Oliverio e Renzi, uniti nella lotta

Oliverio e Renzi, uniti nella lotta
calabr    Alzino la mano quanti un anno fa di questi tempi – cioè primavera 2015 –prevedevano che Matteo Renzi e Mario Oliverio marciassero all’unisono e in sintonia, così come invece accade oggi! Quanto sono lontani quei tempi dell’avvio della legislatura di Oliverio a Palazzo Alemanni, conditi da polemiche ufficiali e ufficiose, sulla scia di un lungo inverno e di un altrettanto lungo e velenoso autunno 2014-2015, quando si scontrarono volonta’ e progetti politici divaricati tra Catanzaro e Roma!

 Allora eravamo davvero ai materassi con il bersaniano Oliverio che cercava disperatamente le primarie per correre da Presidente della Regione e da Roma invece prima gliele negavano (clamorosa, tra le altre, una polemica in pieno agosto 2014 tra Oliverio e la Serracchiani) per poi contrapporgli il giovane Callipo. Quelle due disfide le vinse Oliverio, come e’ noto, ma i primi tempi con Renzi furono tutt’altro che rose e fiori…

  Chi – ancora- non ricorda quelle gelide polemiche sulla sanita’ e sul commissario? E poi ancora quelle su Gioia Tauro, a cavallo della nascita della prima Giunta targata Oliverio?

   Giusto un anno fa, più o meno di questi tempi, l’avvio lento della svolta, complici i buoni uffici di Marco Minniti, con la seconda giunta – quella dei così detti professori – e di uno scongelamento dei rapporti che solo pochi giorni fa ha poi conosciuto il definitivo sigillo, con l’avvio dei Comitati per il Sì al referendum di ottobre da parte di Mario Oliverio.

   Leggiamo in tal senso le ultime dichiarazioni del Governatore: «avviare i comitati per il Sì come risposta partecipata e inclusiva dei calabresi»;«il nostro obiettivo sarà quello di costituire i comitati per il Sì in tutti i 409 comuni calabresi, per una larga mobilitazione. Questo sarà un lavoro che ci vedrà impegnati per tutto il mese di giugno mentre il prossimo puntamento sarà per i primi di luglio con un'assemblea regionale dei rappresentati dei comitati»; «la nostra Regione può contribuire a scrivere una riforma fondamentale per il nostro Paese assumendo un ruolo specifico. Nel manifesto abbiamo inserito due slogan (#primailsud e #primalacalabria) perché questo passaggio fondamentale può rappresentare il riscatto e l'inizio di un nuovo corso in cui è essenziale il protagonismo del popolo.Ora invece abbiamo la possibilità di scrivere la storia del nostro Paese».

  Parole chiare, che fanno seguito del resto a quelle che il premier Renzi non lesina nelle sue numerose visite – abbiamo perso il conto ormai, 6 o 7 in meno di 10 mesi – in Calabria a favore di Oliverio. Il quale non solo ringrazia ma va oltre.

   Sabato scorso all’inaugurazione dell’elettrodotto Sicilia-Calabria si è, ad esempio, espresso così: ‘’il presidente Renzi è qui per inaugurare questa infrastruttura e sta dimostrando che agli impegni che si assumono seguono poi i fatti. Ne sono dimostrazione la sottoscrizione del Patto per la Calabria, lo scorso 30 aprile, uno strumento importante che destina risorse consistenti alla nostra regione, la sua presenza per l'apertura della galleria di Mormanno sulla A3 e quelle annunciate per l'inaugurazione del terzo lotto della jonica, il tratto tra Roseto Capo Spulico e Sibari, e quindi in dicembre per inaugurare il completamento dell'autostrada sul vecchio tracciato, e mettere risorse per realizzare gli ammodernamenti che rimangono fuori».

  Insomma, un vero e proprio idillio non pronosticabile fino a un anno fa ma che mostra come in politica contino di più i fatti che i pregiudizi. Che cosa si nasconde, infatti, dietro a questo imprevedibile idillio? Un fatto e’ certo: Renzi e Oliverio hanno bisogno l’uno dell’altro. Non solo il Governatore, che ha capito bene come non si regge una regione avendo contro il Governo centrale, ma anche il Premier, impegnato su due fronti – partito e Governo – per i quali ha bisogno di forze vere e radicate sul territorio.

   Renzi ha, cioè, capito che i suoi renziani calabresi sono poca cosa per reggere lo scontro e punta politicamente e mediaticamente molto sul Sud, allargando così il suo raggio d’azione agli uomini forti – Oliverio ma anche De Luca in Campania – valorizzando le politiche del fare, complice anche l’evidente crisi di rappresentatività della minoranza dem. Ed e’ per questo essenziale motivo tutto politico – al di là di ricostruzioni più o meno fantasiose – che alla fine i due sono destinati, almeno nel medio periodo, a marciare uniti. Per il futuro più lungo invece bisognerà affidarsi alla sfera di cristallo.