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COSENZA. Il Pd i Notabili e il fascino sottile della sconfitta

COSENZA. Il Pd i Notabili e il fascino sottile della sconfitta

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- UNO. Lo ripeto per necessità espositiva. Il cuore della questione cosentina, e quindi delle prossime comunali, è la crisi del Cdx. E’ grazie alla sua implosione che ad Occhiuto sono venute meno energie vitali: il Ncd dei Gentile, i Morrone, l’eredità del mancinismo…

Va aggiunto, perché non abbastanza chiaro agli attori in scena, che crisi del Cdx non significa automatica vittoria del Csx. Guai a dimenticare la lezione del 2013 quando il crollo verticale del Cdx di B alle politiche non diventò vittoria dei Dem, come continuano a non rendersi conto l’on. Bersani e la sua area. Né la circostanza che a Cosenza non ci sia un’area e un centro politico e mediatico che somigli a quello nazionale del M5s del 2013, significa che alle comunali cosentine non si possano manifestare insieme l’implosione del Cdx e la sconfitta del Csx.

Ciò che farà (potrebbe fare) la differenza sarà la presenza o meno di una strategia che approfitti della crisi del Cdx e delle pulsioni e preoccupazioni che quella crisi ha innescato nei cosentini, convincendo la città e i suoi ceti sociali fondamentali che il Csx è in grado di vincere e che, anzi, s’è organizzato per vincere e che quindi col Csx bisognerà fare i conti per costruire un ruolo importante di Cosenza.

DUE. La palla, tenendo conto dei rapporti di forza esistenti, è nelle mani del Pd. Lo sbocco sarà nitido: il Pd, e solo il Pd, avrà l’alloro della vittoria o la responsabilità della sconfitta.

Ma il Pd non è un partito di massa come quelli che abbiamo conosciuto nella Prima Repubblica. E’ una confederazione di gruppi che tiene insieme pezzi di quelle culture, ognuno dei quali in Calabria è guidato (diretto) da un “Notabile” (uso l’espressione in senso tecnico, non dispregiativo). Lo dimostra l’assenza di un vero e proprio gruppo dirigente del Pd sostituito di volta in volta, e surrogato nei momenti decisivi, dall’Assemblea dei Notabili cui spetta il compito di trovare soluzioni e sciogliere nodi. Da qui la discrezionalità delle regole e il muoversi tra una deroga e l’altra.

TRE. Questo quadro accentua la possibilità che all’implosione del Cdx non faccia seguito la vittoria del Csx proprio perché non pare che l’Assemblea dei Notabili di Cosenza abbia fin qui trovato la quadra. Il Pd come si presenterà ai cosentini? Come trasmetterà la certezza di avere la vittoria in tasca spingendoli a investire su una nuova maggioranza che abbia i Dem tra i soci fondatori?

Ancora non c’è nessun segno che si stia tentando di vincere. Non emerge, soprattutto, un impegno veramente corale dell’Assemblea dei Notabili (deputati, consiglieri regionali, poche altre figure) capace di convincere che sarà il Csx a trazione Pd a riempire il vuoto creatosi (ancor prima che a Cosenza a Roma e in Italia) nel Cdx. Anzi, per dirla tutta, inizia ad alitare la sensazione che non vi sia un oggettivo interesse comune dei Notabili Pd a vincere e che, invece, giochino ognuno/a a indebolire un altro/a nella convinzione di salvarsi e/o avere certezze di successo alle prossime elezioni politiche quando la lotta, col nuovo sistema elettorale, sarà a stracciare tipo “mors tua vita mea”.

Impressiona l’indecisione del Ncd dei Gentile che tirano alle lunghe il che fare? perché non ancora convinti che il Pd sia sul rettifilo giusto per vincere. Il Ncd non vuol finire tra i perdenti. La sua forza è interamente concentrata nel fatto che è tra i vincenti: se non vince sparisce. I Gentile guardano e fin quando non accerteranno che il Pd può e soprattutto vuole vincere non prenderanno posizione aspettando, casomai, il ballottaggio per trattare a bocce ferme con chi sarà più vicino alla vittoria. L’indecisione del Ncd non dipende dalle sue incertezze ma da quelle del Pd. E’ questo il segno più evidente dell’indolenza dei Notabili Dem, della loro scarsa volontà di vincere quasi fossero presi dal fascino sottile della sconfitta.

QUATTRO. Si può giocare a perdere, o ritagliarsi una spazio che porta inevitabilmente a perdere, anche facendo finta che ci si sta impegnando. Lo sanno tutti a Cosenza che Occhiuto, come candidato singolo, è più forte di Presta ma che Presta può facilmente surclassarlo con le liste se l’Assemblea dei Notabili Pd deciderà, o sarà costretta a decidere, di gettare tutto ma proprio tutto il suo peso nello scontro elettorale.

Ma sulle liste, nel Pd, c’è un’aria strana. L’on. Magorno ha proposto che tutti i Notabili (lui si farebbe torturare prima di chiamarli così essendo una sorta di primus inter pares) entrino nelle liste. Ma i Notabili fanno orecchie da mercante: dispostissimi a dare un nome del proprio gruppo per dar forza alla lista Pd. Ma è proprio questa la strategia che spinge verso il disimpegno: ti propongo uno per la lista e l’aiuto a eleggerlo, così avrò anche una mano nell’amministrazione se si vince. Ma chi si preoccupa non di eleggere uno ma di vincere le elezioni assumendosene la responsabilità e pagando il conto se si fallisce? Se si perde con la logica del ti dò uno per la lista, qualunque Notabile potrà dire ho aiutato ma gli altri… E magari aprire un conflitto: ma chi conta e pesa veramente a Cosenza? E Oliverio, lui che è Governatore, che ha fatto e quanto conta? E quindi, chi dovrebbe essere capolista alle prossime politiche?

L’unica via sarebbe, se viene rifiutata l’ipotesi del tutti i Notabili in lista chiedere a ognuno di loro (la Covello e la Bruno Bossio, Bevilacqua e Guccione) di dar vita ognuno a una propria lista. Soluzione quest’ultima che darebbe il senso di un impegno corale e un buttarsi nella mischia con l’obiettivo vitale di vincere. Certo, impossibile che questo meccanismo escluda Magorno e Guglielmelli, anche loro o candidati e/o facitori di una lista, anche loro a metterci la faccia e a misurare il consenso. Se accadesse le alleanze del Csx si salderebbero subito e il problema non sarebbe tanto quello di trovare altri ma di tenere fuori i poco affidabili.

CINQUE. Ma in politica i progetti personali, senza intenzionalità, non diventano mai strategia. Spesso, mentre tutti tentano di vincere da soli, finiscono col consegnarsi in gruppo, senza eccezione alcuna, alla sconfitta.