Il dato politico calabrese delle amministrative – cioè soprattutto Cosenza – non può essere disgiunto da quello che ci viene consegnato da questo primo turno delle amministrative in tutt’Italia, che parla di un’evidente generale difficoltà del Partito Democratico. Non tenerne conto significa fare un’analisi parziale e fuori dalla realtà, solo per un uso interno, strumentale e personale e, dunque, foriera di nuove difficoltà e di nuove sconfitte.E’, pero’, altrettanto evidente che questo dato calabrese e‘ carico di significati locali che vanno ad aggiungersi a quelli nazionali e che confluiscono in un mixer di marchiani errori, di scarse e affrettate analisi, di mancati radicamenti e di fughe in avanti. La clamorosa (ma non certo inattesa) sconfitta di Carlo Guccione – sicuramente il meno colpevole di tutta la compagnia – viene infatti da molto lontano, ha origini remote nel medio-lungo periodo ma ci dice una cosa: senza un vero ed effettivo ricambio delle classi dirigenti dentro il Pd non si costruisce alcun partito e non si crea alcun radicamento sui territori e alcuna alleanza.
Il Pd paga a livello nazionale e locale un’incertezza proprio su questi terreni, oltreché’ un imbarazzo di linea politica e di dispiegamento nel panorama delle alleanze, che il segretario-premier Matteo Renzi non è riuscito a sciogliere ed ha anzi accentuato in vista di quell’appuntamento di ottobre sul referendum che egli considera il vero spartiacque (malissimo l’esito, a tal proposito, della santa alleanza con Verdini, solo a guardare i dati di Napoli e Cosenza).
Questi, dunque, solo alcuni dei motivi del voto amministrativo di domenica non felice per il Pd renziano, in attesa dei ballottaggi che ci consegneranno forse un altro film ma che non muteranno certamente l’analisi che deve essere fatta posto per posto, città per città, regione per regione.
In questo senso il caso calabrese è significativo perché’ il Pd in un anno non ha conquistato alcuna città importante e, dopo aver perso 12 mesi fa Lamezia, Gioia e Vibo, non conquista Cosenza e va ad un incertissimo ballottaggio a Crotone con il rischio di perdere anche la vecchia roccaforte rossa di un tempo che fu.
Perché’ accade tutto questo? Cosa non funziona – o non ha mai, in verità, funzionato – nella macchina democratica calabrese? Sarebbe ed e’ ingiusto caricare solo sulle spalle del segretario regionale Ernesto Magorno il peso di queste sconfitte pesantissime ma e’ indubbio che – ad esempio – tutta la gestione della pratica Cosenza e’ stata fin dall’inizio caratterizzata da improvvisazione, leggerezza, dilettantismo. C’era e c’e’ una spinta a Cosenza (e non solo lì in verità) per un rinnovamento profondo e radicale di metodi ed uomini che non e’ stata colta a sufficienza, o nel modo arruffone e pasticciato del preGuccione; una voglia di voltare pagina non corrisposta; un’incapacità di ascolto ed una chiusura in vecchie e ormai logore cittadelle di un potere che la città da tempo aveva deciso di far crollare. Questo ci dice che il Pd paga vecchie e nuove colpe tutte in un momento e che le alleanze decise a Roma pagano poco, o nulla del tutto, e che c’era e c’e’ bisogno di (ri) partire con umiltà dai fondamentali.
Da tempo sottolineiamo questa realtà, da tempo analizziamo questi problemi ma dalle primissime reazioni non pare che sia ancora giunta l’ora che dentro il Pd calabrese si affronti con il piglio e il coraggio necessari una situazione davvero drammatica. Partirà ora questa rivoluzione – questa sì davvero copernicana – dopo la disfatta dell’altra notte a Cosenza? Vedremo se e quando ci sarà questo salto di qualità, ineludibile pena nuovi e più pesanti tracolli politici ed elettorali.