa. Ma nulla di tutto ciò. Il poliedrico Scilipoti, indossatore seriale di casacche un po’ a destra e un po’ a sinistra, ha richiamato tutti alla calma. «Quella di Minniti è stata un’uscita infelice ma sono sicuro che non voleva offendere nessuno e che spiegherà le sue parole. Se però l’assemblea lo ritiene opportuno, avvierò un’azione di sindacato ispettivo sulla questione», ha affermato Scilipoti, invocando spesso Gesù Cristo e i suoi valori.

Ma Platì non ci sta e vuole altro. Rosario Sergi, dal tavolo dei relatori, col suo megafono arringa la folla. «Chiediamo un question time o una mozione di sfiducia perché è giusto che questa offesa venga chiarita dal Parlamento. Non possiamo accontentarci», ha sottolineato.

Rammaricato per l’assenza dei sindaci della Locride, supportato, oltre che da Scilipoti, dal leader di “Liberi di Ricominciare”, Paolo Ferrara, che ha ascoltato il solo intervento del senatore in silenzio prima di lasciare l’assemblea, Sergi ha sottolineato l’ipocrisia di chi siede in un Parlamento stracolmo di indagati e dimentica che la responsabilità penale è personale guardando in Aspromonte. Un politico calabrese, per giunta, come Minniti.

Scilipoti, guardando in faccia i platiesi raccolti nella sala parrocchiale, ha ricordato che il pregiudizio è una brutta bestia. «Non si può dire che Platì e la Calabria siano composte da persone non corrette, persone così esistono ovunque – ha sottolineato -. Come politici dobbiamo impegnarci per far capire che i nostri territori hanno sofferto più di altri. Il meridione è stato quasi abbandonato dalla politica, che si ricorda di noi solo in alcuni momenti». E dal pubblico arriva il primo commento: «nelle tornate elettorali», brontola una signora dalla quarta fila. Una frase che cristallizza la percezione che Platì ha della politica: un prendi e fuggi.

Scilipoti però è sicuro: nessuno dei politici «ha in testa di identificare Platì o altri paesi come paesi del malaffare». Stigmatizzando l’assenza della politica e la necessità di passare dalle parole ai fatti, ha chiesto ai parlamentari calabresi di mettere in moto il cambiamento. «Io sono qui per aiutare questo territorio e i parlamentari, a prescindere dal partito, devono dare risposte», ha detto poco prima di abbandonare la sala. Scilipoti ha però dato la disponibilità a presentare un’interrogazione, chiedendo comunque di attendere qualche ora per ricevere una risposta da Minniti. La cui uscita, secondo Francesco Sergi, fratello di Rosario, sarebbe però «premeditata». L'assemblea ha chiesto dunque un atto formale a Scilipoti, che trasformerà il verbale della giornata in atto di sindacato ispettivo. Prima di reinfilarsi la giacca lo ripete: «mi sembra strano che un parlamentare dica ai propri concittadini che sono paragonabili ai terroristi». Ma i platiesi scuotono la testa: «però l'ha detta la parola Platì. È grave che venga da un meridionale. Se avesse dignità dovrebbe chiedere scusa a tutti i platiesi e i calabrese». La frase di Minniti, ha concluso Sergi, indica però anche altro: non avere una rappresentanza politica significa essere deboli davanti al mondo intero. Ma dal pubblico è Francesco Mittica, ex sindaco di Platì, la cui amministrazione è stata sciolta «scandalosamente» per infiltrazioni mafiose, ad annunciare l’impegno: una «lista aperta a tutti quelli che hanno a cuore le sorti di Platì», fondata su tre punti: «giustizia libertà e lavoro».