
Si sa ad ottobre saremo chiamati a dire la nostra sulla riforma costituzionale voluta da Renzi e dalla sua maggioranza. La battaglia per il Si o per il No sarà cruenta. Non in Calabria forse, ma nel paese ne vedremo delle belle.
Ora è chiaro che il nuovo assetto della Costituzione metterà in fibrillazione interessi enormi e non tutti trasparenti. La fine del bicameralismo tra Senato e Camera rischia di mandare in fumo lobby e corporazioni che traggono linfa e protezione dall’estenuante iter di approvazione delle leggi. Iter stravolto dalla riforma che impedirà imboscate e ricatti tra commissioni, aule della Camera e del Senato, audizioni, emendamenti e ordini del giorno.
Certo per vedere il nuovo assetto bisognerà attendere la prossima legislatura, sempre se il Sì riuscirà a farcela come, sulla base degli attuali sondaggi, è lecito prevedere. Nel 2018 probabilmente la nuova Costituzione entrerà in vigore. A dirlo è l’articolo 41 della legge appena approvata: “Le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano a decorrere dalla legislatura successiva allo scioglimento di entrambe le Camere, salvo quelle previste dagli articoli 28, 35, 39, commi 3, 7 e 11, e 40, commi 1, 2, 3 e 4, che sono di immediata applicazione”.
Cerchiamo di capire cosa accadrà visto che l’assordante silenzio del nugolo di costituzionalisti delle università calabresi non ci aiuta.
Intanto, salterà subito, da ottobre, l’inutile Cnel organismo mangia soldi ignoto ai più.
Poi cominciano i guai per una parte della classe politica regionale. L’articolo 35, che scatta subito, prevede una modifica all’articolo 122, primo comma, della Costituzione, che a sua volta prevede che - con legge regionale - dovranno essere regolati gli emolumenti degli organi elettivi regionali (consiglio regionale in primo luogo, ma anche Presidente della Regione) “nel limite dell'importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione”. Per i consiglieri calabresi una mannaia, ma la stessa cosa deve dirsi per il Governatore Oliverio: anche lui organo elettivo della Regione.
Lo stipendio di Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro capoluogo della Calabria, sarà il parametro dell’indennità per gli inquilini di palazzo Campanella. Una sforbiciata, per i regionali, di circa il 70%. Ad Abramo ogni mese sono infatti versati 4734 euro lordi: euro più euro meno, 2400 netti. Pochini se paragonati ai lauti compensi dei consiglieri regionali.
Certo ci vorrà una legge regionale e qui un po’ dei 30 inquilini di palazzo Campanella avrà tirato un sospiro di sollievo: figurati, non l’approveremo mai, avranno pensato. Tra commissioni ed aula se ne parla tra qualche anno.
Ma le cose sono più complicate.
Primo scenario. Può darsi che vada così. Ma la legge costituzionale dice esattamente il contrario. Mentre le altre norme saranno applicate nel 2018, o prima solo se la legislatura si interrompe, l’ammazzaindennitá si applica da ottobre. Fare orecchie da mercante non sarà una passeggiata. Il presidente Irto ha appena portato a casa i complimenti della Corte dei conti per l’aggiustamento dei conti del Consiglio regionale e non potrà certo giocarsi la faccia con i calabresi e con l’Italia intera ritardando l’approvazione della legge di riduzione degli stipendi. Soprattutto se le altre regioni dovessero adeguarsi subito: Emiliano in Puglia e De Luca in Campania lo faranno immediatamente, vedrete. Ma non è tutto: la stessa Corte dei conti potrebbe agire per il danno erariale in caso di ritardo ingiustificato (e ad occhio e croce è difficile che la CdC si distragga sul punto). La leggina è facile, facile, un articoletto in tutto o poco più. Poi qualcuno potrebbe abbassare l’asso di briscola: uno dei pochissimi casi in cui il Consiglio regionale viene sciolto è per la violazione della costituzione e non adeguare subito gli stipendi al dettato costituzionale aprirebbe il rischio concreto del tutti a casa.
Secondo scenario. Tutti i consiglieri regionali si iscrivono ai comitati per il No insieme a Grillo, Salvini e Berlusconi e qualche attempato ex presidente della Corte costituzionale (con privilegi economici da paura cui si guarda bene dal rinunciare). La giustificazione teorica della scelta sarebbe facile facile con l’antico e nobile motto italico: “Tengo famiglia”. E per la famiglia, si sa, si fa tutto e anche il contrario.
Certo, in parecchi si arrabbieranno e troveranno un elemento aggiuntivo per votare Si. Renzi lo sa e ha già cominciato a sganciare le bombe: “Volete voi che i consiglieri regionali continuino a guadagnare come oggi?”. Una furbata eccezionale per spaccare il fronte degli avversari e per angosciare Oliverio e i Consiglieri tutti.
P.S. Ovviamente con gli stipendi ridotti dei big si passerebbe rapidamente a un'ampia sforbiciata su quella di esperti, consulenti ecc ecc