C’è qualcosa che inquieta nello scorrere l’elenco dei professori universitari schierati suo fronte del SI è su quello del NO al referendum costituzionale di ottobre. Tra loro, salvo improbabili sviste, non c’è nessuno dei docenti che insegnano nelle università calabresi. Da Reggio a Catanzaro i costituzionalisti calabresi tacciono e non prendono posizione. Certamente avranno le loro buone ragioni e sbaglierebbe chi malignasse che sono in silenzio per quieto vivere o, peggio, per timore di esporsi in una battaglia che si annuncia durissima. Cerchiamo delle risposte allora, posto che sarebbe diritto dei calabresi avere qualche indicazione dai centri di eccellenza della scienza giuridica che operano in Calabria. Una ventina tra ordinari, associati e ricercatori che, tutti sanno, hanno un ruolo importante nel mondo universitario italiano e non solo. Avere delle università in Calabria non vuol dire solo un posto vicino dove prendersi un pezzo di carta chiamato laurea, ma sta anche ad indicare un centro di alta elaborazione culturale e, quindi, politica a disposizione delle comunità regionali, della loro crescita politica e sociale.Ci apprestiamo a dire la nostra sulla più importante riforma costituzionale da quando venne approvata la Carta del 1948, possiamo da calabresi avere una nostra opinione o dobbiamo solo sentire i professori che si sono schierati nei listini contrapposti per il SI o per il NO ed assistere ai loro confronti sui giornali ed alla TV?
Eppoi c’è una domanda anche legittima: ma questa riforma serve alla Calabria oppure no? Non è una questione utilitaristica (poltrone, soldi, incarichi ect.), ma squisitamente politica. Il deficit (quantitativo) di rappresentanza che seguirà inevitabilmente alla chiusura del Senato come soggetto legiferante serve ai calabresi o no?
Li aiuta ad uscire dal tunnel in cui si trovano o li affossa ancora di più?
È la limitazione dei poteri della Regione in favore del Governo centrale è utile alla rinascita della Calabria oppure ci frega ancora una volta?
Ecco almeno su queste due o tre questioni dovremmo ascoltare la parola degli studiosi di diritto costituzionale o di diritto regionale o di diritto pubblico che sono nelle università calabresi. Può essere antipatico mettersi contro i baroni che sono già schierati da una parte e dall’altra in Italia. Può darsi che la riforma Boschi piaccia per un pezzo e non per un altro. Ma al referendum non ci sono voti parziali. Si prende o si lascia così com’è. Se non lo sanno i professori come e perché votare figuriamoci se lo possono sapere i calabresi che a quelle università danno anche un mucchio di risorse ogni anno e che avrebbero diritto ad un’opinione chiara.
Certo possiamo andare a votare anche senza la loro autorevole opinione, ma sarebbe un vero peccato.