L’ANALISI. Nomine e sorteggio. E’ inutile il Consiglio? Forse

L’ANALISI. Nomine e sorteggio. E’ inutile il Consiglio? Forse
il consiglio vuoto
   Sembra che la salvezza della Calabria possa venire prima dalla Corte Costituzionale e poi dai cittadini calabresi. 

Questa la conclusione a cui porta il dibattito seguito alla decisione del Presidente del Consiglio Nicola Irto di azionare il sorteggio per nominare (non eleggere) gli organismi di garanzia. Un sorteggio, non è inutile ricordarlo, che avviene tra i cittadini che hanno fatto fatto domanda e poi sono stati riconosciuti, previa istruttoria degli uffici del Consiglio, idonei a svolgere il ruolo per il quale era stato prodotto un pubblico e regolare bando. 

E’ bene anche rammentare che la competenza di Irto a nominare è scattata dopo la paralisi del Consiglio che, come negli ultimi 20 anni, non è riuscito a fare le nomine ed ha sempre preferito accucciarsi tra le braccia del Presidente di turno (che di solito non aspettava altro). Irto ha sbagliato a scegliere il criterio del sorteggio? Sul punto ci sono molte opinioni, ma secondo me è il punto ad essere sbagliato. La questione che mi pare venga posta dal presidente è che sulle nomine c’è una normativa vecchia e stanca con la richiesta implicita (o provocatoria?) di aprire una discussione per elaborare una normativa (non deve forse fare leggi prima di tutto il Consiglio?) adeguata alle nuove esigenze e alle sensibilità della società odierna. 

E’ logico che una Assemblea che pretende di essere legislativa abbia il compito e il potere di nominare revisori in enti o società regionali? Francamente, è discutibile. Dopo la riforma che ha introdotto l’elezione diretta del Presidente della Giunta Regionale o Governatore, come giustamente viene chiamato in virtù dei poteri assegnatigli, è coerente che l’Assemblea nomini parte di qualche cda come Fincalabra che dovrebbe sviluppare una attività coerente con l’impostazione politica della Giunta? Francamente, no.

Diciamo ci la verità: i criteri e i meccanismi che portano migliaia e migliaia di calabresi ad intasare le poste italiane ad ogni inizio di legislatura per inviare il proprio curriculum non sono forse una radicale mancanza di rispetto verso i calabresi se si tiene conto delle procedure seguite negli ultimi decenni? Lo sanno quei cittadini che più sono normali e senza santi in paradiso più i loro curricula non hanno possibilità alcuna di essere sfiorati dalle mani dei consiglieri regionali?

Dai legislatori calabresi, superati questi giorni di polemica, sarebbe legittimo aspettarsi, a partire da lunedì, fatica e sudore sui testi legislativi per affrontare la questione raccogliendo la vera  sfida sottesa alla scelta di Irto. Non limitandosi a rivedere il meccanismo delle nomine ma modellando un “altro” regionalismo capace di aggredire i nodi irrisolti della Calabria.  

Solo così la politica potrà recuperare prestigio nella nostra regione. In caso contrario, sia i consiglieri che strillano sui giornali sia quelli che sfogano nei corridoi i loro malumori dimostreranno che l’obiettivo reale non è il miglioramento della Calabria ma solo la voglia di raccattare un po’ di briciole del sottopotere (clientelare) che è rimasto. 

Gli uomini tendono a vivere con la testa rivolta al passato, ma se capita ai Consiglieri regionali trascinano al disastro grandi comunità. E’ finita l’epoca del Consigliere che accumulava e distribuiva potere, che assumeva incarichi in giunta, che pesava sugli enti a vantaggio dei propri elettori. Oggi la ragione di vita del Consiglio regionale è giustificata e misurata dall’attività legislativa e di controllo che deve svolgere sull’esecutivo. Non è un ruolo minore rispetto al passato. E’ molto, ma molto di più. E’ quello che serve alla Calabria e non più quello che serviva alle cordate.

C’è un ritardo grave del Consiglio nel suo complesso che non brilla per iniziativa legislativa, né sembra aver voglia di svolgere un vero controllo. L’obiettivo centrale del Consiglio, a quanto si capisce, è la lotta più o meno sotterranea finalizzata ad acquisire spazi di potere. E’ un problema generale, non della maggioranza o dell'opposizione. Si avrà la capacità di cambiare tutti passo, maggioranza e minoranza, che in Calabria ogni cinque anni si scambiano le parti in commedia a testimonianza di una fragilità estrema che impedisce a tutti di affrontare la complessità del governare e i problemi della nostra comunità?

Se non accadrà resta solo la speranza della Corte Costituzionale. Nel valutare l’illegittimità della legge elettorale potrebbe decretare anche, con un pizzico di saggezza in più, l’inutilità del Consiglio regionale, sciogliendolo. E contro la decisione della Corte non sono ammessi ricorsi o appelli e quindi ci verrebbe risparmiata anche la farsa di queste ore.