Direttore: Aldo Varano    

IL DIBATTITO. Caro Veltri, per farcela è necessario che entri in gioco il sistema Calabria

IL DIBATTITO. Caro Veltri, per farcela è necessario che entri in gioco il sistema Calabria

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Su zoomsud Filippo Veltri ha aperto una nuova discussione (avviata anche sul Quotidiano del Sud) sulle prospettive dalla Calabria a seguito dell’informazione del Presidente della Giunta regionale Mario Oliverio sull’iter di definizione del Patto per la Calabria. Finalmente vedo crescere un dibattito, non ancorato totalmente al passato, ma rivolto al futuro ed alle opportunità che la Calabria ha davanti a se.

La prima domanda: è un caso che questo positivo terreno di discussione si ritrovi solo ora, in concomitanza di un’azione di governo regionale che tende a recuperare, con una trasparente ed efficiente programmazione di risorse, considerazione e rispetto nelle istituzioni e nella società? A mio parere il contenuto propositivo di una tale discussione, anche in presenza di accenti critici e stimolanti, è il segno di un clima politico che cambia anche perché, magari lentamente, si comincia ad intravedere una possibilità reale di cambiare in Calabria una realtà storicamente immobile e statica, considerata fatalmente destinata ad una inesorabile disgregazione economica e sociale. Nessun ottimismo di facciata; ma con la definizione di quasi tutti gli strumenti di programmazione economica, con la costituzione di un consistente fondo per lo sviluppo, con il recupero di una credibilità nazionale si può aprire una nuova fase.

Ma, dice Veltri, “se i soldi ci sono, non è detto che questi si tramutino in reale sviluppo”.

Andiamo per ordine: la Calabria può anche continuare a chiedere nuove risorse (ed il confronto è ancora aperto su scelte che riguardano i più importanti enti di Stato a partire da Anas e RFI); ma la Calabria deve soprattutto spendere le risorse di cui dispone. Ha ragione il presidente Renzi quando sfida le regioni meridionali sul terreno della spesa; ed è questa la vera sfida che la Calabria deve vincere per rivendicare il diritto a svolgere una funzione nazionale.

Ma a chi spetta attivarsi per rendere efficiente e veloce l’iter della spesa? Su questo Veltri si è fermato nella sua analisi. Tocca, io credo, alla Giunta regionale in primo luogo; ma il processo di programmazione e di spesa chiama in causa tutto il “sistema Calabria”.

Non ho mai pensato, nemmeno negli anni più bui dei governi regionali, che la deriva assistenziale della Calabria sia solo il frutto di una cattiva amministrazione; c’è stato sempre il concorso attivo di un sistema d’imprese italiano e regionale ben disposto ad incentivi incamerati in assenza di stabili processi produttivi; di larghe fasce di sindacato impegnato a perpetuare sussidi a lavoratori inattivi; di ricercatori dedicati a ricerche prive di risultati e svincolate dai processi d’innovazione, di intellettuali asserviti al potere.

E’ il “sistema Calabria” che deve cambiare; che si deve misurare con la quantità la qualità della spesa pubblica. Ed è bene che il confronto, l’approfondimento dei problemi si sviluppi su come utilizzare le occasioni di spesa, su come velocizzare le procedure, su come garantire trasparenza, sulle ricadute in termini di innovazione, di lavoro e occupazione.

La discussione ritorna sempre sulla Calabria, le sue articolazioni sociali, il sistema delle imprese, l’organizzazione produttiva, gli apparati strumentali, il mondo intellettuale e culturale, il rapporto tra emergenze e sviluppo, il livello spesso avvilente del confronto e dello scontro politico, la qualità dei partiti e della democrazia, la selezione delle classi dirigenti, il ruolo delle nuove generazioni. Con una novità che può cambiare la sostanza del dibattito: l’iniziativa della Giunta regionale ha creato le condizioni per aprire una stagione di stabili cambiamenti che, per essere efficaci, devono essere sorretti da un movimento complessivo del “sistema Calabria”.

Non è una cosa di poco conto che laCalabria si stia progressivamente mettendo con “le carte in regola” nel rapporto con gli organismi dell’UE e con il Governo nazionale. Ed è per questo che la nostra Regione cresce in autorevolezza e rispetto. Certo, ci sono sempre i rischi derivanti da una crisi tale da fare tremare i polsi, da un società piena di drammatici e laceranti contrasti, da un sistema di interessi ed illeciti aggravati dalla penetrazione della mafia; ma la strada è tracciata.

La Calabria oggi ha una propria idea dello sviluppo e dispone delle risorse per un’azione d’urto. Forse il processo è stato lento; ma il terreno trovato non era tra i più fertili: una macchina guasta, la necessità di un difficile lavoro di ricognizione, la ridefinizione delle regole di governo, la riattivazione di procedure ferme su binari morti; la ricostruzione del quadro regionale della programmazione e delle risorse, la bonifica in corso degli enti strumentali.

Oggi la Calabria è ad un bivio e la strada che imboccherà potrà diventare irreversibile: c’è bisogno di una grande progetto di riaggregazione sociale; il “sistema Calabria” può e deve dimostrare al Governo ed al Paese di sapere sostenere la sfida della spesa in funzione dello sviluppo.