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CALABRIA. Soldi e sviluppo. Ma l'inno alla gioia non basta

CALABRIA. Soldi e sviluppo. Ma l'inno alla gioia non basta

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- La Regione Calabria avrà, dunque, a disposizione un finanziamento per circa 1.198,7 milioni di euro che si integrano con 132 milioni di euro previsti per il Patto per la città metropolitana di Reggio Calabria. A questi saranno aggiunti i finanziamenti, in discussione nella cabina nazionale di regia dove Oliverio rappresenta il Mezzogiorno, che saranno attribuiti per la Calabria ad ANAS e RFI.

Questi sono i dati comunicati nei giorni scorsi dal presidente della Regione, che hanno già innescato un vivace dibattito (Vittorio Daniele e Stefania Covello ad esempio), con accenti e sensibilità ovviamente diverse. Una cosa bisognerebbe, però, evitare: l’enfasi eccessiva sulla soluzione di tutti i mali ed i guai della Calabria dopo la definizione di questi soldi che dovrebbero giungere nella nostra regione. Ne abbiamo, infatti, viste tante nei decenni passati che un minimo di autocontrollo nell’esaltazione delle magnifiche e progressive sorti del Governo Renzi in quanto ad attenzione verso il Sud e la Calabria consigliano di andarci con i piedi di piombo.

Un dato e’ certo: quel famigerato Patto per lo Sviluppo sembra uscire dalle secche in cui si era incagliato e ciò è sicuramente merito della Giunta regionale, che sulla base dell’impostazione illustrata al Consiglio regionale ha definito una proposta che è stata nazionalmente apprezzata e che riguarda sia obiettivi di carattere programmatici sia singoli interventi. Si va dalla ZES a Gioia Tauro ad un pacchetto di interventi organici nei settori del rischio idrogeologico, dalla bonifica dei siti inquinati alla depurazione, dal piano regionale dei rifiuti al rischio sismico.

C’e’ poi il capitolo più spinoso, che è quello dello sviluppo: vengono codificate nel Patto le misure per il monitoraggio e l’accelerazione della spesa per la realizzazione della banda larga, l’imprenditoria giovanile e l’agroalimentare industriale. In modo più specifico viene focalizzata una misura per la rapida attivazione del credito d’imposta con una integrazione di fondi all’interno del Patto, interventi per il turismo, la cultura e lo sport oltre un programma sull’edilizia scolastica.

Il punto su cui più di un dubbio non solo e’ lecito ma e’ doveroso e’ proprio quello dello sviluppo: se i soldi ci sono non e’ detto, infatti, che questi si tramutino in reale sviluppo. E cioè in più posti di lavoro per i giovani e aumento reale dell’occupazione, facendo così segnare una visibile e concreta rotta mutata ai disincantati calabresi. Lo ha ben scritto alcuni giorni fa il prof. Vittorio Daniele: senza politiche europee e nazionali che stimolino la domanda e’ improbabile che la crescita riprendi. In Calabria il problema dei problemi e’ quello dell’occupazione giovanile: dalle parole si deve passare ai fatti subito. Fatti percepibili che mutino il quadro di tante, troppe famiglie che non ce la fanno più.

La mission di Oliverio e dei suoi assessori o e’ questa o hanno fallito e, dunque, quei soldi o servono allo sviluppo con lavoro creato o faranno la fine del passato e cioè dispersi nei mille rivoli dell’inconcludenza e della clientela parassitaria.  La‪Calabria necessita – dice giustamente il prof. Francesco Aiello - di politiche strutturali e non di "giochetti assistenziali" che servono solo alla felicità di breve periodo degli illusi beneficiari e di chi ne alimenta le illusioni.

Ne’ Renzi e i suoi entusiasti coristi possono pensare di cavarsela con gli inni alla gioia che leggiamo in queste ore: ancor Daniele ricorda a tutti che le politiche regionali possono fare ma quelle nazionali contano assai di piu’. E che occorra fare di più lo riconosce lo stesso Oliverio. ‘’Occorre in particolare – dice il Presidente - che la svolta impressa incida più in profondità ed in modo più esteso nel corpo grande e malato della Calabria’’. Questo e’ il punto ed e’ su questo che si misurerà nel concreto il cambiamento e vedremo se quei soldi porteranno o meno lo sviluppo tanto atteso. Al di la’ della subalternità e della inconcludente lamentela ma al di là anche della propaganda inutile.