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Liste all’Antimafia? E’ la deriva dei partiti in crisi

Liste all’Antimafia? E’ la deriva dei partiti in crisi
partiti UNO. Jole Santelli ed Enza Bruno Bossio. Magorno e Occhiuto. Politicamente uno/a contrario/a all’altro/a. Ma tutti come una pigna a invocare la stessa cosa: il controllo dei candidati delle loro liste da parte della Commissione parlamentare antimafia. Anche Annarita Leonardi, che si è candidata a Platì, ha fatto la stessa richiesta e c’è da credere, se non lo ha già fatto, che il suo esempio verrà seguito dalla sua avversaria Ilaria Mittiga, figlia dell’ex sindaco di Platì che ha già fatto sapere da tempo che a Platì la ‘ndrangheta non esiste.

Da parte sua la Commissione Antimafia tenta di buon grado di conquistarsi un po’ di spazio ed ha proposto un codice etico sui candidati. Il Codice come tutti i gesti di (presunta) buona volontà privi di sanzione serve solo per i titoli dei giornali, la polemica tra addetti ai lavori, gli spot.

La presidente Bindi, che presiede l’Antimafia, in ogni caso, ha già fatto sapere che non potrà controllare tutti e 150mila candidati e si limiterà al controllo dei candidati in comuni già sciolti per mafia. Quanto serve questo lavoro non lo si può sapere ma il pregresso racconta di pasticci e polemiche, diversamente valutati, come quello che ha riguardato l’attuale Governatore della Campania: censurato dall’Antimafia, sostenuto dal suo partito (Pd), votato dai cittadini: vai a capire chi ha ragione e chi imbroglia. Del resto, anche i codici etici e/o di autoregolazione di sindacati, partiti, corporazioni, ordini professionali hanno mai funzionato. In realtà, l’Antimafia fa balenare soluzioni che non è in grado di garantire.

DUE. Ma c'è un problema molto più serio del battage di queste ore. Quali messaggi arrivano all’opinione pubblica dalla richiesta dei partiti di far controllare le liste dei propri candidati da un potere esterno e diverso da quello previsto dalle leggi?

Il primo, immediato e destinato a corrodere ancor più la credibilità della politica e dei partiti, è questo: “Noi rinunciamo ad assumerci solennemente la responsabilità e la garanzia sulla correttezza dei candidati che vi proponiamo. E prendiamo atto di non essere in grado di assicurare con le nostre strutture, né soprattutto con la nostra comunità-partito, di scegliere (con un margine d’errore fisiologico, cioè vicino a zero), candidati che oltre ad essere capaci non sono né ladri né mafiosi”. Vale la pena aggiungere che è un messaggio devastante?

Il secondo, è più complesso. La richiesta di tutti i partiti di controllare le proprie liste serve soprattutto ad insinuare che devono essere controllate le liste degli altri perché trattasi di liste corrotte ed eticamente guaste. Insomma, la richiesta, in generale, fa parte degli spot elettorali con buona pace del lavoro che deve (dovrebbe) essere fatto, con diretta assunzione di responsabilità dei partiti e dei loro gruppi dirigenti, per garantire liste trasparenti; credibili non solo rispetto alla raccolta del consenso ma anche rispetto a capacità e correttezza. Domanda inquietante: se i partiti non riescono a fare questo a che (e a chi) servono?

Terzo problema, molto delicato. Se dopo il mitico e impotente controllo dell’Antimafia, ad elezioni avvenute e Giunte comunali fatte, le indagini di magistratura e forze dell’ordine scoprono che un Comune è infiltrato dalla mafia e/o che non si muove un documento se non viene sollevato dalla forza delle mazzette, di chi è la responsabilità? Della Bindi e di Claudio Fava? Magorno e Occhiuto, la Santelli e la Bruno Bossio diranno che loro avevano perfino chiesto e/o fatto controllare le loro liste dall’Antimafia e che quindi non c’entrano nulla?

TRE. La mafia e la corruzione devono batterle e vincerle i partiti, intanto assumendosi la responsabilità di scegliere persone giuste. Se loro non ci riescono la democrazia è perduta. Ci saranno altre cose: populismi, leaderismi, Grandi Fratelli, dittature adattate ai territori e al terzo millennio. Ma la democrazia non ci sarà. Lo so che ci vuole coraggio a ricordare l’importanza strategica di partiti e movimenti mentre l’autorevolezza dei partiti (e dei movimenti) è sotto la suola delle scarpe. Ma se invece di cominciare ad assumersi le responsabilità, a partire da quella decisiva delle donne e degli uomini che schierano in campo, partiti e movimenti cercheranno escamotage, non cominceranno mai ad uscire dal degrado in cui oggi si trovano.