C’ERANO UNA VOLTA IL BENE E IL MALE

C’ERANO UNA VOLTA IL BENE E IL MALE
kandinsky
   Sciocco è chi si lascia innalzare sugli altari, o perlomeno è ignorante di una malvagità soprattutto latina: quella di fabbricare eroi per il solo gusto di, un giorno, buttarli giù. Parlando di letteratura, o di cinema, nell’ultimo quarto di secolo, fra le varie specie di eroi, sono andati di moda i paladini della giustizia; il giudice, il poliziotto, il giornalista, lo scrittore, il prete e persino il cane, hanno vestito i panni del cavaliere solitario che risolveva ogni mistero e dava le botte ai cattivi.

E fino a quando il paladino se ne stava sulla carta o impresso nella celluloide, tutto rimaneva confinato al mondo della fantasia. Ed ecco che i malvagi, in vena di burle, li hanno tirati fuori dai romanzi e dai film e ne hanno fatto degli eroi fisici. Si è diviso il mondo in buoni e cattivi, da un lato gli eroi e i loro fan e dall’altro i bruti per genesi. Per un quarto di secolo la finzione ha retto, ed è stato inutile dare avvisi; chi toccava gli eroi era un malacarne, o un sodale dei cattivi.

Ma si sa che per tutto c’è un tempo, soprattutto quando nonostante i superbuoni il male invece di arretrare dilaga, e stranamente ce ne sta di più rispetto a prima che gli eroi impugnassero la spada. Così quando appare inutile prendersela con i cattivi, i fan cominciano a rivoltarsi contro i propri idoli. E fessi gli eroi che sono stati al gioco, il lustro passa in fretta ma alla storia si tramandano solo le macchie.

Degli eroi degli ultimi decenni ne sono caduti tanti, e ne cadranno molti altri, per il semplice fatto che gli eroi come i mortali comuni sono fatti di carne ossa e desideri. Il trucco del bene e del male è stato bello finché è durato, ma chi davvero rischia per migliorare la società non può vedersi fregato il ruolo dai moralisti urlanti, a cui della società non frega nulla.

Il mondo va avanti per rivoluzioni e reazioni; la rivoluzione degli eroi finti si avvia alla conclusione perché non si può gridare al lupo in eterno senza mai abbattere la fiera, la gente si stanca delle guerre infinite, non ci sta a ballare sul ponte di una nave immersa in una tempesta perenne. Gli eroi che promettevano il bene si sono logorati nella lotta, uno a uno, un po’ il bene proprio l’hanno fatto, com’era umano che fosse; e il bene piano piano è tornato a mischiarsi al male come è naturale che sia.

Certo è che il bene per troppo, dell’ultimo, tempo è stato considerato un “bene” privato, di cui appropriarsi, fregiarsi, una medaglia da esibire, da appuntare ai petti, una patente da concedere. Ci si è autoproclamati buoni, si è dato il titolo ad amici, seguaci. Si è diviso il campo. Si è stati di qua o di la non per meriti, ma per decisioni altrui.

Non si è capito che il bene non ha padroni, è un fatto, obiettivo, che connota ogni nostra singola azione che sarà giudicata buona o cattiva dagli altri, non da noi stessi. E ognuno di noi può agire sempre bene o sempre male, a volte bene e altre no. Ma nessuno di noi può arrogarsi il diritto di auto eleggersi santo. La vita di tutti è fatta di buone e cattive azioni e quella civile di violazione o rispetto delle regole. Il giudizio spetta agli altri. Il mondo non cambia con i solo buoni, muta e migliora quanto più persone migliorino il loro agire. La vicenda del direttore di TeleJato, finito nella polvere in questi giorni, è un monito, dei tanti che già ci sono stati, alla retorica e al moralismo che ci hanno soffocati per venticinque anni.

*kandinsky, giallo-rosso-blu, 1925, olio su tela 128 per 201,5