PLATÌ. E la Bindi da LA7 attacca il Pd calabrese: non c’ha messo la faccia

PLATÌ. E la Bindi da LA7 attacca il Pd calabrese: non c’ha messo la faccia
 bindi Rosy Bindi attacca il Pd. E non sarebbe la prima volta si potrebbe anche far notare. Ma la presidente della Commissione Antimafia, che da poco ha redatto la lista degli impresentabili alle prossime elezioni, intervistata da Lilli Gruber a “Otto e mezzo”, ha rilasciato stavolta dichiarazioni destinate a far discutere forse più della volta scorsa.

Certo, la presidente dell’Antimafia è partita da una valutazione positiva sottolineando il fatto che la Commissione non ha trovato “impresentabili” nelle liste dei partiti.

Ma sollecitata dalla Gruber e dal suo ospite è andata giù pesantemente sulle liste civiche e, soprattutto, su Platì. Per la Bindi l’esplosione delle civiche è dovuto al ritrarsi dei partiti dalle situazioni complicate. Insomma la Civiche come una specie di trucco per candidare spesso l’incandidabile e favorire processi di trasformismo. I partiti non ci mettono la loro faccia, lasciano libero il campo ai non presentabili di ogni risma e quindi anche i candidati contigui alle mafie che così, la Bindi non lo dice ma è la conseguenza necessaria del suo ragionamento, hanno di fatto il via libero.

E’ stato a questo punto che la Presidente è stata incalzata direttamente su Platì. E lì la critica della Bindi, dato lo schema teorizzato sulle liste civiche e l’accusa ai partiti di ritrarsi, non poteva che colpire direttamente il Pd calabrese. No, non si poteva, ha argomentato la parlamentare, far fare tutto a una candidata “solo perché generosa giovane e bella”.

Insomma, il messaggio è netto: a Platì sarebbe dovuto scendere in campo in forze il Pd non lasciare l’operazione politica nella mani della buona volontà della Leonardi. La Leonardi spinta direttamente da Renzi nei fatti è stata (sarebbe stata) poi abbandonata in una situazione che non poteva finire com’è finita.

L’attacco, comunque lo si voglia girare, è perfino più pesante e tagliente di quello sferrato alle precedenti elezioni contro De Luca. Allora veniva colpito un singolo candidato, sia pure molto autorevole. Questa volta invece il colpo è più ampio e investe per intero il modo in cui i partiti, e quindi anche il Pd, si comportano venendo meno al compito di fronteggiare e contestare lo spazio alle cosche e al malaffare che si rifugiano nelle "civiche". E tra le righe non è difficile avvertire l’accusa che l'impegno contro i clan stia scemando tanto che la deputata, che è anche cpolista in Calabria, chiede un nuovo impegno perché i partiti siano presenti nelle competizioni con il loro volto.

Ha ribadito: “Il problema delle liste civiche è che i grandi partiti non mettono la faccia sulle situazioni preoccupanti del paese. Penso a casi come quello di Platì, in Calabria. Là dove le mafie sono radicate sul territorio, i partiti devono tornare a essere presenti come comunità vera. Il nostro lavoro dimostra che le liste civiche sono utilizzate talvolta per nascondere casi di trasformismo".

Se pensiamo alle rocambolesche modalità con le quali Anna Rita Leonardi ha abbandonato la corsa a sindaco dopo un anno di campagna elettorale e la tormentata vicenda relativa all’apertura del circolo democrat del Comune aspromontano, è evidente che per la Bindi il Pd ha sbagliato doppiamente a non metterci la faccia. Insomma, par di capire i Democrat si sarebbero dovuti impegnare con maggiore determinazione senza delegare alla sola Anna Rita Leonardi, sia pure “generosa, bella e gentile”, l’operazione del radicamento Democrat.


Saranno fischiate le orecchie anche al segretario regionale Magorno che aveva provato ad accendere i riflettori sul Comune all’indomani dell’ennesimo commissariamento, annunciando di essere disponibile ad una candidatura in prima persona. Seguirono convegni, talk show, nani e ballerine fino ad arrivare alla decisione della Leonardi, benedetta dall’entourage di Renzi e direttamente dal Presidente del Consiglio.

Come sia finita la vicenda è noto. La Leonardi è stata costretta a gettare la spugna, né sono arrivati chiarimenti all’opinione pubblica sui motivi che hanno spinto il Pd ad un balletto assai arduo proprio in uno dei territori più difficili della Calabria. La Bindi adesso chiude il cerchio con un’accusa che certamente provocherà non poche discussioni in Calabria.