UNO. Liberiamo il campo da ipocrisia, furbizia e ingenuità. Il sorteggio delle nomine peserà sulla storia infelice e impotente dell’autonomia calabrese la cui nascita (1970) ha coinciso con la crescita del divario tra Nord e Sud, tra Calabria e Italia. Divario che riprende a correre dal 1971.Il sorteggio, s’è detto, dimostra l’incapacità della politica (nel caso, del Presidente del Consiglio regionale) ad assumersi la responsabilità di scegliere. C’è chi è apparso pensoso e preoccupato: il sorteggio non garantisce il pluralismo che la legge pretende e che, se il Presidente avesse avuto le palle (ovviamente politiche, questo è il senso della riflessione) avrebbe garantito: i presidenti di una volta - che hanno portato il Consiglio a 50 allargando prima fila e posti indietro per famigli ed amici - quelli sì, che avevano tutto.
Tra furbizia e ingenuità sono riapparsi (toh chi si vede!) i tifosi del merito: il sorteggio non lo garantisce. La fortuna aiuta soprattutto imbecilli e cretini, mentre i Presidenti le Grandi Teste.
Notevole il contributo dei battutisti. Naccarato, che sa di latino, con fine ironia c’ha fatto dimenticare di chiedergli com’è che lui, senza sorteggio, sia riuscito a farsi scegliere (nominare) dal Csx e dal Cdx dal centrosopra e dal centrosotto.
Il peggio è venuto dai social. Ma Eco aveva già fornito in vita una geniale spiegazione.
DUE. Sul sorteggio sono legittime e inevitabili posizioni diverse. Se per argomentarle si parte dai fatti è anche meglio.
Riassumo. La legge sulle nomine, per garantire il pluralismo, vuole che vengano decise con voto libero e segreto dall’Aula consiliare. Eleggibili sono i cittadini (alcune migliaia) che presentata domanda superano la verifica degli uffici del Consiglio che controllano se chi ha fatto domanda è nelle condizioni stabilite dalla legge. Solo, ed eccezionalmente, se il Consiglio entro un determinato tempo non delibera le nomine, scatta il potere sostitutivo e monocratico del Presidente.
Domanda: quante volte il Consiglio regionale negli ultimi 20 anni ha votato le nomine?
Risposta: mai.
Quante volte s’è almeno riunito affrontando il tema per tentarci? Mai.
Quanti e quante volte i Consiglieri, quale che fosse il loro partito, hanno protestato e/o fatto casino chiedendo almeno che si votasse? Mai.
Vecchi marpioni e arrembanti new entry entrano in Consiglio “imparati”: LE NOMINE SI METTONO ALL’ORDINE DEL GIORNO PERCHÉ IL CONSIGLIO NON LE FACCIA. Anzi, perché neanche ci provi. Si aspetta il tempo che serve e la palla passa al Presidente.
Uno normale pensa: quindi negli ultimi 20 anni i Presidenti che si sono succeduti hanno fatto le nomine? Sbagliato. Anzi, no: giusto. Cioè, né giusto né sbagliato. Diciamolo meglio: negli ultimi 20 anni i Presidenti hanno formalmente deliberato le nomine ma nei fatti le nomine sono state il risultato di uno scontro tra consiglieri regionali, segretari di partito, notabili, personaggi che contano, vertici della burocrazia per far nominare ognuno i propri clienti, sbrigafaccende e/o capielettori. Merito? Pluralismo? Professionalità? Palle e decisionismo presidenziali? Tutte sciocchezze. Non servivano palle ma pelo lungo sullo stomaco per gestire il marciapiede di un clientelismo predatore e privo di pudore.
I capigruppo, tutti insieme, potrebbero spiegare alle migliaia di calabresi che ad ogni legislatura presentano il curriculum, che sono cretini e perditempo: la possibilità che hanno, anche se figli di Einstein, di essere scelti, se non hanno il merito (l’unico necessario) di essere clienti e/o capoelettori, o famigli di qualche potente è di molto inferiore al mitico zero tagliato.
TRE. Riavvolgiamo il nastro. Sapienti e inquiete sciocchezze sulla carente autorevolezza della politica e ironie sul sorteggio devono fare i conti con questa realtà (battuta per battuta: dove son finiti tutti quelli che hanno sempre in bocca la Magna Grecia e si son dimenticati che ad Atene il Sorteggio fu considerato una delle manifestazioni più alte e solenni della democrazia perché tutti dovevano poter “governare ed essere governati”). Ne segue che pluralismo, merito, palle, ironie, anche in buona fede e onestà intellettuale (accade più spesso di quanto si pensi), sono acqua al mulino di chi nasconde che da 20 anni viene tenuto in piedi un suk, dove stagna l’odore rancido del fritto, gestito da generazioni di Consiglieri, politici, burocrati potenti. Un luogo della politica come “sangue e merda”; anzi, meno sangue e più il resto.
QUATTRO. Irto, che come ha notato tra le righe nei giorni scorsi un osservatore solitamente acuto come Bruno Gemelli aveva già dato in precedenza segnali, sia pur vaghi, di discontinuità, ha rotto il giocattolo. Lo ha fatto perché incapace di gestirlo (né palle, né pelo sullo stomaco)? Forse. Lo ha fatto perché giovinezza e irresponsabilità talvolta s’accompagnano? Forse. L’ha fatto perché la maggioranza di Csx che l’ha espresso non trova la quadra tra capi e capetti, si trova infangata e lui l’aiuta? Forse. L'ha fatto perché s'è convinto che fosse giusto? Forse.
Non giuriamo e non mettiamo la mano sul fuoco per nessuno. La verità si stabilisce sempre col senno del poi, la categoria scientifica fondamentale della ricostruzione storica. Qui ed ora, sulle mosse di Irto c'è una discussione accesa ma insignificante. I calabresi, le decine di migliaia che presentano le domande e soprattutto l’intera comunità, sono interessati a levare il più gran numero possibile di suk dai marciapiedi della Calabria. Non è un caso che nelle 24 ore successive all’annuncio del sorteggio ci sia stato un silenzio da smarrimento. Né che la prima offensiva sia arrivata da un documento collettivo (i capigruppo dell’opposizione, in probabile rappresentanza di anche un bel po’ di Consiglieri e personale politico del Csx, mai silenti come in questa occasione). Nessuno voleva scriversi per primo nell’elenco di chi invoca la resistenza clientelare.
Poi è scattata la controffensiva a difesa di un meccanismo degradato al limite dell’illegittimità (si può, per 20 anni 20, far finta che il Consiglio deve fare le nomine e, per 20 anni 20, far surrogare, col l’accordo di tutti, il Consiglio dal Presidente perché disbrighi in privato il lavoro sporco che il Consiglio non vuole fare in pubblico?). Nessuno ha urlato chiedendo di modificare la legge. Nessuno ha denunciato che un meccanismo per 20 anni aggirato è marcio e va ripensato (non dovrebbero fare questo i consiglieri?). Solo chiacchiere e valutazioni a prescindere.
A prescindere dai fatti di un ventennio.