
Nel sogno ero olandese. Alto, biondo e con gli occhi azzurri. E sono andato in vacanza. In una città del Sud d’Italia. Chi pensa di conoscerla dopo aver visitato solo Roma o Firenze o Venezia non sa niente. Dovrebbe provare a ripetere la mia esperienza. Andare in vacanza a Reggio Calabria. Estrema punta della penisola. Di fronte la Sicilia e ai lati il mare.
Siamo arrivati con un charter partito da Amsterdam alle 7 di mattina. Alle 11 eravamo già in albergo, un bel nella Via Marina della città: vista sullo Stretto e laggiù l’Etna di grande suggestione. Giustamente si chiama Miramare. Siamo usciti subito, per goderci una passeggiata sullo splendido lungomare alberato, il più bello mai visto. Io ho girato tanto, da Miami a Nizza e non ho mai visto luoghi così affascinanti. Abbiamo gustato un gelato che non ha pari. In questa città ci sono dolciumi e gelati strepitosi. Il sole ed il profumo del mare ci hanno subito conquistati, e non volevamo più andar via.
Ma il Tour Operator a cui ci eravamo rivolti aveva organizzato tutto alla perfezione. Alle 14 siamo andati al Museo cittadino. Magna Grecia e i Bronzi di Riace, molti dei miei compatrioti hanno rischiato la sindrome di Stendhal. Siamo usciti dalla visita guidata dopo le 17, felici come mulini a vento, per imbarcati sul Pullman per la prima escursione. Destinazione Scilla. Siamo arrivati giusto in tempo per goderci uno dei tramonti più spettacolari mai visti. Scilla è un posto straordinario. Ci sembrava di vedere le navi di Ulisse ad un passo. Abbiamo visitato il castello, ci siamo perduti nei vicoli di Chianalea, tra l’odore del mare e dei curiosi gatti rapinatori. La cena si è svolta in un ristorante in loco. Non vi dico le prelibatezze. Ed il vino locale, meraviglioso. I compatrioti erano a festa come tanti tulipani sbocciati. Al ritorno siamo usciti dall’albergo per tuffarci nella vita della Via Marina reggina. Musicisti, artisti, lidi affollati, conferenze, turisti di ogni nazionalità. Abbiamo comprato gadget di ogni tipo e gustato specialità. Siamo rientrati dopo le due.
La mattina dopo siamo partiti alle 9. Verso la costa Jonica. Prima tappa il castello di Sant’Aniceto a Motta San Giovanni. Le foto non si contano ormai. E che dire del viso dei compaesani quando siamo arrivati alle pendici di Pentedattilo? E la loro gioia nel visitarlo, con la guida che ci raccontava le storie tenebrose che lo riguardano! Un luogo senza eguali, vi giuro. Il viaggio è proseguito verso il castello dell’Amendolea, e poi nell’area Grecanica, tra strapiombi e vegetazione selvaggia. Abbiamo visitato Bova Superiore, e poi siamo andati in un paesello abbandonato nei boschi dove grazie al genio visionario di un artista locale si è formata una comunità di artisti che vivono nella beatitudine della tranquillità. Africo Antica, si chiama. Abbiamo consumato una colazione con prodotti tipici locali, mentre la guida continuava a raccontare le storie meravigliose di questa terra, e poi ci siamo recati a mare, in una spiaggia meravigliosa con la sabbia argentata e l’acqua cristallina. Al tramonto siamo tornati non senza esserci fermati presso l’oasi naturale di Saline, un laghetto che ospita esemplari rari di uccelli migratori come Fenicotteri e Cicogne. Uno spettacolo.
Il giorno dopo siamo partiti per il tour più lungo. Locri, e gli scavi. L’anfiteatro, il museo. Sempre più ammaliati, siamo poi saliti verso Gerace. L’atmosfera medievale, il castello, le chiese. Quella con le colonne greche dentro! Sono così fortunati questi calabresi, abbiamo pensato. Poi abbiamo visitato Gioiosa e Roccella, e le loro antichità. Davvero uno spettacolo continuo. Nel primo pomeriggio siamo andati sullo Zomaro: una montagna da dove vedi insieme due mari, Jonio e Tirreno. L’Aspromonte è di una bellezza selvaggia ma allo stesso tempo quieta. Ci siamo fermati in un bosco per spiare gli scoiattoli neri, che ci passavano accanto noncuranti. Siamo scesi dall’altro lato per vedere dal belvedere di Palmi il sole che si tuffa a mare tra le isole Eolie.
Erano tutti impazziti. Credo siano nate anche delle storie d’amore. Bellezza e amore s’incrociano sempre. Quindi cena a Bagnara e ritorno in hotel solo a notte fonda, stanchi morti ma sazi.
Il giorno dopo abbiamo visitato la città di Reggio. Il Castello Aragonese, gli scavi e i resti antichi, disseminati per tutta la città, e poi con il pullman siamo saliti sulla collina di Pentimele per uno sguardo sullo Stretto a volo d’Aquila, da un vecchio fortino che domina la zona, trasformato in attrazione turistica. Era bellissimo incontrare persone di tante nazionalità, con le loro macchine fotografiche e con l’allegria dipinta sul volto. Nel pomeriggio libero siamo andati a negozi: manifatture locali, eleganti, con personale qualificato ed accogliente. Io e i miei compatrioti siamo stati felici di spendere qualche migliaio di euro in questa città incantevole.
Siamo rimasti altri due giorni. Non ho tempo per raccontare tutto. Campi interi di pannelli solari. Il verde curato alla perfezione. Le spiagge di una pulizia spiazzante. Il mare di cristallo. Ovunque un tranquillo ordine cittadino, con le automobili in fila indiana e quasi inesistenti nel centro storico con mezzi pubblici a sufficienza.
Per la sera il Tour Operator aveva previsto la nostra partecipazione ad una delle numerose sagre locali. Pomodoro, melanzane e vino in quantità. Abbiamo ballato al ritmo della tarantella, mischiandoci con i calabresi gioviali e sorridenti sempre. Ho preso una cotta per una ragazza di Reggio: occhi neri come l’ebano e labbra da ballerina di flamenco. Mica io solo. Le luci della Via Marina, la costa siciliana di fronte, profumo del mare, il tepore del clima… vorrei vedere qualcuno che non si prende la cotta. Per difendermi ho pensato: devo trovare un difetto. Ma ho fatto cilecca e mi son lasciato andare.
Torno, certo che ci torno. Torneremo tutti portandoci altri dietro.
Anche da noi in Olanda dovrebbero fare come a Reggio. Altro che fabbriche e solo fabbriche. Qui i soldi li spremono soprattutto dalla bellezza.
Poi mi sono svegliato. Non ero più olandese. E la Calabria è tornata com’è. Certo, basterebbe poco. Lo dicono tutti. Ma intanto tutto continua ad essere come sempre. Che ci sia qualcosa che non va?