LA NOTA. Platì, il Pd, la Leonardi

LA NOTA. Platì, il Pd, la Leonardi
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 Anna Rita Leonardi non correrà alle prossime amministrative e non sarà sindaco di Platì. La circostanza, a quanto pare, ha suscitato parecchia soddisfazione sia negli ambienti di centrodestra, che in quelli Pd avversi a Renzi. Ma anche e, soprattutto, sui social network e tra gli opinionisti e politologi vari che, con insaziabile foga, hanno avuto un atteggiamento così critico, quasi violento, nei confronti della giovane democrat durante quest’anno, quasi potesse lei sola distruggere Platì a colpi di post su facebook.


Il ritiro è stato frutto di una decisione “sofferta”, ha spiegato la Leonardi sui social network e attraverso una nota stampa, che è stata presa a Roma di concerto con i big del partito che, evidentemente, hanno capito o di aver fatto un grosso errore politico o di dover proteggere la “pasionaria”, non essendoci più “le condizioni” per una serena campagna elettorale.

Troppo poco per chi vuol vederci chiaro nella vicenda. Al netto dei toni trionfalistici di chi lo aveva detto e di chi si era scagliato contro la giovane democrat con una violenza verbale di rado usata contro politici, occorre capire cosa o chi abbia convinto la Leonardi e lo stato maggiore del Pd ad abbandonare Platì a poche ore dalla presentazione delle liste.

La Leonardi ha annunciato che nei prossimi giorni tornerà sulla vicenda fornendo ulteriori spiegazioni. Ed è un suo preciso dovere. Occorre che l’ex candidata e i dirigenti del Pd spieghino all’opinione pubblica cosa è successo. I motivi per i quali viene mandato in fumo il lavoro di un anno e, soprattutto, a cosa ci si riferisce quando si parla di condizioni di agibilità per la campagna elettorale. Se ci sono state pressioni illecite in un territorio ad alta pervasività criminale, occorre che vengano denunciate. Se si tratta di valutazioni politiche occorre illustrarle e se si tratta di motivazioni personali, anche. E occorre che, finalmente, qualcuno si assuma delle responsabilità.

Val la pena di domandarsi e anche di capire se e quanto abbia influito sulla vicenda il tritacarne mediatico in cui è finita la Leonardi durante gli scorsi mesi. Messi da parte, insomma, pregiudizi e violenze verbali, gli osservatori della politica in salsa calabrese hanno, per la propria parte, il dovere di indagare in maniera laica su un’altra pagina oscura della politica nostrana che ha ulteriormente dimostrato come le pressioni esterne, più o meno ignote,  le gogne mediatiche e i processi sommari siano spesso il solo  motore propulsivo di moltissime dinamiche politiche.

Il tutto mentre i programmi per disegnare il futuro di città, le competenze di chi dovrebbe incarnarli e il confronto tra le diverse posizioni rimane confinato alle ingiallite pagine di storia di una politica che non esiste più. Nemmeno da nominare poi, i bisogni e i drammi quotidiani della gente comune, sulla cui pelle si consumano spettacoli indecorosi, come quest’ultimo, senza che nessuno se ne occupi davvero o provi a dar loro risposta.